Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio di Ottobre 2005

29 Ottobre 2005

Cellule staminali curano un diabetico 1

Da quando nel 1981 sono diventata diabetica, le notizie “bomba” sulla cura per il diabete insulino dipendente sono state infinite, e purtroppo per me, tutte rivelatesi un bluff nella risposta reale alla cura per questa subdola malattia.

Il 4 ottobre scorso (io festeggiavo San Francesco d’Assisi) in Perù si effettuava, per la seconda volta al mondo (il primo era quello svoltosi in Agentina su un paziente NON insulino dipendente, notizia di gennaio 2005), un trapianto di cellule staminali direttamente nel pancreas su un diabetico ID tipo 1. L’intervento cui è stato sottoposto il sottotenente Marton Oliviera, 26 anni, è stato realizzata all’Ospedale Militare insieme con l’Istituto per i trapianti di organi e tessuti delle Forze Armate e della Polizia (ITOT). La procedura si è svolta in anestesia locale ed il paziente è sempre rimasto cosciente, confermando la totale assenza di dolore o altre sensazioni sgradevoli. Dal suo midollo sono stati estratti circa 300 centimetri cubici di sangue, dal quale poi hanno isolato le cellule staminali da impiantare. Così ha spiegato l’evento il dottor Manuel Gonzales Guanilo, vicedirettore dell’ITOT.

Il proff. Camillo Ricordi, considerato il massimo esperto mondiale per la cura del diabete, attuale presidente dell’ISMETT di Palermo, interpellato da una paziente per conoscere il suo pensiero riguardo a “trapianti” analoghi praticati a Kiev, così risponde: “…Io starei alla larga dal gruppo da lei nominato perchè non c’è alcuna indicazione che tali cellule possano recare alcun beneficio a pazienti con Diabete di Tipo 1. Si tratta di gruppi che sfruttano situazioni di disperazione o speranza per “vendere” cure inesistenti, infondate o non confermate da altri. Ciò non toglie nulla all’importanza della ricerca sulle cellule staminali embrionali che deve continuare assolutamente. Putroppo siamo ancora lontani da una terapia, anche sperimentale, che possa essere consigliata a qualsiasi paziente in questo momento…”.

Ecco che quindi, ancora una volta apprendo con gioia questa nuova “vittoria”, ma resto scettica - purtroppo - sulla sua applicazione su larga scala. Quantomeno per il momento. Spero sempre, però, di essere smentita!
(more…)

2 Commenti »

25 Ottobre 2005

Woo Suk Hwang a Bologna

Il medico coreano Woo Suk Hwang, docente all’ Università di Seul, presente a Bologna il 7 ottobre 2005 nell’ambito di Cronobie, cronache dal futuro della scienza “Senza identità: il segreto delle cellule staminali ha fatto capire che nel giro di 5-10 anni massimo potranno cominciare le sperimentazioni sugli essere umani dell’utilizzo delle cellule staminali per poter arrivare in altri 20 circa alla cura di molte malattie. Le lesioni spinali, il diabete, altre malattie del sangue, l’aids, le immunodeficenze, le lesioni degenerative cerebrali, l’ Alzheimer, il Parkinson e il morbo di Lou-Goeherig potranno essere probabilmentei debellati. Però “è assolutamente necessario investire maggiori fondi nella ricerca”, ecco cosa ha ribadito il professore coreano, pur mantenendo sempre i protocolli rigidi, ciò al fine di evitare degenerazioni dei ricercatori.

Fonte.
(more…)

2 Commenti »

Emoglobina glicosilata

Si tratta di un esame (la sua sigla è HbA1c) che riesce a stabilire con molta accuratezza l’andamento generale del compeso glicemico di un diabetico analizzando un arco di tempo di circa due-tre mesi. L’emoglobina che è normalmente presente nel nostro sangue e che trasporta le particelle di ossigeno ai vari tessuti, tende a “glicarsi”, ossia a legare a sè le molecole di glucosio (radicali glucidici) se queste sono presenti in eccesso e che di conseguenza si sostituiscono a quelle di ossigeno.

Secondo i dati presentati al 14° Meeting annuale dell’Associazione degli Endocrinologi Americani - AACE tenutosi l’8 luglio 2005 a Washington DC dal Dott. Paul Jellinger, presidente dell’American College of Endocrinology, si è rilevata una tendenza a dir poco allarmante: più del 60% dei pazienti affetti da diabete (soprattutto quelli di tipo 2) presentano al controllo un valore di HbA1c superiore al 7%, considerato fino a poco tempo fa il limite massimo accettabile (anche a seguito del famoso DCCT) per non sviluppare nel lungo termine le terribili complicanze. Ora sembra addirittura che il nuovo obiettivo terapeutico sia ulteriormente diminuito quello di raggiungere il 6,5%, ciò nella speranza di stimolare sia i medici sia i pazienti a fare ancora meglio. Inoltre il Dott. Jaime A. Davidson di Dallas, presidente della consensus conference, ha raccomandato l’urgenza di mantere i valori glicemici inferiori a 110mg/dl a digiuno e a 140mg/dl due ore dopo i pasti.

Ecco, pur approvando ed essendo perfettamente daccordo con quanto sopra riportato, mi chiedo come posso fare io, che da parecchi anni lotto per arrivare ad un misero 7% riuscendo solo a fatica a toccare (e neppure troppo spesso) l’8%, a scendere ancora con il mio obiettivo? Se già fin’ora la situazione mi sembrava un’impresa da Don Chisciotte, adesso tutto mi appare quale la scalata dell’Everest! Le variabili che interferiscono e fanno oscillare le mie glicemie (come quelle di ogni altra persona diabetica) sono talmente tante, che spesso è un lavoro mastrodontico anche solo riuscire a mantenere le glicemie sotto a valori di 200mg/dl. Non esiste nè esisterà mai un modo unico per curare i diabetici, che sono tutti diversi uno dall’altro, ed allora come fare per ottenere che la propria salute sia preservata nel modo migliore il più a lungo possibile?
(more…)

4 Commenti »