..sempre a proposito di Exubera…
Ecco l’autorevole opinione del Proff. Geremia Bolli, Department of Internal Medicine, Endocrinology and Metabolism, University of Perugiasulla nuova insulina spray:
Ecco l’autorevole opinione del Proff. Geremia Bolli, Department of Internal Medicine, Endocrinology and Metabolism, University of Perugiasulla nuova insulina spray:
La Food and Drug Administration ha appena dato il suo ok alla commercializzazione negli USA dell’insulina spray Exubera, prodotta dal gruppo farmaceutico Pfizer e che verrà commercializzato assieme alla Sanofi-Aventis e alla Nektar Therapeutics. Attenzione, questo non significa ASSOLUTAMENTE che da oggi chi come me si "buca" cinque o più volte al giorno potrà vivere tranquillamente senza farlo. Giammai! Infatti, con ben tre mesi di ritardo sulle previsioni, la FDA dopo aver valutato i dati posseduti, ha confermato il suo utilizzo soprattutto ai diabetici tipo 2 (anziani) dove alle volte è necessario integrare gli antidiabetici orali con somministrazioni d’insulina. Oggi, come oramai fin troppo spesso negli ultimi tempi, il "mio trenino" aveva i suoi soliti 40 minuti di ritardo. Siamo restati fermi in una stazione per il tempo necessario (un treno prima del nostro stava bloccando la linea, a causa della rottura della motrice) ed eravamo TUTTI bloccati, a porte chiuse (chissà poi perchè visto che sostavamo in una stazione con il marciapiede da un lato)! Allora ho pensato COSA potrebbe accadere ad una persona diabetica (come me, insomma) che a causa di ritardi, scioperi o altre cause fin troppo conosciute da chi viaggia ogni giorno in Italia, dovesse restare per parecchie ore BLOCCATO in una situazione da cui non può uscire…
Fin dall’esordio di questa malattia mi hanno insegnato a girare sempre con delle caramelle in tasca, per poter risolvere velocemente i casi di ipoglicemia. Ora le ho sostituie con le più comode bustine di zucchero, quelle che ci "regalano" sempre assieme al caffè… anche se non sempre con 5-6 bustine riesco a risollevare i miei valori glicemici!!! Mi hanno anche consigliato di portare sempre con me tutto il necessario per il controllo della glicemia e per le somministrazioni d’insulina (penna da insulina, scorta eventuale d’insulina, aghetti di ricambio, striscette per il reflettometro…. ecc. ecc.). Effettivamente questo l’ho sempre fatto! Ma lo stesso proprio oggi mi sono chiesta: cosa accadrebbe se io dovessi rimanere bloccata per 24 ore o anche più in una situazione di estremo disagio (pensavo ad esempio alle persone rimaste bloccate in autostrada nel periodo pre-natalizio a causa della nevicata… ma anche ad altrettanti episodi simili) e tutte le mie scorte non bastassero (cosa che ovviamente accadrebbe)? Non posso mica prevedere sempre tutto quello che il futuro mi può riservare, ma è altrettanto vero che la mia vita NON può essere troppo disorganizzata in tal senso. E’ un bene? … non lo credo! Ma, tant’è! ;D Non posso fare altrimenti e ad ogni mio spostamento un sacco di "cosucce" mi devono silenziosamente seguire, mentre il mio sogno sarebbe di muovermi senza neppure una borsetta! Già, solo un sogno!
Uno dei motivi di tale studio, spiega Umberto Valentini, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi è che ”con una miglior qualità di vita sembra migliorare la capacità di tenere sotto controllo la glicemia’".
Un nuovo studio fatto da alcuni ricercatori della Brown University di Rhode Island (USA), pubblicato a dicembre sul "Cloning and Stem Cells", afferma che le cellule embrionali coltivate per la formazione di isolotti pancreatici (le così dette Isole di Langerhans) non producono quantità significative di nuova insulina.
Con lo sviluppo di alcune tecniche di coltivazione particolari si potrebbe incrementare la produzione di insulina e quindi rendere realistico il trattamento per il diabete tramite il trapianto di isolotti pancreatici. Fonte
Era il febbraio del 1981, mancava poco al mio quattordicesimo compleanno (15 marzo, n.d.a.) e frequentavo la seconda media. All’improvviso mi sono ritrovata a vivere nel mio peggior incubo!
