Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio di Dicembre 2005

18 Dicembre 2005

A gennaio l’uscita di Detemir?

Sembra che dal prossimo gennaio sarà disponibile in Italia la nuova insulina della Novo Nordisk, chiamata Levemir negli Stati Uniti e Detemir qui da noi. E’ questa la risposta della Novo alla oramai famosissima glargine (ossia la Lantus, che uso pure io e grazie alla quale sono riuscita a migliorare il compenso, molto di più che con l’uso del microinfusore) dell’Aventis Pharma. Pare che rispetto a quest’ultima, Detemir presenti un’andamento maggiormente controllabile e con meno possibilità di ipoglicemie/iperglicemie, cosa che purtroppo anche con Lantus alle volte si può verificare. Giovedì scorso, durante il consueto controllo presso il centro diabetologico che mi segue, la dottoressa mi ha prospettato (in attesa di riuscire ad applicarmi l’holter per la misurazione glicemica a seguito del quale riproverà a fornirmi di microinfusore) di provare a passare a questo altro tipo di insulina. Ma… vuoi mai che sia davvero quella che fa per me? Appena sarà disponibile vedrò su me stessa i risultati, statene certi!
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14 Dicembre 2005

Nuovo test pre PRE-DIRE l’insorgenza del diabete.

Sembra proprio che il dott. Massimo Pietropaolo, del Diabetes Institute al Children’s Hospital of Pittsburgh, assieme alla sua equipe abbia finalmente trovato un test davvero attendibile in grado di predire lo sviluppo del diabete insulino-dipendente. Questo anche grazie al riconoscimento di una proteina che sembra predirre il rischio di potersi ammalare di una forma a più rapida progressione del diabete uno. Tale studio è stato appena proposto a New York al briefing su "Diabetes: Understanding & Advancements” dell’American Medical Association e verrà pubblicato entro breve sulla rivista Pediatric Diabetes. Il diabete insulino-dipendente (anche conosciuto come "diabete giovanile") è una malattia autoimmunitaria, dove il sistema immunitario, rivoltandosi contro il corpo del soggetto, distrugge quelle cellule (le isole di Langherans) adibite alla produzione dell’insulina. Al momento attuale l’unica terapia atta alla sopravvivenza è quella della somministrazione di questo ormone (l’insulina) dall’estreno (tramite iniezioni o pompa). Però lo scopo dei diabetologi di tutto il mondo è quello di trovare un modo per arrestare la malattia sul nascere impedendo proprio l’instaurarsi di questo meccanismo. Fino ad oggi erano stati prodotti vari tipi di test per determinare la possibilità di ammalarsi nelle persone "vicine" al diabetico Insulino Dipendente (genitori, fratelli, figli) [alcuni anni fa pure mio fratello e mia madre (mio papà già non c’era più) sono stati sottoposti ad uno di questi studi per veder la loro eventuale predisposizione nei cinque anni successivi; possibilità, fortunatamente per loro, risultata nulla] ma ora, si è capito che la positività ai due comuni autoanticorpi più quella agli anticorpi contro le insule innalza il rischio all’80 per cento di diventare diabetici ID dopo solo 6,7 anni. Inoltre è stato riconosciuto un particolare sottotipo di anticorpi anti-insule che indica un alto rischio di sviluppare la malattia ancora prima. Si sospetta che quel sottotipo riconosca e attacchi una proteina precedentemente sconosciuta che è a sua volta associata alla malattia. Il dott. Pietropaolo aggiunge che tale ricerca "… apre le porte a tantissime ricerche future per identificare questo nuovo marcatore associato alla rapida progressione della malattia". Infatti nel suo laboratorio sono iniziati nuovi studi per determinare esattamente l’identità della nuova proteina e il meccanismo con cui potrebbe causare il diabete ancora più velocemente del solito. (Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore, Paola Mariano)
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12 Dicembre 2005

Ma i soldi per la ricerca, da dove?

