Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

15 Giugno 2006

La Conta dei CHO, questa sconosciuta!

Siccome da quanto ho capito molte persone diabetiche insulino-dipendenti NON sanno neppure che esista, ho deciso di farne un post pubblico (anziché dare una risposta privata ad ognuno di voi) in modo tale che possa essere visto dai tanti, anche da quelli che magari per timidezza o altro non mi scrivono (ma che forse interessati lo sono!)!

Durante tutta la mia “carriera da diabetica” (25 anni, per intendersi) ne ho davvero sentite e viste tante, in tema di alimentazione riservata a noi “malati dello zucchero”. Agli inizi ci erano praticamente vietati quasi tutti i carboidrati, se non in piccolissime dosi, ed ovviamente MAI quelli ad assorbimento rapido (solo per darvi un’idea, la prima dieta che mi dettero nel 1981 presentava ad ogni spuntino del giorno, sempre e solo formaggio… che poi io non amavo granchè!). Ora le cose sono davvero molto diverse. Un diabetico insulino-dipendente che sa auto gestirsi (a meno che come me non abbia bisogno di perdere alcuni chili, ed allora è un discorso un pochino diverso) può davvero mangiare tutto quello che vuole. Questo non significa però che può farlo COME e QUANDO desidera, ma con i dovuti accorgimenti, non esistono (o quasi!!!) alimenti del tutto vietati.
 
Sapersi auto gestire implica ovviamente possedere alcune conoscenze piuttosto approfondite circa la nostra malattia, circa il suo globale funzionamento e circa tutto quello che può essere fatto o meno nei vari momenti della vita. A dire il vero in tutta sincerità pensavo che ora come ora un qualsiasi diabetico tipo 1 che vive solo grazie all’uso dell’insulina avesse queste conoscenze, ma a quanto pare così non è.

La Conta dei Carboidrati (nota nel mondo come Carbohydrate Counting o CHO Counting) è uno dei primi strumenti che dovrebbe essere appreso da chi è costretto a fare insulina per vivere, perché è l’unico modo per sapere davvero quante unità d’insulina fare in qualsiasi situazione della propria vita. Non voglio parlarvi della storia di questo metodo (se foste interessati fatevi un giro in rete e sicuramente trovare tutto quello che cercate), passando immediatamente invece alle cose pratiche.

Il nome potrebbe farvi pensare a qualcosa di particolarmente astruso o difficile, invece davvero così non è! E’ vero che ci vuole un particolare impegno per seguire questo metodo, ma i suoi risultati sono notevoli al fine di valutare la vostra reale risposta ai CHO.

Il primo passo da fare è accettare di fare parecchie glicemie durante la giornata, ad orari ben precisi: prima di colazione, due ore dalla fine della colazione, a metà mattina, prima di pranzo, due ore dopo la fine del pranzo, a metà pomeriggio, prima di cena, due ore dopo la fine della cena, prima di andare a dormire, alle 3:00 di notte (almeno una volta ogni tanto per valutare l’andamento notturno). In caso svolgeste attività fisica anche prima e dopo l’attività, e se questa dovesse durare parecchio, farete una glicemia anche a metà del tempo. Tutto dovrà essere segnato su un diarietto (in teoria già dovreste farlo ogni giorno, vero???), dove annoterete anche tutto quello che mangerete, sia nella quantità sia nella sua qualità; l’ora in cui lo farete e quanta insulina reapida avrete fatto oltre a quella basale (all’ora o alle ore in cui vi è stato consigliato di farla) che solitamente resta invariata nelle dosi.

Questo importantissimo documento servirà ad aiutare la vostra dietista, ed i diabetologi che vi seguono, a capire se e dove sbagliate, se sono errate le dosi d’insulina ai pasti o se manca dell’insulina basale, se mangiate male o in modo disordinato. Ma soprattutto chiarirà la vostra personale capacità (che è assai variabile da persona a persona) di abbassare la glicemia in seguito all’assunzione di una unità d’insulina!

