…continua (quarta puntata)
Riprendo il racconto della mia avventura/disavventura dalla terza puntata (qui)
… era ormai un mese che vedevo benissimo (dopo aver cambiato i cristallini di entrambi gli occhi) ed era estate piena. Era luglio, faceva molto caldo e spesso la notte non riuscivo neppure a dormire. Le ferie erano ancora un "miraggio lontano"…
Una mattina mia sono svegliata come sempre e mi sono preparata per andare al lavoro. Ma ho notato che c’era una cosa strana nel mio "vedere". Nel lato interno (quello verso il naso) dell’occhio sinistro, vedevo come una piccola strana ombra. A dire il vero all’inizio neppure me n’ero accorta, poi durante la mattinata, visto che la macchia in qualche modo aumentava (ma guardandomi allo specchio non vedevo nulla) ho cominciato a pensare che poteva trattarsi di qualcosa che era meglio << vedere subito in ospedale >>. Ho però prima chiamato l’ospedale in cui avevo fatto tutti i vari interventi agli occhi, chiedendo se ci fosse il medico che mi aveva sempre seguita, e siccome era in ferie, ho raggiunto il pronto soccorso più vicino a me. Lì, dopo una certa attesa mi hanno detto di andare in una città vicina e farmi vedere dal reparto oculistico, perchè loro non ce l’avevano. Il medico del pronto soccorso scrisse nella richiesta urgente "Possibile distacco di retina!" avvertendomi che lui scriveva la cosa più "grave" che poteva essere, così da dare priorità al mio caso, ma non sapendo affatto se di quello davvero si trattava.
La cosa si stava rivelando più seria e preoccupante di quanto mi aspettassi, ed un po’ spaventata lo ero. Sono passata da casa per lasciare la macchina in garage e per chiedere a qualcuno di accompagnarmi in questo "nuovo calvario"! Poche ore dopo ero già ricoverata presso il reparto oculistico, con una flebo impiantata in vena (e che mi hanno lasciato ininterrottamente per una settimana) e la diagnosi quasi fatta "emorragia grave in vitreo" … insomma, l’ombra che vedevo era il colare del sangue all’interno del mio occhietto, nella sostanza trasparente e gelatinosa che si chiama vitreo! In effetti, nel pomeriggio/sera, quando mi hanno fatta distendere a letto dove mi hanno praticamente obbligata a stare per tutto il tempo del ricovero, quello che riuscivo a vedere nell’occhio sinistro era solo un lento e continuo colare di qualcosa di rosso…. Già, era il sangue che si muoveva lentamente all’interno del vitreo…. come quelle immagini dell’orrore dove ci mostrano una parete bianca che piano piano si ricopre di sangue che cola. Ecco. Quello era l’immagine che avevo io!
Dopo una settimana ho lasciato la mia regione e sono stata ricoverata in quella vicina, dove mi seguivano oramai da circa due anni. Lì mi hanno sottoposta ad alcuni trattamenti di vario genere (laser & c) e mi hanno detto che avrei dovuto fare una vitrectomia. Una cheeee??? Ero spaventatissima e soprattutto terrorizzata da quello che pareva essere il mio prossimo futuro! Da luglio a settembre feci "viaggi della speranza" in parecchi ospedali d’Italia per avere diagnosi precise e migliori sul da farsi. Padova, Roma e Monza, dettero tutti la stessa sentenza: urgente intervento di vitrectomia, per vedere di salvare il salvabile!!! E così… dopo lunghi ripensamenti ho deciso (ma non avevo molto da decidere, in realtà) che era il caso di eseguire questo intervento. Ma non mi andava di farlo a Monza (ospedale che non mi aveva certo lasciato una buona impressione, anzi!!!) dove la maggior parte degli oculisti mi consigliava di recarmi. Così, sempre nel "mio" ospedale di fiducia, abbiamo stabilito il giorno. Sono entrata in sala operatoria tranquilla, avendo grande fiducia nei medici e nelle infermiere (addirittura una di loro, carinissima, era passata a darmi un regalino…) nelle cui mani stavo per mettermi. Era la mia prima anestesia totale… solo al risveglio avrei saputo davvero COSA ne era del mio occhietto.
… continua in quinta puntata…