Di colpo la notte mi è stato impossibile dormire; di giorno, a scuola, non riuscivo più a restare in classe per l’intera ora di lezione, se non chiedendo almeno a metà della stessa di poter uscire. Ogni 30 minuti al massimo andavo in bagno ad attaccarmi alla fontana per ingurgitare il maggior quantitativo d’acqua possibile. E prima di rientrare in classe passavo velocemente a fare pipì, altrimenti credo sarei scoppiata (…bè, quella era la mia sensazione). In una notte riuscivo a bere un’intera cassa di bottiglie d’acqua… e neppure mi bastavano. Dormire era diventato impossibile. Era un continuo alzarsi, bere, andare in bagno a fare pipì, tornare a letto, rialzarsi…. e avanti così. Una tortura vera e propria. Appena appoggiavo la bottiglia (oramai mi ci attaccavo direttamente) sul comodino, la sensazione era quella di non aver bevuto da ore ed ore. Sete atroce! Deserto in gola!
Mi hanno così spedita a fare un sacco di analisi, tra cui la curva glicemica (ho bevuto un bicchierone di acqua e zucchero, dopodichè per sette volte, ogni mezz’ora, mi hanno fatto un prelievo di sangue) ed il risultato si è presentato in modo più che evidente sotto agli occhi di tutti: diabete confermato! Bene (si fa per dire!) e a quel punto!!?? Nessuno a casa mia sapeva davvero di COSA si trattava. Nella mia testa, per quel poco che ora riesco a ricordare, il diabete era una malattia che veniva alle persone "vecchie"…ecco tutto, ed allora PERCHE’ A ME?
Ai primi di marzo mi hanno ricoverata ed "istruita" su quella che da lì in poi doveva essere la mia nuova vita. Mi hanno insegnato a fare le iniezioni d’insulina (per mia fortuna c’erano già le siringhette di plastica usa e getta -anche se l’ago che presentavano era di PARECCHIO più lungo di quello odierno simili a queste
- e non più quelle in vetro come ha dovuto usare una mia cara amica) anche se io ODIAVO le punture e non avrei mai voluto farne per nulla al mondo. Da lì la mia vita è diventata un "regalo" di questi buchi! Strano modo di vivere, eh!!??
La cosa peggiore, però, a cui ho dovuto dolorosamente sottostare, è stata la dieta che mi hanno imposto. All’epoca un diabetico (di qualsiasi tipo di diabete si trattasse) era immediatamente costretto a seguire una dieta ferrea ("hitleriana" dico io!). Ricordo ancora la mia con un misto di angoscia e panico. I carboidrati erano CANCELLATI dal menù, mentre i grassi e le proteine la facevano da padrone. Nella mia mente i "tocchi" (rende meglio l’idea!!!) di formaggio che mi imponevano a metà mattina e pomeriggio (si trattava del mio spuntino obbligatorio) hanno ancora un aspetto stomachevole, e con vera terrore ripenso al latte che mi obbligavano a bere la mattina. Odiavo immensamente la panna e qualsiasi altra cosa potesse galleggiare sulla sua superficie. Per poterlo bere dovevo almeno aggiungerci un pochino di caffè o similari… ma in ospedale, a tal proposito, sono stati integerrimi!!! Nulla di nulla. Solo latte puro. E a me veniva da vomitare!
A fianco al mio letto era ricoverata una ragazza anoressica, sul cui vassoietto svettava ogni ben di Dio. Lei non apriva bocca. Io avrei venduto la mia anima per poter mangiare metà del suo cibo. Certo che psicologia zero da quelle parti, vero!!?? ;D
Quando sono uscita da quel reparto (o chiesto di tornare a casa per il mio compleanno e mi hanno fatto il "regalo" il giorno prima) mi hanno consegnato un’infinita lista di tutte le cose che NON dovevo mangiare… anzi, neppure guardare! L’ho chiamata la "lista dei NO" e sono certa di conservarla ancora da qualche parte. Credo sia proprio da lì che è nato il mio grande malessere per il cino e per tutto quello che vi "gira attorno" (di cui parlerò più avanti)! Grazie alla somministrazione d’insulina, iniettata dietro loro prescrizione, più o meno <<a caso>> (ma questo l’ho capito soltanto parecchi anni dopo) ho cominciato inesorabilmente ad accumulare peso (mentre nella fase precedente le cose erano andate all’opposto, avevo perso 6-7 kg in pochissimo tempo!) ritrovandomi dopo pochi mesi con parecchi chili in più.