Ricordatevi comunque che questo valore una volta trovato non è mai “definitivo” quanto piuttosto indicativo, per poter valutare un domani, dinnanzi ad un piatto nuovo o in quantità maggiori del solito, come poter intervenire con le quantità d’insulina da iniettare.

Da tutto questo studio fatto su di me (ma per ogni persona c’è un risultato completamente diverso, quindi tutto è da valutare sempre caso per caso!!!), ne è uscito che io necessito di circa un’unità di insulina Novorapid ogni 10 gr di carboidrati puri che ingerisco (fatto che muta nel periodo del pre-ciclo mestruale, in cui la mia richiesta aumenta). Attenzione, ho detto grammi di carboidrati e non grammi di pane o pasta. La cosa è assai diversa! Se prendete una qualsiasi tabella alimentare dove sono riportati i valori nutrizionali degli alimenti, noterete che 100 gr di pasta, ad esempio, non corrispondono a 100 gr di carboidrati, ma a circa 68 gr di carboidrati (poi dipende dal tipo di pasta a pasta, basta leggere bene l’etichetta) e quindi, in teoria io per mangiare questi 100 gr di pasta, dovrei iniettarmi circa 6,5 unità di Novorapid.

Solo per farvi capire meglio, riporto alcuni esempi:
100 gr di patate hanno 18,00 gr di carboidrati
100 gr di gelato alla crema hanno 20,70 gr di carboidrati
100 gr di latte intero hanno 4,8 gr di carboidrati
100 gr di finocchi hanno 1,00 gr di carboidrati
100 gr di grissini hanno 69,00 gr di carboidrati
100 gr di fette biscottate hanno 83,00 gr di carboidrati
100 gr di ciliegie hanno 9,00 gr di carboidrati
100 gr di pane tipo 0 hanno 64,00 gr di carboidrati
100 gr di brioches hanno 58,40 gr di carboidrati
100 gr di cioccolato al latte hanno 50,80 gr di carboidrati

Oltre a tutto questo ci sono altri fattori sempre da tenere d’occhio quando ci si alimenta e che ogni diabetico farebbe bene a conoscere (*), ma già usare ed applicare bene la conta dei CHO può facilitare di molto la nostra vita!

(*) Ad esempio: gli spaghetti sono tra i tipi di pasta che alzano di meno la glicemia; a parità di carboidrati, la pasta alza di meno la glicemia rispetto al pane; la pizza ha un suo andamento particolare sulla glicemia, essendo molto ricca di grassi che rallentano il suo assorbimento nell’immediato, facendo innalzare la glicemia parecchie ore più tardi (ecco perché di solito quando si mangia la pizza sarebbe meglio suddividere la dose d’insulina rapida in due “boli”, da farsi uno prima della pizza e uno un’oretta circa dopo); le patate (e tutto quello che viene fatto con esse) hanno un indice glicemico molto elevato ed entrano in circolo molto rapidamente innalzando parecchio la glicemia; pasti particolarmente ricchi di grassi rallentano l’assorbimento degli zuccheri nell’immediato, alzandone i valori nel lungo termine; tutti gli alimenti cotti al forno hanno una velocità maggiore nell’innalzare la glicemia rispetto ad altri tipi di cottura; i liquidi zuccherati sono rapidissimi nel venire assorbiti (quindi assai indicati per far risalire un’ipoglicemia); più un cibo è integrale (quindi ricco di fibre) minore sarà il suo contenuto di carboidrati (nel calcolo andranno sempre detratti i gr di fibre da quelli dei cho, per intendersi); …. ecc. ecc.

