Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

Archivio della Categoria 'Trapianti'

11 Aprile 2007

Ve ne prego, aiutiamo Giovanni!

No, no, questo piccolo "scricciolino dolcissimo" non è un diabetico (ci mancherebbe anche questa!!!) ma la sua vita è praticamente appesa a un filo… e forse qualcuno di voi che sta leggendo potrebbe essere la persona che stanno cercando.

Giovanni è nato il 24 luglio 2006, apparentemente sano, figlio di Christina M. Poulicakos e Michael A. Gugliemo.

La sua atroce e terribile storia la potete leggere al completo qui, ma intanto sappiate che un’italiano, essendo il padre d’orgine italiana, potrebbe avere il midollo osseo compatibile per un possibile trapianto.

E’ di questo che Giovanni ha davvero bisogno.

A questo sito potete leggere tutta la sua storia, la sua disavventura e anche come stanno andando le cose con il nuovo trapianto di cellule staminali che  gli hanno trasfuso e che pare, FINALMENTE, stia dando ottimi risultati.

Cosa posso aggiungere? Mi viene solo da pensare, nel mio intimo più profondo, che non posso neppure pensare di "lamentarmi" di dover fare alcune somministrazioni d’insulina per poter vivere dinnanzi a quest’immagine. Scusate, mi sto dando la "zappa sui piedi" da sola, con questa affermazione, ma è quella che mi esce dal cuore.

FORZA GIOVANNI… resisti!!!
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28 Ottobre 2006

“Notiziona” di poche ore fa….

Ho appena letto l’ennesimo "scoop" pubblicato in rete e che ci riguarda (noi diabetici) molto da vicino. Come al solito i TITOLONI lo accompagnano, e questo serve ad attirare lettori, è ovvio…

"Roma: primo trapianto con cellule del pancreas anti-rigetto: Primo caso al mondo di trapianto anti-rigetto di cellule pancreatiche, contenute in speciali capsule, in laparoscopia. L’intervento e’ stato eseguito alla II Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I di Roma e rappresenta una svolta che potrebbe, nel prossimo futuro, dare grandi speranze ai malati di diabete. La novita’ sta nel fatto che l’incapsulamento delle insule consente di eseguire il trapianto senza dover usare i farmaci immunosoppressivi per evitare il rigetto." tratto da qui.

ora… alcuni anni fa, era il 2004, la stessa cosa era stata fatta su un altro paziente, con la collaborazione di due ospedali di Roma e di Perugia (qui potete leggere la notizia dell’epoca… e di cui non si è più saputo nulla, a dire la verità!!!), ma oggi, ecco che appare la notizia del PRIMO trapianto al mondo di cellule incapsulate… eseguito dallo stesso ospedale dell’epoca di Roma…

Dopo quanti di questi "esperimenti" non si parlerà più di "primo trapianto al mondo"???
Mannaggia a certi sensazionalismi…. scusate ma a me da molto fastidio!!!!

AGGIORNAMENTO: sul link di Portale Diabete (basta cliccarci sopra) dove se ne parla in modo preciso, approfondito e serio e non certo per fare notizia (!!!) potete leggere la VERA NOVITA’ di questo tipo di trapianto, e non quello che è stato riferito nella notizia!
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30 Giugno 2006

Aggiornamenti sul trapianto di Miami…

Tra poco sarà passato un anno dal famosissimo trapianto eseguito a Miami, in Florida, dal famoso Prof. Camillo Ricordi, dove per la primissima volta si è seguita una procedura per vedere se era possibile eliminare -dopo un certo periodo di tempo- la terapia anti-rigetto, indispensabile fino ad oggi nei trapianti d’organo.

Riporto quanto scritto da Franca Porciani sul “Corriere della Sera” del 25.06.06, e che è stato riportato a questa pagina web.

<< A luglio sarà passato un anno e si valuterà se sia possibile ridurre, o addirittura, interrompere per Antonella la terapia antirigetto. Fece scalpore nel settembre scorso l’annuncio del successo del primo trapianto di cellule pancreatiche (insule) e staminali del midollo osseo di un donatore deceduto in una donna italiana diabetica di 44 anni. L’intervento fu realizzato in Florida da Camillo Ricordi, a capo della divisione trapianti cellulari dell’Università di Miami.

