… continua (seconda puntata)
Se ripenso a quegli anni e alle persone che mi "seguivano" nella gestione della malattia, ancora mi viene la pelle d’oca. Ricordo in modo fin troppo vivido e presente le urla (e non sto esagerando per colorire il racconto) dell’infermiera che quando mi vedeva rientrare dopo la colazione, sventolando i risultati delle mie analisi, ansimando, mi scaricava addosso (e a tutti i presenti nell’edificio… "alla faccia" della privacy) "ululeggi spaventosi" (io ne avevo davvero paura!) per comunicarmi il risultato delle stesse e che, ovviamente, non era quello da lei auspicato!
E’ proprio da quelle situazioni che ho maturato, lentamente è vero, la decisione di fare un po’ come mi pareva! In ogni caso la sentenza che ne raccoglievo era sempre e solo a mio svantaggio, tanto valeva comportarsi come mi accusavano ingiustamente di fare. E pensare che se avessero utilizzato un altro approccio (quantomeno con me), come ho saputo molti anni dopo facevano in altri centri diabetologici italiani (ed uno anche non troppo lontano dal mio) la maggior parte dei mei "malesseri" interiori non sarebbero neppure nati. In cuor mio ho deciso che era molto meglio vivere "dieci anni di meno, ma come lo dicevo io"…Già, ma a 15 anni la percezione del tempo, della vita, della morte è molto diversa da quella che si avverte poi, avanzando negli anni. Però questo lo avrei capito solo molti, moltissimi anni dopo!! Ci arriveremo…
Credo che proprio in quel frangente sia nato il mio rapporto sbagliato con il cibo. Rapporto con cui oggi convivo in modo apparentemente tranquillo, ma che in modo latente continua a vivere nell’ombra del mio quotidiano!
Nel 1985, dopo aver eseguito una fluorangiografia, mi è stata diagnosticata una retinopatia pre-proliferante, che nel giro di neppure un anno si è trasformata in proliferante. Si tratta di una delle possibili complicanze che colpiscono le persone diabetiche, e che portano alla perdita della vista. Alla cecità insomma! Cosa a cui arrivano, purtroppo, fin troppe persone, per "poche che siano" in rapporto percentuale! La mia vita è comunque continuata in modo apparentemente normale. Ho fatto le scuole superiori e non ho mai rinunciato ad una gita o a qualsiasi altra attività fosse proposta a tutti gli altri. E’ vero che alle volte ero stanca morta (probabilmente le mie glicemie saranno state a valori sconvolgenti, ma allora non esistevano i reflettometri e la cura per il diabete tipo uno era standard: 10 U la mattina, 10 U a pranzo e 8 U alla sera, prima di nanna la puntura per la notte. Ecco tutto!), ma questo non mi ha mai impedito di fare nulla, in assoluto. Ho provato mille e più sport. Ho fatto anche lunghi viaggi (parecchi mesi estivi in Inghilterra ed altrettanti in Germania) e tutto senza l’appoggio o l’aiuto di nessuno. Ma…
(...continua in terza puntata … )
Ricercatori del Burnham Institute for Medical Reserach e del Rebecca and John Moores Cancer Center dell’Università della California di San Diego hanno scoperto che nel pancreas umano esistono cellulare progenitrici di cellule endocrine. Tali cellule possono essere trasformate in cellule produttrici d’insulina, le Isole di Langerhans, anche conosciute come cellule beta, che sono in realtà le vere produttrici dell’insulina e sono meno del 2% di tutto il tessuto pancreatico. Il dott. Fred Levine dichiara che, dall’esperimenti effettuati, è chiaramente dimosrata l’esistenza di cellule staminali progenitrici delle beta cellule, aggiungendo che la nostra capacità poi di trasformarle in cellule produttrici d’insulina potrebbe ampliare notevolmente nuove possibili terapie per il trattamento del diabete!
Oggi è morto Luca Coscioni. Aveva quasi 39 anni (mio coetaneo) ed era ammalato di sclerosi laterale amiotrofica, nota con il nome di Morbo di Lou Gehrig, da circa 10 anni, proprio nel periodo in cui si stava preparando per partecipare alla maratona di New York. Nonostante fosse oramai paralizzato su una sedia a rotelle, con l’aiuto dei prodigi della moderna tecnologia poteva ancora "parlare" grazie ad un computer e ad un sintetizzatore. Nel 2002 ha creato un’associazione per lottare contro il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ora il compito nel continuare questa lotta passa a tutti noi. 


