Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio della Categoria 'Terapia e affini'

17 Aprile 2007

La Miracolina addolcisce la vita!?

Io ho un mio pensiero su questa cosa, ma non voglio influenzarvi e quindi non lo faccio e vi riporto semplicemente i fatti!

Giorni fa mi sono ritrovata nella casella di posta una mail dove si faceva riferimento a qualcosa che, come diabetica, ha davvero solleticato il mio interesse.

Vi si parlava di Miracolina, una pianta dell’Africa (Synsepalum Dolcificum) così denominata per il suo particolare "potere d’ingannare" le papille gustative, facendo percepire il gusto acido e quello amaro, come gusto dolce!
Questo "trucchetto" ha permesso ad un imprenditore giapponese di aprire un locale, il "Miracle Fruit" di Tokio, dove tutte le tantissime leccornie prodotte sono ASSOLUTAMENTE senza zucchero e senza alcun dolcificante aggiunto. Insomma, il PARADISO DEL DIABETICO (!!!) e di chi, perchè in sovrappeso, deve costantemente fare attenzione alle calorie! Però guai a voi se assaggiate qualcosa senza prima aver messo in bocca la "bacca magica", perchè allora tutte le cose vi sembreranno immangiabili, tanto sono amare e aspre!

Negli anni ‘70 la FDA ne ha vietato il commercio, ma nessuno ha mai ben capito il motivo, visto che questa bacca non ha assolutamente controindicazioni… che si sia trattato di una scelta "economica di favore" verso l’industria dello zucchero? O forse si voleva lasciare campo aperto al nuovo dolcificante, l’aspartame, che stava per essere immesso sul mercato? Io non ho la risposta, ma è certo che i quesiti che sorgono sono parecchi… non vi pare?

Tratto da Effedieffe, dove vi consiglio di leggere l’intero articolo.
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7 Marzo 2007

Perchè l’Italia è un insieme di isole?!

Oramai neppure me ne stupisco più. So benissimo di come le varie leggi (in questo caso sulla salute, ovviamente) vengano "modificate e interpretate" diversamente da regione a regione, facendo diventare il nostro paese un insieme disomogeneo di isolotti!

Perchè se vivo a Roma posso avere 6,12 striscette al giorno, se a Napoli soltanto 5, a Caserta 6,67, in Sicilia mi hanno raccontato addirittura NON più di 25 al mese (!!!!!!!!!!!!!) mentre se ho la fortuna di essere nata a Udine addirittura QUANTE NE VOGLIO? Perchè? In base a quale strana LEGGE se ho la fortuna di venire alla luce in una certa regione, potrò davvero fare tutto il possibile per curarmi, mentre se sono "sfig…to" e mi capita di vivere in altre zone, non mi sarà possibile ed avrò così maggiori possibilità di incorrere in complicanze e patologie legate allo scompenso glicemico??? Controllare la glicemia PRIMA e DOPO i pasti (mettiamo che uno ne faccia SOLO tre al giorno e non mangi null’altro….) come in realtà si dovrebbe fare, diventa IMPOSSIBILE con SOLO 25 strisce al mese!! IMPOSSIBILE, chiaro???

Sarà mica perchè questa patologia (e qui parlo del diabete insulino dipendente) riguarda proprio una distruzione delle ISOLE DI LANGERHANS!!??

Vi va di raccontarmi la vostra esperienza? Me lo scrivete qui sotto nei commenti? Grazie a tutti!!!

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2 Dicembre 2006

Alcuni giorni fa…

qualcuno è arrivato fino al mio blog perchè stava cercando di capire (grazie ai motori di ricerca) dove fosse meglio iniettare l’insulina per ottenere un suo assorbimento più rapido e ovviamente migliore.

Allora, per rispondere a questa domanda (almeno per quanto è nelle mie conoscenze, ovvio) sappiate che il luogo migliore in cui iniettare l’insulina e per ottenere il suo migliore assorbimento, è quello della regione addominale, nelle parti tutte attorno all’ombelico! Quando viene somministrata in questa zona del corpo, la sua azione è più rapida, ma viene anche assorbita nel modo migliore possibile al nostro organismo. Anche in caso di attività fisica, pare che questa parte del corpo non modifichi troppo l’assorbimento del medicinale.