La libertà dall’iniezione di insulina era il primo traguardo di quel trapianto innovativo. Perfettamente raggiunto già nell’autunno scorso. «La signora sta tuttora bene; - ci aggiorna Ricordi, raggiunto a Miami - l’aspettiamo in luglio per valutare se grazie alle staminali del midollo osseo trapiantate sarà possibile ridurre i farmaci immunosoppressivi».
E’ questo il traguardo più ambizioso, libertà dall’insulina e dalla terapia antirigetto, che potrebbe trasformare l’esperimento di Ricordi in una prospettiva concreta di guarigione per molti malati di diabete, ferma restando la disponibilità limitata di organi da donatore.
Lo scopo del trapianto combinato staminali-cellule pancreatiche è infatti quello di ottenere uno stato di chimerismo, di coesistenza pacifica fra il sistema immunitario del donatore e quello del ricevente (Antonella, appunto), tale da permettere una lunga vita al tessuto pancreatico "estraneo". Camillo Ricordi ha appena fatto un altro intervento su un paziente americano e altri ne ha in programma autorizzati dalla Food and Drug Administration, l’ente sanitario di controllo americano.

La strada aperta dallo scienziato italiano che vive e lavora in America da molti anni, è un passo avanti rispetto al trapianto del solo tessuto pancreatico che pure ha dato buoni risultati: sono più di cento gli interventi fatti finora in Canada - Edmonton il centro di riferimento mondiale - America e in Europa con un discreto numero di diabetici che riesce a fare a meno dell’insulina nel primo anno (in un quarto dei casi si rende necessaria una seconda infusione dopo due o tre anni).

Questi malati non sono comunque liberi dalla terapia immunosoppressiva che produce effetti tossici importanti, mentre l’insulina è un trattamento sicuro. Finché non sarà possibile il trapianto di cellule pancreatiche senza la schiavitù della terapia antirigetto, questo trapianto resterà limitato a casi di diabete gravi dove argina (è dimostrato) la comparsa delle complicazioni a carico degli occhi e dei reni. Ma ora c’è la scommessa di Ricordi.>>

Aspettiamo quindi di vedere, cosa ne sarà in futuro di Antonella e, di conseguenza, di molti altri diabetici che sperano in questo nuovo tipo di trapianto. Incrociamo le dita tutti quanti, ok? ;D

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26 Maggio 2006

Primo impianto di cellule staminali contro il diabete 1.

 Ho appena letto e riporto la notizia.

Lo scorso 16 maggio, in Spagna all’ospedale dell’IPS è stato fatto il primo impianto di cellule staminali nel pancreas, aprendo un futuro nuovo a molti diabetici insulino dipendenti.
Ramon Tucci conviveva con il diabete da oltre 20 anni e continuando a cercare una via ad una vita senza aghi nè refrettometri, ha cominciato ad interessarsi alle cellule staminali e ad interpellare i medici nella previsione di sottoporsi ad un esperimento innovamtivo.
Finora in Spagna l’impianto di cellule staminali è stato realizzato solo su pazienti con problemi cardiaci. Le cellule impiantate devono essere estratte dal midollo osseo della persona da curare e il procedimento consiste nella loro infusione nell’arteria che irrora il pancreas. E’ una procedura simile a quella che si effettua su pazienti con problemi cardiovascolari, solo che non s’interviene sulle coronarie, ma sulle arterie che portano il sangue al pancreas. L’obiettivo da perseguire è che le staminali vadano a sostituire le parti del pancreas preposte a fornire insulina. Il dottor Derlis Gonzales, uno dei responsabili dell’intervento, ha spiegato che si tratta di un “metodo sperimentale”, quindi ancora tutto da valutare. In letteratura medica si dà l’80% di possibilità che in questo modo il pancreas possa secernere una maggiore quantità d’insulina.
Metodologia. Cinque giorni prima del trasferimento, s’inizia con isolare le cellule staminali del midollo osseo; in seguito, le cellule vengono estratte ed iniettate nel pancreas con la tecnica del cateterismo. I risultati si conosceranno appena fra tre o sei mesi. Se l’esperimento avesse successo, significherebbe una grande speranza per il 6,5% della popolazione spagnola che soffre di diabete (tratto dal sito Staminali Aduc).
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25 Febbraio 2006

Nuova tecnica di trapianto per le cellule di Langerhans

In Australia, a Sydney, è iniziata una sperimentazione sull’utilizzo delle cellule di Langerhans, per la cura del diabete tipo 1. Sono stati infatti effettuati alcuni trapianti di cellule beta prelevate da cadavere dopo che quest’ultime sono state rinchiuse in piccole capsule perforate (per permettere all’insulina di poter uscire ed entrare nel circolo ematico) costituite da un materiale estratto dalle alghe, per evitarne il rigetto, il tutto senza tarapia anti-rigetto. La prima a sottoporsi alla sperimentazione dei medici dell’ospedale Prince of Wales di Sydney, guidati dal ricercatore Bernie Tuch, è stata la Sig.ra Janice Stewart, proprio la loro infermiera 51enne, insulino dipendente da circa 40 anni, che è tornata al lavoro a sole 24 ore dall’intervento. Altri cinque pazienti saranno le prossime tappe di questa sperimentazione, che richiederà comunque ancora alcuni anni per essere completata. Se il successo verrà confermato, per molti diabetici saranno sufficienti una o due iniezioni nella vita, invece delle diverse iniezioni al giorno. Leggui qui e qui.

