Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio della Categoria 'Esami'

15 Settembre 2006

Fluorangiografia fatta!

Stamattina sono andata a fare la fluorangio (ve lo ricordate, ve ne avevo parlato qui) … erano parecchi anni che non ne facevo una, e devo dire che le cose sono ancora cambiate. In meglio, perdipiù!
Avevo appuntamento alle 09:00 e poco dopo l’arrivo hanno cominciato ad innondarmi gli occhi con l’atropina (ho ancora la faccia che mi brucia, perchè dove scivola -e a me capita sempre- poi pizzica se tocco la guancia) … poi mi hanno fatta entrare per preparare il braccio, con l’aghetto in cui dopo avrebbero iniettato il colorante. Inoltre mi hanno fatto una specie di test per vedere se ero allergica a qualche componente del colorante. E poi fuori, in attesa del "mio momento"!

Verso le 11 circa mi hanno fatto accomodare e siamo partiti con l’esame. Mi aspettavo di sentire la solita "nausea" appena avessero cominciato a far entrare il colorante nel mio corpo, invece, sorpresa, nulla di nulla!!! Che sollievo!

Mi hanno anche dato immediatamente il risultato che è stato ottimo, Nessuna lesione o altro! Evvai!!!
(more…)

10 Commenti »

18 Marzo 2006

Fluorangiografia, cos’è?

Nella mia vita mi ci sono sottoposta tantissime volte (il  numero esatto non lo ricordo più) ma la prima, quando ancora non ne sapevo nulla, è stata sicuramente la "peggiore"! No, no! Non capitemi male. Non è dolorosa (tranne una leggera nauesa quando il tutto comincia), ma come ho già più volte accennato ho terrore del dolore fisico e la sola idea di fare qualcosa di cui mi raccontavano ma della quale non sapevo nulla mi spaventava assai (dal  mio punto di vista, TUTTO poteva essere, effettivamente avevo ed ho poca fiducia in quello che mi raccontano, questo a causa delle troppe volte che le cose non sono combaciate: racconto e realtà, intendo!).
Questo esame viene richiesto dall’oculista che durante uno dei tanti controlli si accorge che cominciano ad esserci delle situazioni di sofferenza sulla retina. Questo accade per svariati motivi, nel mio caso (ed in quello di molti altri diabetici, purtroppo) le glicemie troppo "oscillanti" impedendo l’ossigenazione del tessuto retinico (in quanto l’ossigeno che dovrebbe essere trasportato dall’emoglobina non trova più posto, essendo quest’ultima occupata dal troppo zucchero) fanno scattare un meccanismo "perverso di creazione" di alcuni minuscoli vasellini (detti neo-vasi), i quali però, purtroppo, hanno la particolarità altamente negativa di essere completamente permeabili (tutto quello che vi passa all’interno, ne esce "bello bello" nel vitreo dell’occhio, detta in parole semplici e povere!). Da qui la comparsa delle emmoragie con produzione di emovitreo (sangue presente all’interno del vitreo, che dovrebbe essere, invece, perfettamente trasparente).

L’esame, piuttosto semplice, consiste in quanto segue:
dopo che la pupilla è stata dilatata con le solite goccine di Atropina, ci si posiziona dinnanzi ad un’aggeggio simile a questo che vedete qui sulla destra grazie al quale verranno eseguite delle vere e proprie "foto della retina" (del fondo dell’occhio).
Contemporaneamente verrà fatta circolare, direttamente nella vena, una sostanza colorata di contrasto (la fluorescina) che passando all’interno di tutti i vasi e vasellini retinici, mostrerà (sulle fotografie) in modo chiaro ed inequivocabile le zone (se esistenti) dove si sono formati i neo-vasi,ossia dove si noterà fuoriuscita del colorante, proprio a causa della totale permeabilità dei vasellini.
Sarano poi proprio quelle le zone in cui si renderà necessario intervenire con il laser, per "bruciarle", al fine di evitare l’ulteriore formazione di vasellini con conseguente perdita di sangue. Tutto ciò serve ad impedire quindi nuove emmoraggie, e quindi un nuovo peggioramento della visione stessa. Aggiungo solo, per dovere d’informazione, che le zone una volta "bruciate" dal laser perdono per sempre la capacità di poter vedere.