I glutei, specie se facciamo per molte ore "attività sedentaria" (tipo star seduti dietro ad una scrivania) andrebbero quasi evitati. Qui l’insulina viene assorbita molto lentamente ed in modo "peggiore" rispetto a tutto il resto del corpo.

Gambe e braccia sono altri buoni luoghi di somministrazione, ma attenzione se nelle ore successive pensate di fare dell’attività fisica nella quale userete i vostri arti (corsa, camminata veloce, canoa…), in quanto ciò potrebbe portarvi ad assimilare in modo più rapido l’insulina, facendovi arrivare anche ad un’ipoglicemia inaspettata.

Questi semplici consigli dovrebbero esservi tutti stati dati dal vostro diabetologo, ma so bene che molti non li hanno mai ricevuti…

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6 Novembre 2006

A gennaio partono i test per il pancreas artificiale!

Poco fa, mentre cercavo in rete notizie varie (ebbene sì sono curiosa e spesso e volentieri giro nella grande "ragnatela" del web a caccia di news!!!) ho scoperto che in Inghilterra, a gennaio 2007, partiranno i trial per testare il così detto PANCREAS ARTIFICIALE, ossia questo "aggeggino" fantastico (che io ambisco ad avere prima o poi!!!) che dovrebbe riuscire a sostituire in tutto e per tutto le funzioni del nostro adorato amico pancreas, nella secrezione di insulina solo a seguito delle reali ed effettive necessità del nostro corpo!
Ora come ora si stanno reclutando bambini affetti da diabete tipo 1, quindi insulino-dipendete (tanto per essere sempre molto chiari!!!) per partire con questi trials. Visto che avevo ragione?? Io AMO Londra e se ora come ora fossi lì, andrei immediatamente a Cambridge (luogo in cui appunto partirà la sperimentazione), uno dei nove luoghi mondiali in cui si farà questa sperimentazione, a propormi per questa valutazione!!! Si, si, lo so che non sono propriamente una bambina, ma questo cosa conta?? Sono certamente una diabetica insulino-dipendente e quindi potrei entrare a buon grado in questa sperimentazione, sicuro sicuro!!!
Scopo di questa ricerca è quello di perfezionare in modo efficace la procedura con cui il sensore ed il microinfusore calcolano tutto quanto, in modo da imitare il più possibile il lavoro naturale del pancreas umano. Il dott. Hovorka spiega che se la sperimentazione avrà successo nei due anni successivi si potrebbe arrivare all’utilizzo del dispositivo in modo autonomo e quotidiano da molti diabetici (ed io qui che sono!!! Pronta, prontissima ad usare questo ritrovato della scienza!!!), anche se si parla già di 4-7 anni per averne la commercializzazione.

Come funziona il tutto?
E’ presto detto. Innanzitutto il sensore controlla costantemente il livello della glicemia, I dati vengono trasmessi ad un programma che dopo averli elaborati decide la dose corretta di insulina da erogare. Il microinfusore, in quello, rilascia la dose necessaria a mantenere il livello glicemico nella giusta proporzione! Ecco tutto!!! Sembra semplicissimo, vero? E in effetti lo è davvero! Ma vi rendete conto di cosa questo "gadget" potrebbe significare per tutti noi? La libertà più assoluta da mille controlli giornalieri sulle dita (le nostre povere ditina!!) e le mille e più correzioni che non sempre (anzi, alle volte quasi mai) ci permettono di avere livelli glicemici normali, utili a mantenere la nostra emoglobina glicosialta sotto al fatidico sette (se non addirittura al 6,5 come si sta dicendo ultimamente) al fine di evitare le tante complicanze che il diabete mal compensato porta con sè!

Se volete leggere la notizia completa questo è il link di riferimento.
Io intanto mi "PRENOTO" per questo gioiellino!! Dove firmo ;D ???
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17 Luglio 2006

Usate due volte lo stesso ago?

So che molti lo fanno (ed anche io in passato ho avuto -purtroppo- questo malsano comportamento) ma sapete cosa significa usare più volte lo stesso ago? Lo avete mai visto un po’ ingrandito per rendervene conto davvero?