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7 Gennaio 2006

IsMeTT: primo trapianto rene-pancreas

Il 14 dicembre 2005 presso l’ormai famosissimo Ismett di Palermo è stato eseguito il primo trapianto simultaneo di rene-pancreas! Una trentaseienne di Agrigento, insulino-dipendente e già in dialisi a causa di una nefropatia, è stata la prima paziente ad essere sottoposta a questo intervento, eseguito per la prima volta presso questo Istituto.
“Al momento attuale la paziente sta benissimo ed entro pochi giorni tornerà a casa” si è premurato di farci sapere il dott. Roberto Verzaro aggiungendo “…diffondiamo la notizia così che anche i pazienti siciliani della zona finalmente non sono obbligati a viaggiare per trapiantarsi. Grazie Roberto”.
E questo è quello che sto facendo!
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11 Dicembre 2005

Chi può fare il trapianto di isole?

Per maggior chiarezza, riporto quanto segue.
Il trapianto di sole isole di Langerhans è indicato unicamente per i pazienti affetti da diabete tipo 1: qui di seguito sono elencati i criteri di inclusione ed esclusione.

Criteri di Inclusione per il Trapianto di Isole di Langerhans

* età > 18 anni

* durata di malattia > 5 anni

* scompenso metabolico ( HbA1c > 8%) persitente anche dopo 6 sei mesi di terapia insulinica intensiva (3/4 somministrazioni/die, microinfusore)

* frequenti episodi di ipoglicemia (DTX < 50)

* ridotta sensibilità all' ipoglicemia con rischio di coma ipoglicemico durante la normale attività quotidiana

* iperglicemia con chetoacidosi condizionante ricoveri ospedalieri per più di 2 volte nell' ultimo anno

* peggioramento rapido di complicanze croniche quali: retinopatia, neuropatia

Tra i criteri sopra elencati l'età del paziente e la durata di malattia sono i primi a essere considerati per una prima valutazione di idoneità. Per quanto riguarda gli altri criteri, ne basta uno solo per essere ammessi alla lista di attesa.

Criteri di Esclusione

* età < 18 anni

* durata di malattia < 5 anni

* peso > 70 kg per le donne e > 75 kg per gli uomini

* pregresse malattie neoplastiche maligne

* recente (> 6 mesi) infarto del miocardio o evento vascolare acuto cerebrale

* epatiti acute o croniche attive

* TBC attiva in trattamento

* Nefropatia diabetica (proteinuria > 300 mg/dL)

* IRC non diabetica (creatinina > 1.5 mg/dL)

* Malattie psichiatriche

* Abuso di alcool o droghe

* Progettazione di gravidanza o gravidanza in corso

* malattie che condizionino l’ uso cronico di steroidi o anticoagulanti

* screening negativo per il virus di Ebstein Barr

tratto da qui.
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1 Dicembre 2005

Ma davvero “DIABETE ADDIO”?

Ieri a molti tg nazionali è stata data (anzi… RI-data!!!) la notizia dell’intervento eseguito a giugno u.s. (di cui si è venuti a sapere solo verso fine settembre) su Antonella, una donna italiana di 44 anni, diabetica insulino-dipentendente da circa 30. L’operazione eseguita a Miami grazie all’equipe guidata dal proff. Camillo Ricordi (l’inventore della metodologia per estrarre le cellule di Langerhans utilizzata al momento in Italia soltanto presso il San Raffaele di Milano, e alla quale avevo pensato di sottopormi circa un anno fa, riuscendo a superare tutti i test e le prove per poter essere ammessa alla sperimentazione) ha portato la paziente all’insulino-indipendeza in una sola ed unica infusione di cellule pancreatiche.

