Siccome da quanto ho capito molte persone diabetiche insulino-dipendenti NON sanno neppure che esista, ho deciso di farne un post pubblico (anziché dare una risposta privata ad ognuno di voi) in modo tale che possa essere visto dai tanti, anche da quelli che magari per timidezza o altro non mi scrivono (ma che forse interessati lo sono!)!
Durante tutta la mia “carriera da diabetica” (25 anni, per intendersi) ne ho davvero sentite e viste tante, in tema di alimentazione riservata a noi “malati dello zucchero”. Agli inizi ci erano praticamente vietati quasi tutti i carboidrati, se non in piccolissime dosi, ed ovviamente MAI quelli ad assorbimento rapido (solo per darvi un’idea, la prima dieta che mi dettero nel 1981 presentava ad ogni spuntino del giorno, sempre e solo formaggio… che poi io non amavo granchè!). Ora le cose sono davvero molto diverse. Un diabetico insulino-dipendente che sa auto gestirsi (a meno che come me non abbia bisogno di perdere alcuni chili, ed allora è un discorso un pochino diverso) può davvero mangiare tutto quello che vuole. Questo non significa però che può farlo COME e QUANDO desidera, ma con i dovuti accorgimenti, non esistono (o quasi!!!) alimenti del tutto vietati.
Sapersi auto gestire implica ovviamente possedere alcune conoscenze piuttosto approfondite circa la nostra malattia, circa il suo globale funzionamento e circa tutto quello che può essere fatto o meno nei vari momenti della vita. A dire il vero in tutta sincerità pensavo che ora come ora un qualsiasi diabetico tipo 1 che vive solo grazie all’uso dell’insulina avesse queste conoscenze, ma a quanto pare così non è.
La Conta dei Carboidrati (nota nel mondo come Carbohydrate Counting o CHO Counting) è uno dei primi strumenti che dovrebbe essere appreso da chi è costretto a fare insulina per vivere, perché è l’unico modo per sapere davvero quante unità d’insulina fare in qualsiasi situazione della propria vita. Non voglio parlarvi della storia di questo metodo (se foste interessati fatevi un giro in rete e sicuramente trovare tutto quello che cercate), passando immediatamente invece alle cose pratiche.
Il nome potrebbe farvi pensare a qualcosa di particolarmente astruso o difficile, invece davvero così non è! E’ vero che ci vuole un particolare impegno per seguire questo metodo, ma i suoi risultati sono notevoli al fine di valutare la vostra reale risposta ai CHO.
Il primo passo da fare è accettare di fare parecchie glicemie durante la giornata, ad orari ben precisi: prima di colazione, due ore dalla fine della colazione, a metà mattina, prima di pranzo, due ore dopo la fine del pranzo, a metà pomeriggio, prima di cena, due ore dopo la fine della cena, prima di andare a dormire, alle 3:00 di notte (almeno una volta ogni tanto per valutare l’andamento notturno). In caso svolgeste attività fisica anche prima e dopo l’attività, e se questa dovesse durare parecchio, farete una glicemia anche a metà del tempo. Tutto dovrà essere segnato su un diarietto (in teoria già dovreste farlo ogni giorno, vero???), dove annoterete anche tutto quello che mangerete, sia nella quantità sia nella sua qualità; l’ora in cui lo farete e quanta insulina reapida avrete fatto oltre a quella basale (all’ora o alle ore in cui vi è stato consigliato di farla) che solitamente resta invariata nelle dosi.
Questo importantissimo documento servirà ad aiutare la vostra dietista, ed i diabetologi che vi seguono, a capire se e dove sbagliate, se sono errate le dosi d’insulina ai pasti o se manca dell’insulina basale, se mangiate male o in modo disordinato. Ma soprattutto chiarirà la vostra personale capacità (che è assai variabile da persona a persona) di abbassare la glicemia in seguito all’assunzione di una unità d’insulina!
Ricordatevi comunque che questo valore una volta trovato non è mai “definitivo” quanto piuttosto indicativo, per poter valutare un domani, dinnanzi ad un piatto nuovo o in quantità maggiori del solito, come poter intervenire con le quantità d’insulina da iniettare.
Da tutto questo studio fatto su di me (ma per ogni persona c’è un risultato completamente diverso, quindi tutto è da valutare sempre caso per caso!!!), ne è uscito che io necessito di circa un’unità di insulina Novorapid ogni 10 gr di carboidrati puri che ingerisco (fatto che muta nel periodo del pre-ciclo mestruale, in cui la mia richiesta aumenta). Attenzione, ho detto grammi di carboidrati e non grammi di pane o pasta. La cosa è assai diversa! Se prendete una qualsiasi tabella alimentare dove sono riportati i valori nutrizionali degli alimenti, noterete che 100 gr di pasta, ad esempio, non corrispondono a 100 gr di carboidrati, ma a circa 68 gr di carboidrati (poi dipende dal tipo di pasta a pasta, basta leggere bene l’etichetta) e quindi, in teoria io per mangiare questi 100 gr di pasta, dovrei iniettarmi circa 6,5 unità di Novorapid.
Solo per farvi capire meglio, riporto alcuni esempi:
100 gr di patate hanno 18,00 gr di carboidrati
100 gr di gelato alla crema hanno 20,70 gr di carboidrati
100 gr di latte intero hanno 4,8 gr di carboidrati
100 gr di finocchi hanno 1,00 gr di carboidrati
100 gr di grissini hanno 69,00 gr di carboidrati
100 gr di fette biscottate hanno 83,00 gr di carboidrati
100 gr di ciliegie hanno 9,00 gr di carboidrati
100 gr di pane tipo 0 hanno 64,00 gr di carboidrati
100 gr di brioches hanno 58,40 gr di carboidrati
100 gr di cioccolato al latte hanno 50,80 gr di carboidrati
Oltre a tutto questo ci sono altri fattori sempre da tenere d’occhio quando ci si alimenta e che ogni diabetico farebbe bene a conoscere (*), ma già usare ed applicare bene la conta dei CHO può facilitare di molto la nostra vita!
(*) Ad esempio: gli spaghetti sono tra i tipi di pasta che alzano di meno la glicemia; a parità di carboidrati, la pasta alza di meno la glicemia rispetto al pane; la pizza ha un suo andamento particolare sulla glicemia, essendo molto ricca di grassi che rallentano il suo assorbimento nell’immediato, facendo innalzare la glicemia parecchie ore più tardi (ecco perché di solito quando si mangia la pizza sarebbe meglio suddividere la dose d’insulina rapida in due “boli”, da farsi uno prima della pizza e uno un’oretta circa dopo); le patate (e tutto quello che viene fatto con esse) hanno un indice glicemico molto elevato ed entrano in circolo molto rapidamente innalzando parecchio la glicemia; pasti particolarmente ricchi di grassi rallentano l’assorbimento degli zuccheri nell’immediato, alzandone i valori nel lungo termine; tutti gli alimenti cotti al forno hanno una velocità maggiore nell’innalzare la glicemia rispetto ad altri tipi di cottura; i liquidi zuccherati sono rapidissimi nel venire assorbiti (quindi assai indicati per far risalire un’ipoglicemia); più un cibo è integrale (quindi ricco di fibre) minore sarà il suo contenuto di carboidrati (nel calcolo andranno sempre detratti i gr di fibre da quelli dei cho, per intendersi); …. ecc. ecc.
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Scritto da Francesca alle 17:22, in Terapia e affini
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