Ammirate un po’ qui:

..ora, avete ancora voglia di rinfilare quella "scarpetta di Alibabà" nel vostro pancino?
Un ago usato assume infatti la forma di un uncino che se utilizzato nuovamente traumatizza i tessuti, causando miriadi di microtraumi nei siti di iniezione. E spesso proprio questi microtraumi sono la causa principale nella formazione della lipodistrofie (dette più semplicemente lipo) di cui vi parlerò.
Non c’è assolutamente da scherzare con certe cose!! Quindi per cortesia, armatevi di santa pazienza ed ogni volta che fate la vostra somministrazione, CAMBIATE quel benedetto aghetto, ok??

Un trucchetto per non scordarsene? Dopo esservi somministrati la vostra "dose" togliete subito l’ago dalla penna e poi mettetela anche via. La volta dopo, alla somministrazione sucessiva, volenti o nolenti dovrete applicare un nuovo ago! Con me funziona!!! ;)))
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15 Giugno 2006

La Conta dei CHO, questa sconosciuta!

Siccome da quanto ho capito molte persone diabetiche insulino-dipendenti NON sanno neppure che esista, ho deciso di farne un post pubblico (anziché dare una risposta privata ad ognuno di voi) in modo tale che possa essere visto dai tanti, anche da quelli che magari per timidezza o altro non mi scrivono (ma che forse interessati lo sono!)!

Durante tutta la mia “carriera da diabetica” (25 anni, per intendersi) ne ho davvero sentite e viste tante, in tema di alimentazione riservata a noi “malati dello zucchero”. Agli inizi ci erano praticamente vietati quasi tutti i carboidrati, se non in piccolissime dosi, ed ovviamente MAI quelli ad assorbimento rapido (solo per darvi un’idea, la prima dieta che mi dettero nel 1981 presentava ad ogni spuntino del giorno, sempre e solo formaggio… che poi io non amavo granchè!). Ora le cose sono davvero molto diverse. Un diabetico insulino-dipendente che sa auto gestirsi (a meno che come me non abbia bisogno di perdere alcuni chili, ed allora è un discorso un pochino diverso) può davvero mangiare tutto quello che vuole. Questo non significa però che può farlo COME e QUANDO desidera, ma con i dovuti accorgimenti, non esistono (o quasi!!!) alimenti del tutto vietati.
 
Sapersi auto gestire implica ovviamente possedere alcune conoscenze piuttosto approfondite circa la nostra malattia, circa il suo globale funzionamento e circa tutto quello che può essere fatto o meno nei vari momenti della vita. A dire il vero in tutta sincerità pensavo che ora come ora un qualsiasi diabetico tipo 1 che vive solo grazie all’uso dell’insulina avesse queste conoscenze, ma a quanto pare così non è.

La Conta dei Carboidrati (nota nel mondo come Carbohydrate Counting o CHO Counting) è uno dei primi strumenti che dovrebbe essere appreso da chi è costretto a fare insulina per vivere, perché è l’unico modo per sapere davvero quante unità d’insulina fare in qualsiasi situazione della propria vita. Non voglio parlarvi della storia di questo metodo (se foste interessati fatevi un giro in rete e sicuramente trovare tutto quello che cercate), passando immediatamente invece alle cose pratiche.

Il nome potrebbe farvi pensare a qualcosa di particolarmente astruso o difficile, invece davvero così non è! E’ vero che ci vuole un particolare impegno per seguire questo metodo, ma i suoi risultati sono notevoli al fine di valutare la vostra reale risposta ai CHO.

Il primo passo da fare è accettare di fare parecchie glicemie durante la giornata, ad orari ben precisi: prima di colazione, due ore dalla fine della colazione, a metà mattina, prima di pranzo, due ore dopo la fine del pranzo, a metà pomeriggio, prima di cena, due ore dopo la fine della cena, prima di andare a dormire, alle 3:00 di notte (almeno una volta ogni tanto per valutare l’andamento notturno). In caso svolgeste attività fisica anche prima e dopo l’attività, e se questa dovesse durare parecchio, farete una glicemia anche a metà del tempo. Tutto dovrà essere segnato su un diarietto (in teoria già dovreste farlo ogni giorno, vero???), dove annoterete anche tutto quello che mangerete, sia nella quantità sia nella sua qualità; l’ora in cui lo farete e quanta insulina reapida avrete fatto oltre a quella basale (all’ora o alle ore in cui vi è stato consigliato di farla) che solitamente resta invariata nelle dosi.