21 Commenti a “La Conta dei CHO, questa sconosciuta!”

  1. ciao bella!!! spesso mi è difficile entrare nel merito dei tuoi post ma li leggo e soprattutto so che ci sei x chiunque che è importantissimo!!!! un abbraccione, oggi vado al corso di primo soccorso (ultima lezione…8 ore:((() x il patentino….poi faccio a tutti un bls ihihihih!!!!chiaretta

  2. Na grazie a te della visita e di tutto quello che stai facendo!! Sei davvero ammirevole!!! E complimenti anche per il corso. Mi ero iscritta anche io anni fa, ma poi con i miei “acciacchi” non ho potuto proseguire….
    Meno male che esistono personcine come te!!! ;))

    Francesca :***

  3. Caio Francesca, ti ho spedito una mail all’indirizzo riportato sopra, non so se ho fatto pasticci e non ti è arrivata o se per motivi tuoi non hai avuto tempo di rispondermi. Comunque riguarda un misuratore continuo di glicemie Glucowatch su cui mi piacerebbe avere un tuo parere . Avrei bisogno anche di un altro aiuto , da te o da chiunque voglia e possa darmelo (non mandatemi a quel paese sempre in cerca di aiuti come sono) : quanti carboidrati contiene una pizza media da pizzeria? questa benedetta pizza mi manda sempre in tilt. Anche io faccio il conto dei carboidrati e mi trovo abbastanza bene ma ripeto non riesco a conteggiare la pizza. Ciao un abbraccio a tutti.
    Mariangela

  4. Carissima Mariangela, ti ho risposto alla mail, non hai ricevuto nulla? Ora provo a rimandarti tutto, ok?

    Per la pizza, come scirvo anche qui sopra, la cosa migliore (più della conta dei cho) è dividere a dose della cena in due dosi da fare a distanza, questo perchè la pizza è molto ricca di grassi, che rallentano molto l’assorbimento degli zuccheri (cho) e quindi una dose unica rischia di mandare in ipo; una dose più bassa, invece, manda inevitabilmente in iper… invece facendo una parte della dose prima della pizza e l’altra parte dopo un ora e mezzo, due ore, la glicemia resta più stabile. Prova a fare così e vedrai che gestirai molto meglio il tutto.

    Un caro abbraccio a te. ;D

  5. Grazie Francesca seguirò senz’altro il tuo consiglio.Ciao un abbraccio Mariangela

  6. vorrei sapere se una semplice pizza pomodoro acciughe e mozzarella alza così di brutto il diabete ? mi sembra così strano. grazie teresa

  7. Carissima Teresa,
    purtroppo è così. Una “semplice pizza” di solito pesa sui 350 gr (circa) e contiene qualcosa come 185 gr di CHO. Però qual’è il problema? Che essendo anche molto ricca in grassi (dati dalla mozzarella e dall’olio aggiunto) l’assorbimento dei CHO è assai rallentato. Quindi quello che si è visto funzionare meglio di tutto è “spezzettare” la dose d’insulina in due somministrazioni, una all’inizio della pizza e l’altra un’ora, un’ora e mezza dall’inizio del pasto. Per semplificarti la cosa ti faccio un esempio pratico:
    a me per mangiare una pizza intera (cosa che di solito non riesco mai a fare… cmq) da 185 gr di CHO servirebbero circa 18 unità d’insulina. Se facessi tutte le 18 unità all’inizio del pasto, prima di finire la pizza andrei in ipoglicemia, ritrovandomi poi con un iperglicemia nelle 12 ore successive (se mi va bene). Mentre se decidessi di ridurre la dose diciamo a 10 unità e basta la glicemia resterebbe buona anche due ore dopo la pizza, ma la mattina dopo mi ritroverei in iperglicemia (i grassi che avevano rallentato l’assunzione dei CHO durante le prime ore del pasto avrebbero nel frattempo esaurito il loro compito, lasciando il mio corpo libero di assorbire i CHO, ma in quel caso l’insulina in circolo sarebbe insufficiente).
    Se invece decidessi di fare diciamo 10 unità subito e 8 unità un’ora e mezzo dopo l’assunzione, allora la mia glicemia avrebbe la possibilità di manteneresi entro valori migliori nel lungo tempo, provate per credere!!!

