Nuova scoperta per “bloccare” l’insorgenza del diabete 1!
Ogni giorno leggo molte notizie che riguardano il diabete. Alle volte me ne sento quansi "schiacciata" anche perchè spesso, pur di fare "notizia" i titoli usano aggettivi e sostantivi un po’ troppo ridondanti e a sproposito.
Alle volte invece trovo delle cose davvero interessanti. In questi giorni di calura torrida (in cui vivo malissimo perchè tra il caldo tra le zanzare non riesco praticamente ad avere un sonno regolare… ed io sarei una da ALMENO otto ore per notte!!!!) ho letto questa notizia, che anche se nel mio cosa non può certo fare granchè (visto che si parla di agire sugli inizi dello sviluppo del diabete tipo uno, insulino dipendente) sicuramente potrà essere di grande aiuto ad altri.
La notizia (riportata dal sito Molecularlab) è dei primi di luglio e afferma che finalmente si è riusciti a identificare una terapia farmacologica in grado di bloccare lo viluppo della malattia. La particolare scoperta è stata fatta da Manuela Battaglia, giovane ricercatrice dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (HSR-TIGET) diretto da Maria Grazia Roncarolo. Il lavoro si è potuto svolgere grazie a fondi che Telethon, in collaborazione con l’associazione JDRF-Italia (Juvenile Diabetes Research Foundation-Italia), dedica a progetti di ricerca sul diabete di tipo 1, ed è stato pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Diabetes.
Questa ricerca ha dimostrato che la somministrazione di due farmaci (la rapamicina e l’interleuchina-10 il primo utilizzato dopo il trapianto d’organo per prevenire il rigetto, il secondo, ad azione antinfiammatoria, usato per trattare patologie autoimmuni) hanno avuto effetti benefici nel modello animale del diabete di tipo 1.
Oltre a ridurre i livelli dell’infiammazione, questo trattamento farmacologico ha bloccato la reazione autoimmunitaria impedendo alle cellule T auto-aggressive di distruggere le isole pancreatiche. I due farmaci infatti favoriscono l’azione sinergica di altri due tipi di cellule T ad azione ragolatoria, il cui compito è proprio quello di sopprimere le cellule T auto-aggressive. Così ha spiegato la dottoressa Battaglia.
Anche se si tratta ovviamente di studi ancora agli albori, non dimentichiamo che al momento attuale non esistono terapie in grado di bloccare lo sviluppo del diabete, nonostante in tutto il mondo si lavori per individuare una cura efficace a lungo termine e sicura.
Il diabete di tipo 1, come oramai sapete, è una malattia autoimmune in cui la quantità di zucchero nel sangue (rilevato dalla glicemia) aumenta, superando i valori normali. La sua incidenza è compresa tra i 6 e i 10 casi ogni 100.000 per anno nella fascia di età da 0 a 14 anni (certo che ho avuto un C***LO eh!!??), mentre è stimata in 6,72 casi per 100.000 per anno nella fascia di età da 15 a 29 anni. In Sardegna (e non si capisce ancora il perchè) l’incidenza del diabete di tipo 1 nella fascia di età tra 0 e 14 è di 34 casi per 100.000 per anno, tra le più alte del mondo.
La mia vita in questi giorni sta scorrendo come meglio posso (sempre a causa delle temperature che non mi facilitano nulla) ma a dire il vero grazie alla nuova Levemir (o Detemir) i miei valori sono quasi sempre ottimi! Martedì eseguirò i nuovi esami con la speranza (a dire il vero questa volta è una piccola certezza) di vedere un valore di emoglobinaglicosilata di "SETTE virgola qualcosa"!!! Continuo ad alimentarmi in modo ottimo, frutta e verdura sopra ogni cosa, soprattutto pesce, molti derivati della soia (che ho riscoperto alla grande, pur conoscendola da tantissimo tempo), nessun latticino (se non in minime dosi nelle poche occasioni di cene mondane in cui non ho potuto seguire il mio solito consolidato menù), attività fisica regolare (ho perso ancora qualche chilo, ma aspettiamo di vedere cosa dice la bilancia del centro diabetologico il giorno primo agosto). Oltre a questo mi sto occupando di un nuovo progetto (che mi impegna moltissimo) ed ho intenzione di cominciare a studiare lo spagnolo (almeno un pochino). Mi sono già attrezzata con alcuni corsi su DVD… aspetto solo arrivino pomeriggi più freschi per potermici dedicare.
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Il diabete di tipo 1, com’è noto, è una patologia dovuta alla morte di cellule pancreatiche beta. Senza di esse, l’organismo non è in grado di regolare il livello di glicemia nel sangue. Tuttavia, le conoscenze su come avviene la morte di queste cellule sono molto scarse e finora non si è riusciti a spiegare perché, per esempio, negli individui di sesso femminile sia la prevalenza di diabete sia il tasso di mortalità delle cellule beta sia inferiore.
Ho appena letto e riporto la notizia.
La Medtronic è appena stata autorizzata (il 13 aprile 2006) dalla FDA all’uso di Paradigm REAL-Time System (il primo microinfusore al mondo dotato di sensore per il monitoraggio continuo della glicemia), il sogno che molti diabetici tipo 1 sognano da tempo (me compresa!!!).
La notizia è di pochi giorni fa e spiega come sia stato creato una specie di disco flessibile al silicone con diametro di 1,5 mm e spessore di 15 micron (per ora si tratta solo di un prototipo, ovviamente) creato da Laxman Saggere, ingegnere dell’Università dell’Illinois, Chicago. L’impianto sarebbe costituito da una microscopica celletta solare che, attivata dal passaggio stesso della luce, produrrebbe a sua volta un micropassaggio di corrente. Tale celletta, collegata poi ad uno strato di titanato-zirconato di piombo (PZT) che cambierebbe forma a seconda della tensione elettrica, spingendo sullo strato di silicone attiverebbe una riserva di neurotrasmettitori, permettendo la visione e sostituendo così la funzione della retina inutilizzabile.
Ricercatori del Burnham Institute for Medical Reserach e del Rebecca and John Moores Cancer Center dell’Università della California di San Diego hanno scoperto che nel pancreas umano esistono cellulare progenitrici di cellule endocrine. Tali cellule possono essere trasformate in cellule produttrici d’insulina, le Isole di Langerhans, anche conosciute come cellule beta, che sono in realtà le vere produttrici dell’insulina e sono meno del 2% di tutto il tessuto pancreatico. Il dott. Fred Levine dichiara che, dall’esperimenti effettuati, è chiaramente dimosrata l’esistenza di cellule staminali progenitrici delle beta cellule, aggiungendo che la nostra capacità poi di trasformarle in cellule produttrici d’insulina potrebbe ampliare notevolmente nuove possibili terapie per il trattamento del diabete! 