Questo importantissimo documento servirà ad aiutare la vostra dietista, ed i diabetologi che vi seguono, a capire se e dove sbagliate, se sono errate le dosi d’insulina ai pasti o se manca dell’insulina basale, se mangiate male o in modo disordinato. Ma soprattutto chiarirà la vostra personale capacità (che è assai variabile da persona a persona) di abbassare la glicemia in seguito all’assunzione di una unità d’insulina!

Ricordatevi comunque che questo valore una volta trovato non è mai “definitivo” quanto piuttosto indicativo, per poter valutare un domani, dinnanzi ad un piatto nuovo o in quantità maggiori del solito, come poter intervenire con le quantità d’insulina da iniettare.

Da tutto questo studio fatto su di me (ma per ogni persona c’è un risultato completamente diverso, quindi tutto è da valutare sempre caso per caso!!!), ne è uscito che io necessito di circa un’unità di insulina Novorapid ogni 10 gr di carboidrati puri che ingerisco (fatto che muta nel periodo del pre-ciclo mestruale, in cui la mia richiesta aumenta). Attenzione, ho detto grammi di carboidrati e non grammi di pane o pasta. La cosa è assai diversa! Se prendete una qualsiasi tabella alimentare dove sono riportati i valori nutrizionali degli alimenti, noterete che 100 gr di pasta, ad esempio, non corrispondono a 100 gr di carboidrati, ma a circa 68 gr di carboidrati (poi dipende dal tipo di pasta a pasta, basta leggere bene l’etichetta) e quindi, in teoria io per mangiare questi 100 gr di pasta, dovrei iniettarmi circa 6,5 unità di Novorapid.

Solo per farvi capire meglio, riporto alcuni esempi:
100 gr di patate hanno 18,00 gr di carboidrati
100 gr di gelato alla crema hanno 20,70 gr di carboidrati
100 gr di latte intero hanno 4,8 gr di carboidrati
100 gr di finocchi hanno 1,00 gr di carboidrati
100 gr di grissini hanno 69,00 gr di carboidrati
100 gr di fette biscottate hanno 83,00 gr di carboidrati
100 gr di ciliegie hanno 9,00 gr di carboidrati
100 gr di pane tipo 0 hanno 64,00 gr di carboidrati
100 gr di brioches hanno 58,40 gr di carboidrati
100 gr di cioccolato al latte hanno 50,80 gr di carboidrati

Oltre a tutto questo ci sono altri fattori sempre da tenere d’occhio quando ci si alimenta e che ogni diabetico farebbe bene a conoscere (*), ma già usare ed applicare bene la conta dei CHO può facilitare di molto la nostra vita!

(*) Ad esempio: gli spaghetti sono tra i tipi di pasta che alzano di meno la glicemia; a parità di carboidrati, la pasta alza di meno la glicemia rispetto al pane; la pizza ha un suo andamento particolare sulla glicemia, essendo molto ricca di grassi che rallentano il suo assorbimento nell’immediato, facendo innalzare la glicemia parecchie ore più tardi (ecco perché di solito quando si mangia la pizza sarebbe meglio suddividere la dose d’insulina rapida in due “boli”, da farsi uno prima della pizza e uno un’oretta circa dopo); le patate (e tutto quello che viene fatto con esse) hanno un indice glicemico molto elevato ed entrano in circolo molto rapidamente innalzando parecchio la glicemia; pasti particolarmente ricchi di grassi rallentano l’assorbimento degli zuccheri nell’immediato, alzandone i valori nel lungo termine; tutti gli alimenti cotti al forno hanno una velocità maggiore nell’innalzare la glicemia rispetto ad altri tipi di cottura; i liquidi zuccherati sono rapidissimi nel venire assorbiti (quindi assai indicati per far risalire un’ipoglicemia); più un cibo è integrale (quindi ricco di fibre) minore sarà il suo contenuto di carboidrati (nel calcolo andranno sempre detratti i gr di fibre da quelli dei cho, per intendersi); …. ecc. ecc.

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