…continua (terza puntata)
Riprendiamo il racconto della mia storia… dov’ero rimasta? …ah… si… certo…
…. intanto la mia malattia continuava a "procedere" a passi lunghi e ben distesi! La retinopatia proliferante, soprattutto, avanzava sempre più e mi hanno invitata (seee, diciamo pure praticamente obbligata!!!!) a fare delle sedute di laser! Il mio incubo! Il laser viene usato in questi casi per bruciare i neo vasi formatisi sulla retina (che nascono per permetterle di ossigernarsi, cosa che non può fare in quanto l’emoglobina che dovrebbe trasportare ovunque nel corpo l’ossigeno, è invece impegnata a portare in giro tutto quel popò di zucchero che si trova in quantità astronomiche nel circolo ematico) ma dove passa il laser, la retina viene appunto bruciata e perde la sua capacità di vedere. Si tratta di una pratica (barbara, dal mio punto di vista! Molto barbara!!!) utile ad evitare il male peggiore…. ossia la perdita totale della visione a causa di emorragie retiniche e/o distacco di retina per la forte trazione dei neo-vasi che crescono a ciuffi sulla parete retinica. Ad ogni spot di questa lucetta verde (o per capirsi ad ogni "sparata di laser"), io provavo un dolore lancinante. La sensazione era di aghi lunghi e penetranti nel cervello. Solo al ricordo mi viene ancora la pelle d’oca!!! Insomma, dopo "SOLI" 5 anni di diabete la mia vista aveva cominciato a essere colpita dalle glicemie scompensate e dopo altri 5 era già "piuttosto tanto" compomessa. Ma com’era possibile?? Però nonostante questo non ero granchè preoccupata, questo soprattutto perchè non mi ero affatto resa conto di cosa questo significasse davvero!
All’ospedale dove mi seguivano per la retinopatia in quel periodo, riuscivano a fare ben poco con quel maledetto laser. Io non riuscivo proprio a stare ferma e tranquilla sul seggiolino in attesa di quelle sensazioni lancinanti (avrei dato non so cosa per vedere il medico seduto al mio posto, come avrebbe reagito). Era più forte di me. Ho chiesto e preteso in ogni lingua di questo modo (… si fa per dire) di essere anestetizzata, ma non c’è stato verso! Pareva proprio che io fossi l’unica "lagna" di tutti quelli che si sottoponevano a tali pratiche. Eppure, ho scoperto anni dopo (parecchi, a dire il vero), che molti, se non tutti, i diabetici hanno una sensibilità al dolore che è sicuramente maggiore rispetto alle altre persone (la cosa mi è stata confermata da vari e diversi medici che seguono noi diabetici). Forse questo fatto è causato dalle glicemie elevate che in qualche modo interferiscono con le sensazioni percepite dal sistema nervoso o forse è data da qualcos’altro, ma fatto stà che IO al solo sentire l’oculista nominare la parola LASER mi sentivo (e mi sento ancor oggi) svenire!!!
Solo dopo un altro paio d’anni ho trovato un oculista (e vi assicuro che ne ho provati tanti, anzi, di più) che oltre a spiegarmi tutti i problemi che avevo e a cui andavo incontro, mi ha detto che, pur non essendo una pratica usuale, era possibile fare un’anestesia locale (parabulbare… un ago lungo e ricuvo che veniva impiantato subito sotto al bulbo oculare, nella zona poco sopra l’osso …). Allo stesso tempo mi aveva avvisata che la cataratta stava arrivando piano piano al punto giusto per essere operata (si dice "a maturazione"!). Era il 1995 e ho accettato di entrare in lista d’attesa per togliermi questa "nebbia" di torno (chi ha avuto questo problema, sa bene di cosa parlo). Allo stesso tempo ho cominciato a fare ravvicinati periodi di ricovero ospedaliero (a parecchi chilometri da casa), durante i quali venivo sottoposta, in anestesia locale (e preferivo mille volte di più fare quelle terribili imiezioni sotto agli occhi… sicuro sicuro… anche se poi il mio viso sembrava essere passato sotto ad un carro armato, per gli ematomi che presentava), a milioni di spot (se pensate che fino a prima in una seduta me ne facevano una quindicina circa ed ora erano arrivati anche a 500 spot alla volta, vi rende l’idea!!???!!!!) per bruciare la retina rovinata. Nell’occhio sinistro, però, neppure il laser riusciva a passare (caus cataratta) e così mi hanno fatta entrare in sala operatoria per due sedute di kriotrattamento. Altra cosa terribile a cui sono stata sottoposta (ma è mai possibile che con tutte le moderne tecnologie di oggi, ancora si debba sottostare a vere e proprie torture adatte al medioevo???). Tramite azoto liquido a bassissime temperature, sono stati bruciati alcuni dei neo-vasi su quella povera e malandata retina del mio occhietto sinistro. Quello che vedevo mentre tutto ciò accadeva (perchè l’anestesia era locale ed ovviamente non potevo "guardre da un’altra parte"!!!) era la stessa cosa che accade quando fate uscire la carne dal freezer, e per il calore esterno, vedete che emette degli strani "fumetti". Ecco, il mio occhietto faceva altrettanto. Una volta passata l’anestesia, questo tipo di intervento, si è rivelato essere in assoluto il peggiore di tutto quello che avessi mai provato.
