Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio della Categoria 'Novità dalla scienza'

23 Giugno 2007

Un nuovo metodo diagnostico non invasivo!

Ogni tanto se ne leggono, di queste novità. Come stamattina che mi sono imbattuta in questa notiziola simpatica e nella imminente presentazione di questo prototipo!

Proprio oggi sarà mostrato in anteprima mondiale al 67° congresso dell’American Diabetes Association, attualmente in corso a Chicago. Questo dispositivo, ovviamente non ancora approvato neppure per il mercato americano, pare però essere destinato soprattutto nell’utilizzo della pre-diagnostica del diabete, o anche nel monitoraggio del diabete tipo 2, quindi teoricamente non mi potrete vedere girare, nei prossimi tempi, con questo gingillino lilla (colore che adoro, ma con misure non proprio da borsetta!!!) sotto braccio!!! Infatti pesa all’incirca 4,5 chili (sarebbero 10 libbre, per i più precisini)!!!

Il suo uso pare semplicissimo e non necessita di digiuno (come nelle classiche analisi del mattino) nè di prelevare alcun campione di sangue (WOW!!!). Si appoggia il braccio come vedete  mostrato nell’immagine e alcuni dispositivi "ottici" grazie all’emissione di una luce diretta rilevano sulla pelle la concentrazione di alcuni "biomarker" strettamente correlati al diabete e alle sue complicanze. Parlare di "biomarker" deve essere inteso come quel qualcosa che rileva la concentrazione dei sottoprodotti conseguenti alla glicosilazione delle cellule (advanced glycation endproducts - "AGEs"). Il raggio luminoso, contenendo una certa lunghezza d’onda chiara multipla, farebbe emettere a questi marker ("AGEs") una luce fluorescente che verrebbe percepita e tradotta dall’apparecchio stesso.

Questo prodotto fabbricato dalla VeraLight Inc. di Albuquerque (Nuovo Messico) è ovviamente ancora in fase di studio e soprattutto di sviluppo, anche se la stessa spera di poterlo immettere sul mercato già entro il prossimo anno. Una sua prima speriamentazione si è appena conclusa, dopo aver testato circa 1700 persone a rischio diabete in 8 luoghi degli USA. Nel prossimo agosto ne partirà una nuova e il tutto sarà allargato a circa 5400 soggetti di 20 luoghi sparsi negli Stati Uniti. Aspettiamo e vediamo che ne esce!

Per leggerne di più, andate qui!
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16 Giugno 2007

La memoria metabolica e le iperglicemie!

Già alcuni anni fa (era il dicembre 2004… sembrano passati "secoli"!!!) ho assistito ad una conferenza del Dott. Antonio Ceriello (diabetologo in forze presso l’Università degli studi di Udine e che lavora anche in Gran Bretagna alla Warwick University e negli Stati Uniti all’Oklahoma City University) intitolata "Iperglicemia e memoria cellulare" dove quest’ultimo faceva un’ampia carrellata su quella che lui stesso aveva definito la "memoria metabolica", ossia quel particolare meccanismo che una volta innescato pare "non lasciare molto scampo" al cambiamento e del quale, anche se in termini non scientifici, molti diabetici tipo 1 sono da sempre "inconsciamente" consapevoli!

Alla conferenza cui partecipai (e riporto tutto quanto in termini meno tecnici possibili, mi scuso fin da ora con eventuali competenti in materia per la mia semplificazione) il dottor Ceriello spiegò come, in fisiologia (e questo vale per chiunque, non solo per i diabetici, ovviamente) tutto quello che noi mangiamo (proteine-grassi-carboidrati) viene trasformato, alla fine di vari processi, in Acetil-Coenzima A (Acetyl-CoA) che entrando nella cellula (nel mitocondrio per precisione, ossia nella sua "centrale energetica") fa sì che venga prodotta l’energia respiratoria indispensabile alla vita e che porta, in seguito, alla produzione del conosciuto ATP, l’energia usata dai muscoli. Ed è proprio grazie alla presenza dell’ossigeno che noi possiamo produrre (tramite un lungo e complesso preocesso) 32 molecole di ATP (mentre in assenza di ossigeno la sua produzione sembra scendere a sole 2 molecole!!!). Purtroppo questo processo crea un prodotto di scarto, di cui tutti abbiamo già sentito parlare: la produzione di radicali liberi dell’ossigeno! Se ci alimentiamo in modo corretto (nelle quantità soprattutto, intendo) tutto procede bene (nonostante la produzione di scarto di cui vi ho detto), ma se esageriamo nelle quantità alimentari introdotte questo sistema entra in "corto circuito" producendo grandissime quantità di radicali liberi! Uno dei maggiori "innescatori" di questa produzione massiccia si chiama PKC!!!