La Comunità Europea, nella persona di Octavi Quintana Trias (responsabile della Direzione Generale delle Ricerche, nella foto) ha ribadito l’enorme importanza della ricerca sulle cellule staminali per trovare una cura definitiva per il diabete (qui un esempio). I risultati raraggiunti sono stati definiti “spettacolari” e ha confermato la ferma volontà di proseguire su questa strada. Tutte affermazioni fatte in un incontro avutosi il 9 dicembre u.s. tra la Juvenile Diabetes Research Foundation International (Jdrf), alcuni rappresentanti della Commissione Europea ed una quindicina di esperti europei su questa malattia. Ci si è accordati per migliorare i finanziamenti, per agevolare la cooperazione ed il flusso delle informazioni in questo campo. Quintana Trias ha tuttavia ricordato che i progressi sono purtroppo frenati soprattutto dalla “polemica esistente intorno alla ricerca con le staminali” aggiungendo che la Commissione Europea ha quasi triplicato gli investimenti a favore della ricerca sul diabete, passando da 44,5 milioni di euro nel Quinto programma quadro (5PQ) ai 127 milioni di euro nel Sesto programma quadro. Per maggiori informazioni vedi qua.

A tal proposito sembra che proprio oggi a Trieste, il Ministro della Salute Francesco Storace ha annunciato che I contribuenti potranno decidere nella dichiarazione dei redditi di destinare il 5 per mille Irpef a favore della ricerca sanitaria. Tale misura sarà contenuta nel maxiemandamento nella finanziaria e rappresenta “una riforma di sussidarietà in favore della ricerca”. Storace ha anche confermato che il fondo per la ricerca assegnato al Ministero della Salute per il 2006 sarà di 285 milioni, aumentato quindi del 50%! Fonte Ansa.
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11 Dicembre 2005

Chi può fare il trapianto di isole?

Per maggior chiarezza, riporto quanto segue.
Il trapianto di sole isole di Langerhans è indicato unicamente per i pazienti affetti da diabete tipo 1: qui di seguito sono elencati i criteri di inclusione ed esclusione.

Criteri di Inclusione per il Trapianto di Isole di Langerhans

* età > 18 anni

* durata di malattia > 5 anni

* scompenso metabolico ( HbA1c > 8%) persitente anche dopo 6 sei mesi di terapia insulinica intensiva (3/4 somministrazioni/die, microinfusore)

* frequenti episodi di ipoglicemia (DTX < 50)

* ridotta sensibilità all' ipoglicemia con rischio di coma ipoglicemico durante la normale attività quotidiana

* iperglicemia con chetoacidosi condizionante ricoveri ospedalieri per più di 2 volte nell' ultimo anno

* peggioramento rapido di complicanze croniche quali: retinopatia, neuropatia

Tra i criteri sopra elencati l'età del paziente e la durata di malattia sono i primi a essere considerati per una prima valutazione di idoneità. Per quanto riguarda gli altri criteri, ne basta uno solo per essere ammessi alla lista di attesa.

Criteri di Esclusione

* età < 18 anni

* durata di malattia < 5 anni

* peso > 70 kg per le donne e > 75 kg per gli uomini

* pregresse malattie neoplastiche maligne

* recente (> 6 mesi) infarto del miocardio o evento vascolare acuto cerebrale

* epatiti acute o croniche attive

* TBC attiva in trattamento

* Nefropatia diabetica (proteinuria > 300 mg/dL)

* IRC non diabetica (creatinina > 1.5 mg/dL)

* Malattie psichiatriche

* Abuso di alcool o droghe

* Progettazione di gravidanza o gravidanza in corso

* malattie che condizionino l’ uso cronico di steroidi o anticoagulanti

* screening negativo per il virus di Ebstein Barr

tratto da qui.
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Angelo alla grande!