    Sai, alcuni anni fa, il mio diabetologo di allora (che ancora ringrazio “Grazie “Zio” Mario”!!!!) mi spiegò che la differenza in gr di zucchero tra avere 100 di glicemia, 200 o 300, era davvero misera, circa un cucchiaino di zuchero in più che circola nel caso di 200, e circa due cucchiaini in più per un valore sul 300. Questo può far capire a colpo d’occhio come i valori della glicemia siano davvero molto molto facili da far sballare.. non credi? :))

    Spero questa spiegazione di possa bastare, in caso non esitare a richiedermi quello che ti turba. ;D

  8. Ho letto con molto interesse ciò che riguarda la pizza, siccome io “ci so a ruota” tradotto: ne vado pazzo, sono daccordo per quanto riguarda 10 unità subito e 8 dopo, ma per i portatori di microinfusore come me, consiglio di fare le 18 un. in questo modo: 9 subito e 9 ad onda quadra in ore 1,30.
    un caro saluto a tutti
    Carlo

  9. Grazie Carlo
    per la tua precisazione. Ovviamente il mio era un “semplice esempio” e ognuno deve poi valutare su di sè il modo migliore per agire…
    Però chi porta il micro, potrà avere beneficio dal tuo intervento. ;)))

  10. Cara Francesca e tutti voi che leggete. Alcuni giorni fa ho scritto una mail al Dott. Viscardi di Portale Diabete con una domanda a cui lui molto gentilmente mi ha subito risposto. Solo che , tante volte, le risposte dei medici, per quanto chiare, precise, esaurienti possano essere , mi lasciano sempre un pò in crisi. Penso dipenda dal fatto (e non me ne voglia il dott. menzionato nel caso dovesse leggere, perchè ovviamente lo ringrazio per cordialità , puntualità e non sono certo minimamente degna di giudicare la sua preparazione)che sono molto teorici e tante volte però nella realtà di tutti i giorni è difficile concordare teoria e pratica. Per questo motivo rivolgo a voi la stessa domanda per conoscere la risposta che viene dall’esperienza diretta. Come già sapete io ho una bambina diabetica di otto anni. Lei fa colazione ogni mattina con latte e due briosc kinder. Non avendo problemi ne di peso , avendo 5 di emoglobina glicata ,non mangiando nell’arco della giornata niente altro di dolce , non esagerando mai nei pasti che sono anche abbastanza contenuti,la sua dottoressa gli ha concesso questo tipo di colazione. Ora però questa colazione non le basta più e vorrebbe aggiungere qualcos’altro. Io insisto nel fargli capire che non deve esagerare, solo che lei durante la mattina a scuola in preda a questa fame che non riesce a contenere mangiucchia oltre al suo paninetto , le merendine di diversi compagnetti, arrivando al pranzo con glicemie piuttosto alte. Ora io mi chiedo non sarebbe più opportuno aumentare un po di insulina e permettergli una colazione che la soddisfi e che non la faccia arrivare alla merenda morta di fame? cosa ne pensate ?
    il dott. comunque non mi ha detto di non concederle una colazione più abbondante ma mi ha in sintesi detto che l’alimentazione va ben equilibrata e distribuita anche indipendentemente dal diabete. Allora io secondo voi cosa dovrei fare? Un caro saluto a tutti. Mariangela

  11. Cara Mariangela
    secondo me la soluzione migliore è proprio quella che tu hai ventilato, ossia aumentare un po’ l’insulina della colazione e poter aggiungere, così, alla colazione qualcosa in più. Il punto è: “Cosa?”…

    Mio consiglio spassionato?….
    trovare qualcosa che piaccia a lei ma che sia anche “utile” al mantenimento di una buona glicemia… potrebbe aggiungere uno yogurt (magro alla frutta, se le piace) e un paio di fette biscottate con marmellata (io uso un tipo di marmellata senza zucchero che trovo BUONISSIMA e che compro all’iper, nel reparto biologico….) … oppure anche qualcosa di salato, se lo preferisce.
    In caso parlatene con la dietista del centro diabetologico…. magari vi può aiutare a trovare la giusta soluzione!