In un diabetico questa produzione di radicali liberi eccessiva innesca una serie "infinita" di altri meccanismi dannosi alla cellula e che portano, nel tempo, allo sviluppo delle complicanze! Nel 1990 un esperimento effettuato sempre in america aveva dimostrato come alcune cellule di vasi sanguigni messe a crescere in una soluzione con 5 mg/dL di glucosio per quattro settimane ed altre cellule, invece, poste in una soluzione di 30 mg/dL di glucosio per due settimane e poi alle stesse condizioni delle prime, nonostante le cellule del secondo gruppo fossero stata poi riportate alle stesse condizioni del primo gruppo, non si interrompesse il processo di "deteriorizzazione" e la grande produzione di radicali liberi (insomma il PKC restava attivo e quindi la memoria metabolica rimaneva intatta!).

All’epoca la conferenza terminava sull’ipotesi di ricerca per trovare qualcosa che potesse "spegnere" questi attivatori della memoria (il PKC in primis) e pareva, da quanto ci aveva raccontato il Prof. Ceriello, che esistesse una sostanza (MntApb) attualmente presente negli ace inibitori saltamici - farmaci utilizzati per abbassare la pressione sanguigna o per prevenire il danno renale nei diabetici - che avesse proprio questo tipo di capacità.

Adesso che gli studi sono proseguiti, ovviamente, e la ricerca effettuata su topolini (oltre che su colture di cellule endoteliali) ha mostrato come la modificazione nei mitocondri sia avvenuta già dopo due  SOLE settimane d’iperglicemia (!!!!),e questo ha evidenziato con certezza come alcune sostanze antiossidanti siano state in grado di "spegnere" questa memoria metabolica. Tra questi soprattutto l’acido lipoico (di cui intendevo parlarvi a breve…) è quello che meglio di tutti si è dimostrato capace di far regredire i danni riscontrati, mentre la sola insulina non è stata capace di azzerare la memoria metabolica, una volta instaurata!!!

Grazie a questo studio è ora chiaro che è necessario intervenire con i farmaci ipoglicemizzanti (sul diabete tipo 2) il prima possibile per aiutare così l’abbassamento più rapido e stabile della glicemia. "Ancora non si sa - afferma Ceriello - dopo quanto tempo il danno metabolico si instaura nell’uomo ed è anche possibile i tempi siano più lunghi che nel modello sperimentale e nell’animale, ma è necessario valutarlo con precisione con ulteriori studi. Stiamo anche valutando nuove molecole che specificamente possano "staccare" le molecole di glucosio dalle proteine dei mitocondri, che costituirebbero la migliore terapia della causa della memoria metabolica".
Tutto lo studio, per chi fosse interessato, è stato pubblicato sull’ultimo numero di Diabetologia, la rivista della Società Europea di Diabetologia.

Fonte: Molecularlab e mia presenza diretta alla conferenza!
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12 Giugno 2007

Dal cordone ombelicale, anche l’insulina!

Partendo da cellule staminali adulte prelevate dal cordone obelicale, si è riusciti ad ottenere cellule pancreatiche capaci di produrre insulina! Ecco cosa sono riusciti a fare alcuni ricercatori dell’University of Texas Medical Branch, in collaborazione con l’Institut Universitarie de Tecnologie di Montpellier, assieme alla Mayo Clinic e con la University of Newcastle Upon Tyne, tutto pubblicato on line su Cell Proliferation.