Angelo è un mio amico di “disavventura”! A soli 4 anni è diventato diabetico ed ha 38 anni come me (ma molti più anni di malattia alle spalle). Come me circa due anni fa, o poco meno, ha fatto tutta la procedure al San Raffaele di Milano per vedere se era possibile entrare a far parte di quella ristretta cerchia di persone (proprio perchè trattasi di trapianto ancora in via sperimentale, ribadisco!) che potevano sottoporsi al trapianto di sole cellule di Langerhans. Come me è stato accettato, avendo superato tutti i vari test. Ma a differenza di me (che mi sono fermata lì) lui è andato avanti fino in fondo.
Oggi, dopo aver ricevuto due infusioni di cellule (tra settembre ed ottobre u.s.) è insulino INDIPENDENTE da circa due settimane!!! …felice, lo è sicuramente, ma chiariamo, non è certo stato tutto facile. Non è stata una “passeggiata” e neppure lo sarà in seguito, questo Angelo lo sa molto bene. Gli effetti collaterali degli immunosoppressori sono tanti e spesso fastidiosi (acne, pustole, afte.. ecc. ecc. ecc.) ma rispetto a vivere accompagnati dalle oscillazioni glicemiche (e loro conseguenze) tutte le altre cose sono soltanto sciocchezze!
Ancora si misura la glicemia spesso ed rimane incredulo quando i risultati non superano il 120. E’ indubbiamente difficile vivere e pensare da NON-DIABETICO quando per 34 anni lo sei stato, non credete!!??
Grande Angelo!!! Sono stra-felice per te!!! ;))

PS: per chi fosse interessato ricordo che il 18 dicembre il gruppo del San Raffaele che si occupa dei trapianti di isole e di pancreas sarà presente a Telethon, rappresentato ai massimi livelli dal Prof. Antonio Secchi con Patrizia di Genova, trapiantata di isole ed insulinoindipendente da oltre 3 anni! Per eventuali donazioni leggete qui.
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4 Dicembre 2005

Informazione…oppure mal-informazione: dov’è il confine?

E’ una cosa che penso da molto tempo.
Ieri una mia cara amica mi ha chiesto quanta verità ci fosse in quanto aveva sentito dire pochi gg prima dai telegiornali nazionali. Ed è proprio da qui che tutto ricomincia a “bollirmi” dentro! NON E’ POSSIBILE!
Da quando nel 1983 (più o meno l’anno era quello!) su un giornale a lettere cubitali c’era la scritta “DIABETE DEBELLATO” simili uscite hanno contraddistinto periodicamente la mia esistenza, fin troppo spesso. All’epoca si riportava l’articolo di un trapianto di pancreas effettuato in Italia (non ricordo bene dove, ma se cerco bene di sicuro ho ancora da qualche parte quella strisciolina di giornale, ci scommetto!) [a tal proposito… chissà come stà oggi “quella” persona, visto che fino a non molti anni fa sottostare ad un trapianto di pancreas era un vero e proprio terno al lotto. Le possibilità di riuscita erano sicuramente basse, forse bassissime!] ad arrivare ad “oggi”, dove pochi giorni fa si è riportato (vadi mio post di qua sotto) l’intervento fatto ad Antonella esponendolo come la CURA AL DIABETE. Senza nemmeno aggiungere, cosa che RIcordi ha ribadito più e più volte, che si tratta di uno dei soli SEI interventi autorizzati dalla FDA fino ad ora. Siamo quindi ancora agli “albori” di quella che forse tra un decennio, o più, potrà indubbiamente diventare una vera cura…
Non ci stò! Non accetto di “subire” simili comunicazioni che fin troppo spesso e con estrema facilità (giocando proprio sul bisogno di tutti noi, di MOLTI di noi, di trovare la definitiva soluzione al nostro problema) vengono riportate da testate giornalistiche, rimbalzando a velocità notevole su tutto il pianeta.
Non è così. Il diabete tipo uno (insulinodipendente, per intenderci!!!) non è affatto stato debellato. Ancora non si conosce con certezza la sua vera causa. Neppure si sa cosa contribuisca a farlo “affiorare”. Gli studi in piedi a livello mondiale sono davvero tanti, ma tra questo e l’affermazione riportata, ce ne vorrà ancora parecchio.
Ora mi sento meglio! Avevo proprio necessità di chiarire. :D (more…)

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1 Dicembre 2005

Ma davvero “DIABETE ADDIO”?

Ieri a molti tg nazionali è stata data (anzi… RI-data!!!) la notizia dell’intervento eseguito a giugno u.s. (di cui si è venuti a sapere solo verso fine settembre) su Antonella, una donna italiana di 44 anni, diabetica insulino-dipentendente da circa 30. L’operazione eseguita a Miami grazie all’equipe guidata dal proff. Camillo Ricordi (l’inventore della metodologia per estrarre le cellule di Langerhans utilizzata al momento in Italia soltanto presso il San Raffaele di Milano, e alla quale avevo pensato di sottopormi circa un anno fa, riuscendo a superare tutti i test e le prove per poter essere ammessa alla sperimentazione) ha portato la paziente all’insulino-indipendeza in una sola ed unica infusione di cellule pancreatiche.

