Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

14 Dicembre 2005

Nuovo test pre PRE-DIRE l’insorgenza del diabete.

Sembra proprio che il dott. Massimo Pietropaolo, del Diabetes Institute al Children’s Hospital of Pittsburgh, assieme alla sua equipe abbia finalmente trovato un test davvero attendibile in grado di predire lo sviluppo del diabete insulino-dipendente. Questo anche grazie al riconoscimento di una proteina che sembra predirre il rischio di potersi ammalare di una forma a più rapida progressione del diabete uno. Tale studio è stato appena proposto a New York al briefing su "Diabetes: Understanding & Advancements” dell’American Medical Association e verrà pubblicato entro breve sulla rivista Pediatric Diabetes. Il diabete insulino-dipendente (anche conosciuto come "diabete giovanile") è una malattia autoimmunitaria, dove il sistema immunitario, rivoltandosi contro il corpo del soggetto, distrugge quelle cellule (le isole di Langherans) adibite alla produzione dell’insulina. Al momento attuale l’unica terapia atta alla sopravvivenza è quella della somministrazione di questo ormone (l’insulina) dall’estreno (tramite iniezioni o pompa). Però lo scopo dei diabetologi di tutto il mondo è quello di trovare un modo per arrestare la malattia sul nascere impedendo proprio l’instaurarsi di questo meccanismo. Fino ad oggi erano stati prodotti vari tipi di test per determinare la possibilità di ammalarsi nelle persone "vicine" al diabetico Insulino Dipendente (genitori, fratelli, figli) [alcuni anni fa pure mio fratello e mia madre (mio papà già non c’era più) sono stati sottoposti ad uno di questi studi per veder la loro eventuale predisposizione nei cinque anni successivi; possibilità, fortunatamente per loro, risultata nulla] ma ora, si è capito che la positività ai due comuni autoanticorpi più quella agli anticorpi contro le insule innalza il rischio all’80 per cento di diventare diabetici ID dopo solo 6,7 anni. Inoltre è stato riconosciuto un particolare sottotipo di anticorpi anti-insule che indica un alto rischio di sviluppare la malattia ancora prima. Si sospetta che quel sottotipo riconosca e attacchi una proteina precedentemente sconosciuta che è a sua volta associata alla malattia. Il dott. Pietropaolo aggiunge che tale ricerca "… apre le porte a tantissime ricerche future per identificare questo nuovo marcatore associato alla rapida progressione della malattia". Infatti nel suo laboratorio sono iniziati nuovi studi per determinare esattamente l’identità della nuova proteina e il meccanismo con cui potrebbe causare il diabete ancora più velocemente del solito. (Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore, Paola Mariano)

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