Come? Hanno prima fatto crescere molte cellule staminali prelevate da cordone ombelicale, e poi hanno "aiutato" la loro trasformazione, facendole prendere le sembianze e le funzioni che hanno normalmente le Isole di Langerhans, quindi produrre insulina!!!

Randall Urban (che ha coordinato questo studio) afferma che grazie a questa ennesima "conferma", la possibilità di produrre (un domani, sia chiaro!!!) insulina e poter così aiutare chi è affetto da diabete tipo 1 (ne conoscete qualcuno?? ;D ) si avvicina! Certo, ci vorrà ancora molto tempo, ma l’ottimismo impera… tranne che nella comunità scientifica, che (come faccio spesso anche io) ribatte la necessità di maggior prudenza nella divulgazione di questo tipo di novità, visti gli scarsi risultati passati ottenuti da simili ricerche!

Tratto da Molecularlab.
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9 Maggio 2007

E se ci “facessimo” con una cremina?

Girovagando in rete ho fatto questa strana scoperta. La ditta Phosphagenics Limited sta studiando e sviluppando… un gel da applicare sulla pelle che rilascia insulina!!!

La ricerca ha dimostrato che una singola applicazione del gel ha trasportato velocemente l’ormone nella circolazione sanguigna senza produrre reazioni avverse, portando ad un abbassamento significativo dei livelli di glucosio!

Serviranno ovviamente ulteriori studi per migliorarne l’efficacia e soprattutto per ridurne il costo, ma intanto si è già visto che il suo utilizzo non causa irritazione alla pelle. Se fosse possibile ridurre ancora e significativamente i livelli del c-peptide, questo gel potrebbe essere molto adatto a diabetici di tipo 2 (la stragrande maggioranza!!!), ai quali darebbe la possibilità di avere una sorta di base provvisoria.

Se vi interessano maggiori info in merito (è in inglese) andate qui!
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30 Aprile 2007

Nuova micro-pompa per il rilascio d’insulina.

Il 19 aprile STMicroelectronics e Debiotech hanno reso pubblica una cooperazione che servirà a produrre una "micro pompa" dalle dimensioni nanometriche (nella foto qui a fianco vedete il "cuore", in quella più sotto le reali dimensioni dell’aghetto da applicare sulla cute con capacità di erogare 3 ml d’insulina; la foto ancora più in basso mostra il "telecomando" che aziona il tutto) e che assicurano essere una vera innovazione!

Si tratta infatti di un sistema d’infusione davvero ridotto che addirittura potrà essere inserito in un certotto "usa e getta" e che quindi permetterà progressi sostanziali nella cura del diabete insulino dipendente, soprattutto nella sua gestione. Oggi come oggi la terapia con microinfusore è sicuramente una delle migliori e soprattutto quella che meglio si avvicina al lavoro naturale del nostro pancreas. Una simile miniaturizzazione (se pensate che un micro di oggi è grande come un cercapersone) e la tecnologia su cui si basa questo "aggeggino" è stata quindi premiata, nel 2006, con lo Swiss Technology Award!
Si presume che questo prodotto sarà disponibile su alcuni mercati selezionati, già dal 2008!

Per leggere tutte le informazioni, andate qui.

Altro aggeggino molto interessante, anche se non proprio dell’ultima ora, è invece una specie di I-Pood (si chiama infatti OmniPod) che fa la funzione di microinfusore e che si può tenere in tasca oppure in borsetta… tanto non esiste catetere che lo unisce all’ago. Infatti, quella specie di "bolla plasticata" che vedete qui sulla destra è proprio l’ago, che è appunto anche dotato di una sorta di serbatoio (il rigonfiamento che si nota, per l’appunto) nel quale è conservata l’insulina, mentre la parte sulla sinistra dello schermo, invia tutti i comandi che indicano all’ago quanta insulina lasciar fuoriuscire sottocute!

Anche questo giocattolino ha enormi vantaggi, come potete facilmete intuire dalle immagini o anche dalla mia scarna descrizione! Per leggerne di più, andate qui!

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16 Aprile 2007

Forse nel 2010 l’insulina sarà vegetale!?