    Ti aggiungo questa “riflessione”….
    So per certo che essere abbastanza “liberi” di poter mangiare anche cibi che un tempo erano considerati proibiti (in primis i dolci, ovviamente sempre facendo attenzione all’insulina utile da farsi), aiuta, in futuro, a non cadere in brutti comportamenti alimentari quali bulimia o BED (binge eating desorder) quindi, BENVENGANO! Anche perchè se nulla diventa davvero PROIBITO, nulla verrà poi cercato a dismisura, come invece potrebbe accadere!

    Spero di esserti stata utile.
    Un caro abbraccio… ;)))

  12. Grazie Francesca del consiglio. Farò così! infatti anch’io pensavo ad uno yogurt o qualche fetta, anche perchè alla fine i bambini fanno così tanto movimento che smaltiscono tutto, però il pensiero di vederla guardare gli altri che mangiano e lei che desidera tutto mi stringe il cuore e non lo vedo utile per la sua salute ne fisica ne tantomeno psichica. Grazie di nuovo , un abbraccio Mariangela.

  13. Mariangela insisti sempre per far sì che la tua piccola possa avere un’alimentazione più libera e varia possibile. Anche con il diabete tipo 1 si possono mangiare cose BUONE (dolci & C) basta solo SAPERE COME FARE…. quindi sapere quanta insulina fare, in caso, oppure a cosa rinunciare per poter mangiare quella cosina che ci piace tanto.

    Vedrai che trovate un buon accordo… ci scommetto!!! ;)))

  14. Cara Francesca approffitto ancora della tua gentilezza e della tua esperienza (e anche di chiunque legga e si senta di parlare di questo argomento). Io faccio la conta dei carboidrati ma non sono sicurissima di far bene. Ad esempio io faccio così : se la mia bambina assume per merenda 12 glucidi , io potrò darle o 20 grammi di pane (0,6 x 20 = 12) o uno jogurt muller bianco ( glucidi 11,30) o una 120 gr. di mela ( 0,10 x 120 = 12) o una merendina allo jogurt plasmon ( glucidi 11,7 ). Temo però di sbagliare perchè così facendo non considero il contenuto di zuccheri semplici che ogni alimento contiene. O no ! un caro saluto Mariangela

  15. Mariangela,
    stai più “tranquilla”… questa tua paura di sbagliare sempre non ti fa affatto bene. Allora, riassumiamo:
    la tua dolcezza (bimba) ha una merendina da 12 gr di CHO, vero? Merendina che tu vorresti “sostituire” con qualcosa di altrettanto corrispondente in glucidi (CHO) vero?

    Prendiamo per esempio lo yogurt plasmon (e sicuramente avrai letto quel valore -11,70 gr di cho- sul vasetto, sempre tenendo conto che di solito viene indicato il valore per 100 gr e alle volte i vasetti sono un po’ di più, vero??!!) quando trovi scritto che 100 gr di quello yogurt contengono mettiamo 10 gr di glucidi, alle volte (spesso) vicino viene anche scritto DI CUI ZUCCHERI semplici….
    ma anche quelli sono sempre compresi nei 10 gr di CHO, quindi il tuo conto è sempre perfetto.

    La mela. Se ne mangia una da 100 gr, a me risulta essere all’incirca 13 gr di CHO (ed in questo caso si tratta di zuccheri semplici, perchè la mela contiene il fruttosio che è uno zucchero semplice, credo abbia solo 2 legami) quindi più o meno ci siamo. Attenta che le mele di solito pesano un po’ di più di 100 gr…. circa 150gr è una mela media.. quindi 19 gr di CHO!