L’esame dura pochi minuti (10-15 al massimo credo) e alla fine si ha stranissima sensazione di osservare il mondo attraverso un paio d’occhiali dalle lenti rosse (credo a causa del coloronte e dei tanti flash che si sono avuti fino a poco prima). Nelle ore successive, poi, la pelle potrebbe prendere una colorazione sul gillognolo, e la pipì assumere un bel colorino giallo "evidenziatore"! E’ in questo modo che il corpo elimina il colorante, che vi credete!!!! ;)

Le immagini che riporto qui sotto sono un tipico esempio di quanto può essere visto grazie a questo esame.  Nella foto 1) si nota una retina senza problemi, dove non esiste alcune emorragia. La foto 2) invece riporta una situazione di sofferenza della retina, dove sono già presenti neo-vasi e si notano le prime perdite emorragiche (le chiazzette gialle); nella foto 3) è chiaramente evidente la presenza di emovitreo dovuto ad una grossa emorragia (la chiazza scura) che dovrà essere rimossa con una vitrectomia (cosa che mi è accaduto e che ho dovuto fare). La foto 4) mostra una retina già molto compromessa da una retinopatia proliferante in cui esiste una notevole e allargata sofferenza della retina. Sarà urgentissimo l’intervento con il laser per salvare quanto più possibile il tessuto sano….
1)    2)     3)
4)

(more…)

42 Commenti »

12 Gennaio 2006

Prevedere la nefropatia.

La nefropatia diabetica è una delle possibili complicanze che il diabete può portare con sè, dopo anni di glicemie non ottimamente controllate (cosa praticamente impossibile al 100% anche se viene effettuata una terapia intensiva o utilizzando un microinfusore).

Per monitorare l’andamento del possibile danno renale è indispensabile misurare l’albumina presente nelle urine (microalbuminuria, in caso i minime quantità; macroalbuminuria, per quantitativi più alti) che purtroppo, quando presente, indica un danno già bello e confermato! Ora pare che, utilizzando un semplice eco-doppler al rene, atto a misurare la resistenza del sangue nell’attraversare l’organo, sarà possibile identificare i soggetti a maggior rischio nefropatia, prima che questa si manifesti. Fonte

(more…)

2 Commenti »

14 Dicembre 2005

Nuovo test pre PRE-DIRE l’insorgenza del diabete.