Giravo per l’ospedale con gli occhi pesti e mal conci (spesso nel fare l’anestesia mi hanno rotto qualche capillare, che ha prodotto degli aloni blu e neri) ed ogni volta che mi avvicinavo alle macchinette del caffè, dove a malapena riscivo a capire/leggere cosa dovevo fare, non sapete quante persone mi chiedevano di dire loro, o addirittura di leggere, come fare per un capuccino o per un te. Ironia della sorte, eh?? ;-P Effettivamente oramai a causa dei molti ricoveri (e degli altrettanti giorni trascorsi in ospedale) conoscevo tutti e tutto lì dentro. Ero diventata una sorta di mascotte… e per certi versi, ci sono stati tanti momenti anche belli (oltre a quelli terribili, ovvio).
Quando mi hanno tolto il velo "fumo di Londra" della cataratta, che pur essendo il mio primo vero intervento in sala operatoria (e la fifa era "blu"!!) ho superato alla grande e senza il minimo problema, la sera stessa ho avuto una delle sensazioni migliori della mia vita: quella di VEDERCI benissimo ed il tutto era accaduto di botto, quasi da un momento all’altro! La mattina vedevo tutto fusco ed anche i colori erano diversi, la sera mettevo a fuoco perfettamente ogni minimo particolare e riuscivo a vedere i ragnetti negli angoli e le loro varie casette sparse qua e là! Sembrava un vero miracolo! Facevo i confronti tra quanto vedeva il sinistro (appena operato) e quanto il destro (ancora da fare). Non credo esistano parole per poter desrivere la gioia immensa ed infinita che provai in quegli attimi.
L’anno successivo mi sono messa in lista per operare anche l’occhio destro. Durante la primavera però mi è capitato quel fattaccio (ricovero d’urgenza in terapia intensiva di cui ho parlato in un altro post, andate a leggervelo… fa sempre parte de "la mia storia") e così l’intervento è stato rimandato all’estate! Superato alla grande e quindi, finalmente, la mia visione, nonostante la retinopatia, ma grazie ai miei nuovi cristallini "bionici" era tornata quasi perfetta… Già, quasi perchè all’epoca non esistavano ancora i critallini "bifocali" (non so se è la definizione corretta, ma in pratica sono quelli che possono applicare oggi come oggi, e che permettono di vedere sia lontano sia vicino) e quindi io avevo optato per un paio che mi permettessero un’ottima visione da lontano. Per leggere ho bisogno (ancora oggi, specie nelle giornate in cui la glice viaggia molto alta) di un paio d’occhialini….
… continua in quarta puntata…




sei veramente grande Francesca non ho altre parole da dirti.
Fabrizio
Scritto da Fabrizio Marino, il 27 Ottobre, 2006 at 02:08
Grazie carissimo
troppo buono!!! ;D
Scritto da Francesca, il 27 Ottobre, 2006 at 21:00
Grandeeeeeeee!! Eccomi quà..ti ricordi di me? Sei grande sorellina!! Sei una sorpresa dopo l’altra..
Scritto da angela romano, il 14 Giugno, 2007 at 18:25
Angiolinaaaaaaaaaaaa!!!
Ma come mi chiedi se mi ricordo di te??? Scherzi, vero???? ;))
CERTO che sì!!!
Sono stra presa da questo concorso, ma ci sentiamo appena lo faccio, promesso!!!
Un super abbraccio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Scritto da Francesca, il 16 Giugno, 2007 at 10:01