    Il pane: se si tratta di pane bianco (quindi senza fibra) per 30 gr di pane si hanno circa 20 gr di CHO.. quindi per avere “solo” 12 gr di CHO potrà mangiare SOLO poco meno che 20 gr.. PRATICAMENTE NULLA … una fettina trasparente di pane…. ;(( Io opterei per qualcos’altro… ;D

    Se non mi sono spiegata bene e non hai ancora capito qualcosa, dimmi pure.
    Un abbraccio

  16. Ciao Francesca, ho appena scoperto il tuo blog. non ho il diabete, ma sono estremamente interessato a questo argomento in quanto sto scrivendo una tesi di laurea in infermieristica sul diabete. sto puntando molto sui progetti di educazione alimentare e alla corretta gestione del regime terapeutico. Il concetto della conta dei carboidrati per me è ancora sconosciuto, ti dispiacerebbe spedirmi (quanto più puoi) materiale riguardo questo argomento? te ne sarei molto grato.
    Aspetto una tua risposta.
    un abbraccio

  17. ciao
    volevo dire a tutti che in giro per internet è abbastanza facile trovare tabelle che indicano i valori nutrizionali degli alimenti (riferiti a 100g).

    ci sono poi libretti tipo questo http://www.acfriends.it/files/106_la_conta_dei_carboidrati_.pdf che aiutano a capire una porzione di ogni alimento quanti carboidrati può contenere; almeno per farsi un’idea

    Su molti alimenti poi ci sono proprio scritti chiaramente i carboidrati (pure se andate da McDonald, avvolgono il panino in un tovagliolo con scritto quante calorie, carboidrati, proteine, ecc. ha quello che state mangiando :D)

    All’inizio quando mi è venuto il diabete mi avevano dato una dieta da seguire e delle dosi di insulina; ma non mi andavcano bene, primo perchè la dieta era davvero troppo abbondante per me, secondo perchè mi sentivo davvero limitata! così mi hanno detto di questa cosa della conta dei carboidrati, e ho potuto riprendere a mangiare quello che mi va! mi basta sapere che più o meno mi serve un’unità di insulina ogni 7grammi di CHO

    Se si vuole cambiare ad es la colazione, basta provare: magari facendo i conti “per difetto” per non avere problemi di ipoglicemia. Se poi da un controllo dopo la colazione si vede che la glicemia è alta, la mattina dopo basta aumentare la dose di insulina, finchè non si trovano valori giusti

    ciao

  18. ciao francesca…curiosando in internet ho trovato i tuoi consigli…..dunque volevo kiederti un consiglio……..mi trovo alla fine del 3 mese di gravidanza mi hanno trovato il diabete gravidico….che tramite i controlli in ospedale ogni 15 e’ sotto controllo la mia glicemia….in qst gg era sugli 84 81 oggi invece avendo mangiato a rate cioe’ alle 12 il secondo ed insalata e alle 14 un po’ di ravioli!!!!!! stupidamente alle 15 mi son misurata la glicemia con l’apparecchitto ed e’ risultata a 99 secondo te devo preoccuparmi? magari avrei dovuto far passare un altra ora? ti ringrazio spero tu possa aiutarmi grazie ciao Ornella

  19. Ciao carissima Ornella e complimenti per la tua futura nascita!!! ;D
    MI dispiace solo per la “brutta scoperta” che hai fatto, diabete gravidico… mannaggia!!! ;))

    Vabbè, ma ci si può “venire fuori alla grande”, stanne certa!

    Credo che la tua attenzione ad alimentazione e quant’altro, dai valori glicemici che mi riporti, sia a dir poco OTTIMA! Un 99 di glicemia dopo mangiato è davvero un ottimo valore (che io mi SOGNO a una o due ore dal pasto), inoltre, è in ogni caso un valore che rientra nei valori normali. Quindi? Quindi smettila di preoccuparti di una cosa che evidentemente sai controllare molto bene!
    BRAVISSIMA!

    Se proprio vuoi, dai un’occhiatina al sito PORTALE DIABTE (trovi come arrivarci cliccando sul sito nella colonna di destra chiamata BLOGROLL) dove troverai moltissimo interessante materiale utile!