Nel comunicato stampa della DRI di Miami, postato in via ufficiale il 22 settembre ‘05 si legge: “… è la prima volta che abbiamo ottenuto l’insulinoindipendeza dopo una sola infusione di cellule produttrici insulina e due infusioni di cellule staminali (cellule progenitrici ematopoietiche CD34+) purificate dal midollo osseo dello stesso donatore,” spiega Camillo Ricordi, MD, direttore scientifico ed accedemico del DRI. Questa è una variazione della tecnica pioneristica di trapianto di isole del DRI. Oltre alle isole che hanno raccolto dal pancreas del donatore nella struttura di eccellenza di processazione delle cellule, gli scienziati trapiantano anche le cellule staminali midollari dello stesso donatore, nella speranza che possano ottenere l’insulinoindipendenza ed eliminare nel paziente il bisogno di ricorrere agli antirigetto. Dal 1990 quando fu eseguita la prima serie di trapianti di isole, abbiamo concentrato i nostri sforzi sullo sviluppo di strategie che diminuissero ed eventualmente eliminassero il bisogno della terapia permanente con gli antirigetto per i trapiantati. Dobbiamo ancora capire se questo trial specifico ci permettera’ di raggiungere il nostro fine ultimo, ma siamo molto entusiasi di questo successo iniziale,” aggiunge Ricordi. “Diversamente da un trapianto di cuore o di fegato, i riceventi un trapianto di isole non si trovano in una situazione di pericolo di vita imminente, quindi devono valutare con cura la decisione di assumere antirigetto potenzialmente tossici, che permettano alle isole di sopravvivere,” dice Rodolfo Alejandro, M.D., Direttore dei Trapianti di Isole all’Universita’ di Miami, del DRI.

La procedura dello studio comporta il prelievo di piu’ tessuti del donatore. Quando un pancreas diventa disponibile, gli scienziati prelevano contemporaneamente da 10 a 12 vertebre dallo stesso donatore, da cui estrarre le cellule staminali del midollo osseo. L’idea che sta alla base dello studio è quella di creare un “chimerismo”, una condizione in cui le cellule staminali del sistema immunitario del donatore coesistano con le cellule del ricevente, rieducando il sistema immunitario del ricevente a non rigettare le cellule produttrici insusina trapiantate. spiega Norma Sue Kenyon, Ph.D, direttore associato delle Sviluppo e Ricerca del DRI, che controlla periodicamente i pazienti per determinare il loro livello di “chimerismo” e controllare i livelli di risposta immunitaria ai tessuti del donatore (rigetto). Il primo paziente, insulinoindipendente da 3 mesi (oggi da oltre cinque), continuerà ad assumere anti-rigetto per un anno, quando sarà controllato per vedere se si sono sviluppati sufficienti livelli di “chimerismo”, e se la sua terapia antirigetto può essere ridotta ed eventualmente sospesa.”

Tra qualche mese l’esperimento verrà ripetuto in Italia, presso l’ISMETT (Istituto Mediterraneo dei Trapianti) di Palermo, sempre grazie all’equipe del Proff. Ricordi. Già molte persone si sono proposte e sperano di essere scelte per affrontare questa nuova strada.
Vorrei soltanto aggiungere che questo tipo di procedura (che magari nei prossimi 10 o più anni potrà davvero dare grandi risultati) è costosissima oltre che non facile nella sua esecuzione. Sono richiesti laboratori altamente specializzati e attrezzati, con personale altrettanto preparato. Basti ricordare (come già fatto) che in Italia SOLTANTO il San Raffaele di Milano, fino ad oggi, ha eseguito i trapianti di isole, seppure altri centri ne abbiano ricevuta l’autorizzazione dal Ministero..

Non sono certo qui a “togliere” speranza a chi legge, ma soltanto a dire che ci vorrà sicuramente ancora del tempo, prima che il diabete insulino-dipendente diventi un lontano ricordo per noi DB tipo uno! Però si tratta sicuramente di un notevole passo in avanti, vero?? ;-) (more…)

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