Ieri a molti tg nazionali è stata data (anzi… RI-data!!!) la notizia dell’intervento eseguito a giugno u.s. (di cui si è venuti a sapere solo verso fine settembre) su Antonella, una donna italiana di 44 anni, diabetica insulino-dipentendente da circa 30. L’operazione eseguita a Miami grazie all’equipe guidata dal proff. Camillo Ricordi (l’inventore della metodologia per estrarre le cellule di Langerhans utilizzata al momento in Italia soltanto presso il San Raffaele di Milano, e alla quale avevo pensato di sottopormi circa un anno fa, riuscendo a superare tutti i test e le prove per poter essere ammessa alla sperimentazione) ha portato la paziente all’insulino-indipendeza in una sola ed unica infusione di cellule pancreatiche.
Nel comunicato stampa della DRI di Miami, postato in via ufficiale il 22 settembre ‘05 si legge: “… è la prima volta che abbiamo ottenuto l’insulinoindipendeza dopo una sola infusione di cellule produttrici insulina e due infusioni di cellule staminali (cellule progenitrici ematopoietiche CD34+) purificate dal midollo osseo dello stesso donatore,” spiega Camillo Ricordi, MD, direttore scientifico ed accedemico del DRI. Questa è una variazione della tecnica pioneristica di trapianto di isole del DRI. Oltre alle isole che hanno raccolto dal pancreas del donatore nella struttura di eccellenza di processazione delle cellule, gli scienziati trapiantano anche le cellule staminali midollari dello stesso donatore, nella speranza che possano ottenere l’insulinoindipendenza ed eliminare nel paziente il bisogno di ricorrere agli antirigetto. Dal 1990 quando fu eseguita la prima serie di trapianti di isole, abbiamo concentrato i nostri sforzi sullo sviluppo di strategie che diminuissero ed eventualmente eliminassero il bisogno della terapia permanente con gli antirigetto per i trapiantati. Dobbiamo ancora capire se questo trial specifico ci permettera’ di raggiungere il nostro fine ultimo, ma siamo molto entusiasi di questo successo iniziale,” aggiunge Ricordi. “Diversamente da un trapianto di cuore o di fegato, i riceventi un trapianto di isole non si trovano in una situazione di pericolo di vita imminente, quindi devono valutare con cura la decisione di assumere antirigetto potenzialmente tossici, che permettano alle isole di sopravvivere,” dice Rodolfo Alejandro, M.D., Direttore dei Trapianti di Isole all’Universita’ di Miami, del DRI.
La procedura dello studio comporta il prelievo di piu’ tessuti del donatore. Quando un pancreas diventa disponibile, gli scienziati prelevano contemporaneamente da 10 a 12 vertebre dallo stesso donatore, da cui estrarre le cellule staminali del midollo osseo. L’idea che sta alla base dello studio è quella di creare un “chimerismo”, una condizione in cui le cellule staminali del sistema immunitario del donatore coesistano con le cellule del ricevente, rieducando il sistema immunitario del ricevente a non rigettare le cellule produttrici insusina trapiantate. spiega Norma Sue Kenyon, Ph.D, direttore associato delle Sviluppo e Ricerca del DRI, che controlla periodicamente i pazienti per determinare il loro livello di “chimerismo” e controllare i livelli di risposta immunitaria ai tessuti del donatore (rigetto). Il primo paziente, insulinoindipendente da 3 mesi (oggi da oltre cinque), continuerà ad assumere anti-rigetto per un anno, quando sarà controllato per vedere se si sono sviluppati sufficienti livelli di “chimerismo”, e se la sua terapia antirigetto può essere ridotta ed eventualmente sospesa.”
Tra qualche mese l’esperimento verrà ripetuto in Italia, presso l’ISMETT (Istituto Mediterraneo dei Trapianti) di Palermo, sempre grazie all’equipe del Proff. Ricordi. Già molte persone si sono proposte e sperano di essere scelte per affrontare questa nuova strada.
Vorrei soltanto aggiungere che questo tipo di procedura (che magari nei prossimi 10 o più anni potrà davvero dare grandi risultati) è costosissima oltre che non facile nella sua esecuzione. Sono richiesti laboratori altamente specializzati e attrezzati, con personale altrettanto preparato. Basti ricordare (come già fatto) che in Italia SOLTANTO il San Raffaele di Milano, fino ad oggi, ha eseguito i trapianti di isole, seppure altri centri ne abbiano ricevuta l’autorizzazione dal Ministero..
Non sono certo qui a “togliere” speranza a chi legge, ma soltanto a dire che ci vorrà sicuramente ancora del tempo, prima che il diabete insulino-dipendente diventi un lontano ricordo per noi DB tipo uno! Però si tratta sicuramente di un notevole passo in avanti, vero??
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Scritto da Francesca alle 18:08, in Trapianti
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