    Un caro abbraccio e…
    sai già cos’è? ;))

    Francesca :***

  20. HO LETTO QUESTA NOTIZIA IN RETE(Newton) E HO POENSATO CHE FORSE PUO’ CONTRIBUIRE AD AUMENTARE LA SPERANZA DI QUALCUNO CHE IN QUESTO MOMENTO MAGARI SI SENTE ANDARE ALLA DERIVA……
    CON LE MIE DUE BIMBE IO NON ME LO POSSO PERMETTERE XKE’ VOGLIO CREDERE CHE IL LORO SARA’ UN DOLCE FUTURO MA NON PER QS CON……IPERGLICEMIE!!!
    Un saluto a tutti Sabrina

    Un vaccino e il trapianto delle cellule del pancreas sono le future armi sulle quali punta la lotta contro il diabete di tipo 1, quello in cui i pazienti sono dipendenti dall’insulina e che ha cause ancora sconosciute.
    La nuova sfida italiana al diabete parte dall’Ospedale San Raffaele di Milano che, grazie al supporto della Fondazione per la ricerca sul diabete giovanile (Jdrf), ha presentato nei giorni scorsi il Diabetes Research Institute (Dri), un centro di eccellenza internazionale per lo studio e la cura del diabete e delle sue complicanze. Le sue linee di ricerca sono soprattutto un programma per il trapianto di cellule del pancreas e una sorta di vaccino basato sull’assunzione per bocca di insulina.La loro sperimentazione partirà nei prossimi mesi.
    Si tenta così di mettere a punto nuove strategie contro la malattia. Finora le ricerche più promettenti sono state ostacolate da problemi etici e politici (come nel caso delle cellule staminali embrionali), ma anche per la cronica fuga dei cervelli, o per mancanza di fondi. ……..Intanto il diabete del tipo 1 colpisce in Italia quattro bambini al giorno e 20.000 mila giovani hanno bisogno ogni giorno di insulina per sopravvivere. ”Con i suoi ricercatori e i suoi centri di eccellenza, la ricerca italiana sul diabete ha un potenziale che non è secondo a nessuno e svolgerà un ruolo di primaria importanza nel prossimo futuro”, spiega Camillo Ricordi, direttore del Dri di Miami.”E’ un peccato - aggiunge - vedere i continui disagi e le limitazioni dei ricercatori italiani che, se avessero accesso a finanziamenti e supporti simili a quelli americani, potrebbero contribuire in maniera ancora più efficace nel realizzare una cura definitiva e debellare il diabete”. Per il direttore del Dri del San Raffaele, Maria Grazia Roncarolo, ”l’esigenza del Dri del San Raffaele è raccogliere in un’unica casa tutti gli scienziati che si occupano di diabete, dai ricercatori di base ai clinici, per portare le scoperte dal bancone direttamente al letto del malato”.
    Il nuovo Dri, prosegue, vuole esser anche uno stimolo per far rientrare i cervelli italiani in fuga, ”andati all’estero perché non hanno opportunità nel nostro Paese”, ma anche un polo che attragga fondi per finanziare le sperimentazioni. L’obiettivo più ambizioso per contrastare il diabete è sicuramente la prevenzione. ”Eppure non è facile - spiega Emanuele Bosi, responsabile di diabetologia del San Raffaele - perché la causa scatenante ancora non la conosciamo. Però stiamo sperimentando la somministrazione per via orale di insulina, che in questo modo può agire come una sorta di vaccino. L’insulina infatti può rieducare e desensibilizzare il sistema immunitario del malato, che aggredisce le cellule del pancreas, ed evitare quindi la progressione della malattia”. Il Dri del San Raffaele si affianca agli altri 11 sparsi nel mondo (l’altro italiano si trova all’Ismett di Palermo). I 12 centri sono riuniti in una Federazione che, grazie alle moderne tecnologie, ha creato un continuo scambio di dati per favorire un approccio di ricerca collettivo. Per realizzare la sede di Milano sono stati investiti 8 milioni di euro, di cui circa 1,4 donati dalla Fondazione Marazzina Onlus, e gli altri da Jdrf.
    26 ottobre 2007

  21. Grazie infinite carissima Sabrina
    Avrei voluto postare questo articolo, ma poi i tanti impegni non mi hanno dato il tempo di farlo! Grazie a te, l’abbiamo letto tutti!

    Grazie ancora dell’aiutino!!

    Francesca ;***

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