I diabetici stanno aumentando a velocità sconvolgente, sia il tipo 2 ma anche il tipo 1. Questo sta ovviamente facendo preoccupare molto tutti i paesi "industrializzati" dove quest’aumento è previsto con picchi spaventosi!
La  conseguenza di tutto ciò sarà un aumento inevitabile dei consumi d’insulina, facendo già peroccupare per il suo futuro approvvigionamento sia in quantità sia per i suoi costi.

Secondo quanto affermato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si presume che nel 2012 la richiesta mondiale sarà di circa 16.000 CHILI (!!!) contro gli attuali 6.000!!!

Ecco allora che dopo vari studi si è arrivati a pensare e a produrre insulina dai semi di una pianta, il cartamo, conosciuto anche come "falso zafferano" (lo vedete nella foto), geneticamente modificata. Entro i prossimi anni l’azienda canadese Sembyosis conta di immetterla sul mercato. Al momento attuale è in attesa di superare i trial clinici, previsti per fine anno.

Altro "scalino" sarà quello di superare la diffidenza dei possibili consumatori, soprattutto di quelli che non hanno grande fiducia nelle biotecnologie, oltre che il pensiero delle associazioni ambientalistiche che prevedono una contaminazione della sicurezza su tutta la catena alimentare. Vedremo in futuro!

Tratto dal sito di Molecularlab.
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14 Aprile 2007

Buone nuove dal Brasile.

Magari l’avete già letta e ovviamente ne siete entusiasti. Però a qualcuno può essere sfuggita, ed allora ecco qui l’ultima notizia interessante che ho appreso e che sicuramente piacerà a noi diabetici insulino-dipendenti.

Tratta dal sito della ADUC (dove, cliccando, potete leggere il testo completo):

Sono arrivati i primi risultati preliminari, pubblicati sul "Jama", dello studio condotto da Julia C.Voltarelli assieme ai suoi colleghi dell’Università di San Paolo a Riberiao Preto, Brasile.

Sembra che il trapianto di cellule staminali emotapoietiche, prelevate dagli stessi pazienti diabetici di tipo 1, sia in grado di preservare la funzionalità delle beta-cellule (quelle appunto addette a produrre l’insulina e che nel tipo 1 vengono distrutte dal corpo stesso). 15 pazienti appena diagnosticati di diabete tipo 1, sono stati sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, ottenute dal loro stesso sangue e dopo opportuno trattamento. I risultati ottenuti a 36 mesi sono stati buoni: "Grazie all’effetto immunosoppressivo del trapianto autologo di staminali ematopoietiche -spiegano gli scienziati- il 93% dei diabetici di tipo 1 trattati è rimasto in una condizione di  insulino - indipendenza per un certo periodo di tempo".

Ovviamente si tratta di un "piccolo trial" e serviranno nuove sperimentazioni su un numero più alto di pazienti, precisano i ricercatori, però si tratta di un nuovo importante passo avanti.
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8 Novembre 2006

E con chip so quant’è la mia glice!!! :))

Ok…

anche questa cosuccia (in attesa del gioiellino di cui ho parlato nei gg scorsi) mi pare una cosina mica da poco!!!

Si tratta di un micro-chip impiantabile sotto cute creato dalla ditta VeriChip Corporation con tecnologia RFID e realizzato dall’azienda Digital Angel. Si inserisce con una siringa… sapete cosa sono, vero??!! ;D … e pare sia in grado di indicare in tempo reale i livelli di glicemia presenti nel sangue!!!

 Ora tutto è in attesa di essere approvato dalla FDA… vediamo cosa ne uscirà!!!

Fonte

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6 Novembre 2006

A gennaio partono i test per il pancreas artificiale!