Ogni due/tre mesi andavo al controllo, dal quale inesorabilmente uscivo "sconfitta": le mie glicemie erano sempre troppo alte (allora l’unico modo per controllarle era fare un prelievo alla mattina ed attendere il risultato alcune ore più tardi), il mio peso seguiva lo stesso andamento e ad ogni incontro leggevo alcuni kg in più rispetto all’ultimo, tutto andava a rotoli e TUTTI incolpavano solo e soltanto me per questa situazione (in quegli anni ancora nessuno ammetteva che altri fattori potessero interferire con l’andamento glicemico. L’unica causa era sempre solo e soltanto la dieta che, a detta degli esperti, NON veniva seguita come avrebbe dovuto, quindi se le glicemie erano alte, la colpa doveva essere solo del paziente che non seguiva le regole imposte!!!)
Insomma, avevo poco più che 14 anni, la mia vita era stata praticamente stravolta senza alcun preavviso, dovevo fare tre punture al giorno soltanto per vivere (o per "non morire", leggetela come vi pare), almeno quattro volte il dì mi dilettavo al "piccolo chimico" (per misurare la glicosuria - zuccheri presenti nelle urine - doveva far avvenire una vera e propria reazione chimica all’interno di una provetta con alcune gocce della mia pipì, qualcosa di simile a quello qui a fianco
) e mi ritrovavo con almeno 10 kg in più! Dire che avevo la netta sensazione che il mondo ce l’avesse con me era dire davvero poco! La frustrazione che provavo e che mi sentivo appiccicata addosso era ENORME!!! Mi percepivo diversa e profondamente colpevole. Non so neppure io bene di cosa visto che seguivo tutte le mille regole meglio che potevo, ma visto che TUTTI (diabetologi, dietisti, insegnanti, genitori) incolpavano sempre e solo me per l’andamento instabile del diabete, sicuramente ci doveva essere qualcosa che sbagliavo!!!
La deCode Genetics di Reykjavik, Islanda, ha identificato un gene collegato all’insorgenza del diabete di tipo II. Il gene noto come TCF7L2, che controlla l’attività di altri geni, non era mai stato considerato coinvolto nella genesi della malattia. Com’è noto, di ogni gene esistono normalmente diverse varianti, o alleli: secondo le stime dei ricercatori – che riferiscono della loro scoperta sull’ultimo numero di Nature genetics - una persona che porti due copie della variante da loro identificata ha il 141 per cento di probabilità in più di contrarre il diabete rispetto a chi è portatore di altre varianti. Complessivamente il gene concorrerebbe all’insorgenza del 21 per cento di tutti i casi della patologia.
La deCode Genetics, diretta da Kari Stefansson, è la società che ha archiviato in una banca dati il genoma di quasi tutta la popolazione islandese per risalire, attraverso un esame comparato, ai fattori genetici che provocano o concorrono allo sviluppo di molte malattie.
Secondo Stefansson si potrà ora mettere a punto un test genetico per la scoperta dei portatori di questa variante del gene TCF7L2, così che questi, una volta al corrente del maggior rischio, possano attenersi con maggiore impegno a quelle prescrizioni dietetiche e a quegli stili di vita che hanno un effetto di protezione nei confronti della patologia. Fonte
La nefropatia diabetica è una delle possibili complicanze che il diabete può portare con sè, dopo anni di glicemie non ottimamente controllate (cosa praticamente impossibile al 100% anche se viene effettuata una terapia intensiva o utilizzando un microinfusore).
Per monitorare l’andamento del possibile danno renale è indispensabile misurare l’albumina presente nelle urine (microalbuminuria, in caso i minime quantità; macroalbuminuria, per quantitativi più alti) che purtroppo, quando presente, indica un danno già bello e confermato! Ora pare che, utilizzando un semplice eco-doppler al rene, atto a misurare la resistenza del sangue nell’attraversare l’organo, sarà possibile identificare i soggetti a maggior rischio nefropatia, prima che questa si manifesti. Fonte
La rivista "Cell Metabolism" ha pubblicato un articolo dove, alcuni ricercatori dell’Università di Washington, dimostrano l’implicazione anche del cervello nella risposta corporea all’insulina. In alcuni ratti cui era stato provocato volontariamente il diabete insulino-dipendente è stato iniettata (direttamente nel cervello) una sostanza chimica capace di ridurre la funzione di un enzima coinvolto nella risposta all’insulina. Si è così riscontrato che, una volta iniettato l’ormone, la riduzione glicemica è stata minore del 35% di quella prevista. Michael Schwartz, a capo di questa ricerca, afferma che “il cervello fornisce un contributo sostanziale alla risposta all’insulina". Tale scoperta potrebbe aprire nuove possibilità di migliorare la cura per chi soffre di questa malattia cronica, specie nel controllo della glicemia. Fonte.
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