Nella mia vita mi ci sono sottoposta tantissime volte (il numero esatto non lo ricordo più) ma la prima, quando ancora non ne sapevo nulla, è stata sicuramente la "peggiore"! No, no! Non capitemi male. Non è dolorosa (tranne una leggera nauesa quando il tutto comincia), ma come ho già più volte accennato ho terrore del dolore fisico e la sola idea di fare qualcosa di cui mi raccontavano ma della quale non sapevo nulla mi spaventava assai (dal mio punto di vista, TUTTO poteva essere, effettivamente avevo ed ho poca fiducia in quello che mi raccontano, questo a causa delle troppe volte che le cose non sono combaciate: racconto e realtà, intendo!).
Questo esame viene richiesto dall’oculista che durante uno dei tanti controlli si accorge che cominciano ad esserci delle situazioni di sofferenza sulla retina. Questo accade per svariati motivi, nel mio caso (ed in quello di molti altri diabetici, purtroppo) le glicemie troppo "oscillanti" impedendo l’ossigenazione del tessuto retinico (in quanto l’ossigeno che dovrebbe essere trasportato dall’emoglobina non trova più posto, essendo quest’ultima occupata dal troppo zucchero) fanno scattare un meccanismo "perverso di creazione" di alcuni minuscoli vasellini (detti neo-vasi), i quali però, purtroppo, hanno la particolarità altamente negativa di essere completamente permeabili (tutto quello che vi passa all’interno, ne esce "bello bello" nel vitreo dell’occhio, detta in parole semplici e povere!). Da qui la comparsa delle emmoragie con produzione di emovitreo (sangue presente all’interno del vitreo, che dovrebbe essere, invece, perfettamente trasparente).
L’esame, piuttosto semplice, consiste in quanto segue:
dopo che la pupilla è stata dilatata con le solite goccine di Atropina, ci si posiziona dinnanzi ad un’aggeggio simile a questo che vedete qui sulla destra grazie al quale verranno eseguite delle vere e proprie "foto della retina" (del fondo dell’occhio).
Contemporaneamente verrà fatta circolare, direttamente nella vena, una sostanza colorata di contrasto (la fluorescina) che passando all’interno di tutti i vasi e vasellini retinici, mostrerà (sulle fotografie) in modo chiaro ed inequivocabile le zone (se esistenti) dove si sono formati i neo-vasi,ossia dove si noterà fuoriuscita del colorante, proprio a causa della totale permeabilità dei vasellini.
Sarano poi proprio quelle le zone in cui si renderà necessario intervenire con il laser, per "bruciarle", al fine di evitare l’ulteriore formazione di vasellini con conseguente perdita di sangue. Tutto ciò serve ad impedire quindi nuove emmoraggie, e quindi un nuovo peggioramento della visione stessa. Aggiungo solo, per dovere d’informazione, che le zone una volta "bruciate" dal laser perdono per sempre la capacità di poter vedere.
L’esame dura pochi minuti (10-15 al massimo credo) e alla fine si ha stranissima sensazione di osservare il mondo attraverso un paio d’occhiali dalle lenti rosse (credo a causa del coloronte e dei tanti flash che si sono avuti fino a poco prima). Nelle ore successive, poi, la pelle potrebbe prendere una colorazione sul gillognolo, e la pipì assumere un bel colorino giallo "evidenziatore"! E’ in questo modo che il corpo elimina il colorante, che vi credete!!!!
Le immagini che riporto qui sotto sono un tipico esempio di quanto può essere visto grazie a questo esame. Nella foto 1) si nota una retina senza problemi, dove non esiste alcune emorragia. La foto 2) invece riporta una situazione di sofferenza della retina, dove sono già presenti neo-vasi e si notano le prime perdite emorragiche (le chiazzette gialle); nella foto 3) è chiaramente evidente la presenza di emovitreo dovuto ad una grossa emorragia (la chiazza scura) che dovrà essere rimossa con una vitrectomia (cosa che mi è accaduto e che ho dovuto fare). La foto 4) mostra una retina già molto compromessa da una retinopatia proliferante in cui esiste una notevole e allargata sofferenza della retina. Sarà urgentissimo l’intervento con il laser per salvare quanto più possibile il tessuto sano….
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