Poco fa, mentre cercavo in rete notizie varie (ebbene sì sono curiosa e spesso e volentieri giro nella grande "ragnatela" del web a caccia di news!!!) ho scoperto che in Inghilterra, a gennaio 2007, partiranno i trial per testare il così detto PANCREAS ARTIFICIALE, ossia questo "aggeggino" fantastico (che io ambisco ad avere prima o poi!!!) che dovrebbe riuscire a sostituire in tutto e per tutto le funzioni del nostro adorato amico pancreas, nella secrezione di insulina solo a seguito delle reali ed effettive necessità del nostro corpo!
Ora come ora si stanno reclutando bambini affetti da diabete tipo 1, quindi insulino-dipendete (tanto per essere sempre molto chiari!!!) per partire con questi trials. Visto che avevo ragione?? Io AMO Londra e se ora come ora fossi lì, andrei immediatamente a Cambridge (luogo in cui appunto partirà la sperimentazione), uno dei nove luoghi mondiali in cui si farà questa sperimentazione, a propormi per questa valutazione!!! Si, si, lo so che non sono propriamente una bambina, ma questo cosa conta?? Sono certamente una diabetica insulino-dipendente e quindi potrei entrare a buon grado in questa sperimentazione, sicuro sicuro!!!
Scopo di questa ricerca è quello di perfezionare in modo efficace la procedura con cui il sensore ed il microinfusore calcolano tutto quanto, in modo da imitare il più possibile il lavoro naturale del pancreas umano. Il dott. Hovorka spiega che se la sperimentazione avrà successo nei due anni successivi si potrebbe arrivare all’utilizzo del dispositivo in modo autonomo e quotidiano da molti diabetici (ed io qui che sono!!! Pronta, prontissima ad usare questo ritrovato della scienza!!!), anche se si parla già di 4-7 anni per averne la commercializzazione.

Come funziona il tutto?
E’ presto detto. Innanzitutto il sensore controlla costantemente il livello della glicemia, I dati vengono trasmessi ad un programma che dopo averli elaborati decide la dose corretta di insulina da erogare. Il microinfusore, in quello, rilascia la dose necessaria a mantenere il livello glicemico nella giusta proporzione! Ecco tutto!!! Sembra semplicissimo, vero? E in effetti lo è davvero! Ma vi rendete conto di cosa questo "gadget" potrebbe significare per tutti noi? La libertà più assoluta da mille controlli giornalieri sulle dita (le nostre povere ditina!!) e le mille e più correzioni che non sempre (anzi, alle volte quasi mai) ci permettono di avere livelli glicemici normali, utili a mantenere la nostra emoglobina glicosialta sotto al fatidico sette (se non addirittura al 6,5 come si sta dicendo ultimamente) al fine di evitare le tante complicanze che il diabete mal compensato porta con sè!

Se volete leggere la notizia completa questo è il link di riferimento.
Io intanto mi "PRENOTO" per questo gioiellino!! Dove firmo ;D ???
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28 Ottobre 2006

“Notiziona” di poche ore fa….

Ho appena letto l’ennesimo "scoop" pubblicato in rete e che ci riguarda (noi diabetici) molto da vicino. Come al solito i TITOLONI lo accompagnano, e questo serve ad attirare lettori, è ovvio…

"Roma: primo trapianto con cellule del pancreas anti-rigetto: Primo caso al mondo di trapianto anti-rigetto di cellule pancreatiche, contenute in speciali capsule, in laparoscopia. L’intervento e’ stato eseguito alla II Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I di Roma e rappresenta una svolta che potrebbe, nel prossimo futuro, dare grandi speranze ai malati di diabete. La novita’ sta nel fatto che l’incapsulamento delle insule consente di eseguire il trapianto senza dover usare i farmaci immunosoppressivi per evitare il rigetto." tratto da qui.

ora… alcuni anni fa, era il 2004, la stessa cosa era stata fatta su un altro paziente, con la collaborazione di due ospedali di Roma e di Perugia (qui potete leggere la notizia dell’epoca… e di cui non si è più saputo nulla, a dire la verità!!!), ma oggi, ecco che appare la notizia del PRIMO trapianto al mondo di cellule incapsulate… eseguito dallo stesso ospedale dell’epoca di Roma…

Dopo quanti di questi "esperimenti" non si parlerà più di "primo trapianto al mondo"???
Mannaggia a certi sensazionalismi…. scusate ma a me da molto fastidio!!!!

AGGIORNAMENTO: sul link di Portale Diabete (basta cliccarci sopra) dove se ne parla in modo preciso, approfondito e serio e non certo per fare notizia (!!!) potete leggere la VERA NOVITA’ di questo tipo di trapianto, e non quello che è stato riferito nella notizia!
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