Sembra proprio che il dott. Massimo Pietropaolo, del Diabetes Institute al Children’s Hospital of Pittsburgh, assieme alla sua equipe abbia finalmente trovato un test davvero attendibile in grado di predire lo sviluppo del diabete insulino-dipendente. Questo anche grazie al riconoscimento di una proteina che sembra predirre il rischio di potersi ammalare di una forma a più rapida progressione del diabete uno. Tale studio è stato appena proposto a New York al briefing su "Diabetes: Understanding & Advancements” dell’American Medical Association e verrà pubblicato entro breve sulla rivista Pediatric Diabetes. Il diabete insulino-dipendente (anche conosciuto come "diabete giovanile") è una malattia autoimmunitaria, dove il sistema immunitario, rivoltandosi contro il corpo del soggetto, distrugge quelle cellule (le isole di Langherans) adibite alla produzione dell’insulina. Al momento attuale l’unica terapia atta alla sopravvivenza è quella della somministrazione di questo ormone (l’insulina) dall’estreno (tramite iniezioni o pompa). Però lo scopo dei diabetologi di tutto il mondo è quello di trovare un modo per arrestare la malattia sul nascere impedendo proprio l’instaurarsi di questo meccanismo. Fino ad oggi erano stati prodotti vari tipi di test per determinare la possibilità di ammalarsi nelle persone "vicine" al diabetico Insulino Dipendente (genitori, fratelli, figli) [alcuni anni fa pure mio fratello e mia madre (mio papà già non c’era più) sono stati sottoposti ad uno di questi studi per veder la loro eventuale predisposizione nei cinque anni successivi; possibilità, fortunatamente per loro, risultata nulla] ma ora, si è capito che la positività ai due comuni autoanticorpi più quella agli anticorpi contro le insule innalza il rischio all’80 per cento di diventare diabetici ID dopo solo 6,7 anni. Inoltre è stato riconosciuto un particolare sottotipo di anticorpi anti-insule che indica un alto rischio di sviluppare la malattia ancora prima. Si sospetta che quel sottotipo riconosca e attacchi una proteina precedentemente sconosciuta che è a sua volta associata alla malattia. Il dott. Pietropaolo aggiunge che tale ricerca "… apre le porte a tantissime ricerche future per identificare questo nuovo marcatore associato alla rapida progressione della malattia". Infatti nel suo laboratorio sono iniziati nuovi studi per determinare esattamente l’identità della nuova proteina e il meccanismo con cui potrebbe causare il diabete ancora più velocemente del solito. (Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore, Paola Mariano)
(more…)

Nessun Commento »

25 Ottobre 2005

Emoglobina glicosilata

Si tratta di un esame (la sua sigla è HbA1c) che riesce a stabilire con molta accuratezza l’andamento generale del compeso glicemico di un diabetico analizzando un arco di tempo di circa due-tre mesi. L’emoglobina che è normalmente presente nel nostro sangue e che trasporta le particelle di ossigeno ai vari tessuti, tende a “glicarsi”, ossia a legare a sè le molecole di glucosio (radicali glucidici) se queste sono presenti in eccesso e che di conseguenza si sostituiscono a quelle di ossigeno.

Secondo i dati presentati al 14° Meeting annuale dell’Associazione degli Endocrinologi Americani - AACE tenutosi l’8 luglio 2005 a Washington DC dal Dott. Paul Jellinger, presidente dell’American College of Endocrinology, si è rilevata una tendenza a dir poco allarmante: più del 60% dei pazienti affetti da diabete (soprattutto quelli di tipo 2) presentano al controllo un valore di HbA1c superiore al 7%, considerato fino a poco tempo fa il limite massimo accettabile (anche a seguito del famoso DCCT) per non sviluppare nel lungo termine le terribili complicanze. Ora sembra addirittura che il nuovo obiettivo terapeutico sia ulteriormente diminuito quello di raggiungere il 6,5%, ciò nella speranza di stimolare sia i medici sia i pazienti a fare ancora meglio. Inoltre il Dott. Jaime A. Davidson di Dallas, presidente della consensus conference, ha raccomandato l’urgenza di mantere i valori glicemici inferiori a 110mg/dl a digiuno e a 140mg/dl due ore dopo i pasti.

Ecco, pur approvando ed essendo perfettamente daccordo con quanto sopra riportato, mi chiedo come posso fare io, che da parecchi anni lotto per arrivare ad un misero 7% riuscendo solo a fatica a toccare (e neppure troppo spesso) l’8%, a scendere ancora con il mio obiettivo? Se già fin’ora la situazione mi sembrava un’impresa da Don Chisciotte, adesso tutto mi appare quale la scalata dell’Everest! Le variabili che interferiscono e fanno oscillare le mie glicemie (come quelle di ogni altra persona diabetica) sono talmente tante, che spesso è un lavoro mastrodontico anche solo riuscire a mantenere le glicemie sotto a valori di 200mg/dl. Non esiste nè esisterà mai un modo unico per curare i diabetici, che sono tutti diversi uno dall’altro, ed allora come fare per ottenere che la propria salute sia preservata nel modo migliore il più a lungo possibile?
(more…)

4 Commenti »