Nel comunicato stampa della DRI di Miami, postato in via ufficiale il 22 settembre ‘05 si legge: “… è la prima volta che abbiamo ottenuto l’insulinoindipendeza dopo una sola infusione di cellule produttrici insulina e due infusioni di cellule staminali (cellule progenitrici ematopoietiche CD34+) purificate dal midollo osseo dello stesso donatore,” spiega Camillo Ricordi, MD, direttore scientifico ed accedemico del DRI. Questa è una variazione della tecnica pioneristica di trapianto di isole del DRI. Oltre alle isole che hanno raccolto dal pancreas del donatore nella struttura di eccellenza di processazione delle cellule, gli scienziati trapiantano anche le cellule staminali midollari dello stesso donatore, nella speranza che possano ottenere l’insulinoindipendenza ed eliminare nel paziente il bisogno di ricorrere agli antirigetto. Dal 1990 quando fu eseguita la prima serie di trapianti di isole, abbiamo concentrato i nostri sforzi sullo sviluppo di strategie che diminuissero ed eventualmente eliminassero il bisogno della terapia permanente con gli antirigetto per i trapiantati. Dobbiamo ancora capire se questo trial specifico ci permettera’ di raggiungere il nostro fine ultimo, ma siamo molto entusiasi di questo successo iniziale,” aggiunge Ricordi. “Diversamente da un trapianto di cuore o di fegato, i riceventi un trapianto di isole non si trovano in una situazione di pericolo di vita imminente, quindi devono valutare con cura la decisione di assumere antirigetto potenzialmente tossici, che permettano alle isole di sopravvivere,” dice Rodolfo Alejandro, M.D., Direttore dei Trapianti di Isole all’Universita’ di Miami, del DRI.

La procedura dello studio comporta il prelievo di piu’ tessuti del donatore. Quando un pancreas diventa disponibile, gli scienziati prelevano contemporaneamente da 10 a 12 vertebre dallo stesso donatore, da cui estrarre le cellule staminali del midollo osseo. L’idea che sta alla base dello studio è quella di creare un “chimerismo”, una condizione in cui le cellule staminali del sistema immunitario del donatore coesistano con le cellule del ricevente, rieducando il sistema immunitario del ricevente a non rigettare le cellule produttrici insusina trapiantate. spiega Norma Sue Kenyon, Ph.D, direttore associato delle Sviluppo e Ricerca del DRI, che controlla periodicamente i pazienti per determinare il loro livello di “chimerismo” e controllare i livelli di risposta immunitaria ai tessuti del donatore (rigetto). Il primo paziente, insulinoindipendente da 3 mesi (oggi da oltre cinque), continuerà ad assumere anti-rigetto per un anno, quando sarà controllato per vedere se si sono sviluppati sufficienti livelli di “chimerismo”, e se la sua terapia antirigetto può essere ridotta ed eventualmente sospesa.”

Tra qualche mese l’esperimento verrà ripetuto in Italia, presso l’ISMETT (Istituto Mediterraneo dei Trapianti) di Palermo, sempre grazie all’equipe del Proff. Ricordi. Già molte persone si sono proposte e sperano di essere scelte per affrontare questa nuova strada.
Vorrei soltanto aggiungere che questo tipo di procedura (che magari nei prossimi 10 o più anni potrà davvero dare grandi risultati) è costosissima oltre che non facile nella sua esecuzione. Sono richiesti laboratori altamente specializzati e attrezzati, con personale altrettanto preparato. Basti ricordare (come già fatto) che in Italia SOLTANTO il San Raffaele di Milano, fino ad oggi, ha eseguito i trapianti di isole, seppure altri centri ne abbiano ricevuta l’autorizzazione dal Ministero..

Non sono certo qui a “togliere” speranza a chi legge, ma soltanto a dire che ci vorrà sicuramente ancora del tempo, prima che il diabete insulino-dipendente diventi un lontano ricordo per noi DB tipo uno! Però si tratta sicuramente di un notevole passo in avanti, vero?? ;-) (more…)

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29 Novembre 2005

Scambio di coppie davvero SPECIALE!

Per la prima volta in Italia (la notizia è stata divulgata qui solo il 19 novembre u.s.), nel reparto di nefrologia dell’ ospedale Cisanello di Pisa, diretto dal professor Franco Mosca, si è eseguito un triplo scambio di donazione del rene. La novità non stà logicamente nel trapianto di tale organo da vivente (cosa che fortunatamente nel nostro paese è oramai una routine e che è regolamentata dalla legge del ‘67 [mio anno di nascita!!!]) ma nel fatto che il rene è stato donato dal partner sano della coppia al partner ammalato di un’altra delle coppie, ed allo stesso tempo ognuna delle tre coppie ha ricevuto un organo compatibile da una coppia diciamo “esterna”. Tale triplice intervento, chiamato in gergo tecnico è sicuramente il primo nel suo genere nel nostro paese e tutto ciò ha generato un certo ottimismo tra gli addetti ai lavori.
Per ora i tre partner riceventi sono ancora sotto osservazione ed in prognosi riservata, ma ovviamente ci auguriamo tutti che le sei persone coinvolte in questo notevole atto di generosità possano tornare quanto prima alla loro vita normale.
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29 Ottobre 2005

Cellule staminali curano un diabetico 1

Da quando nel 1981 sono diventata diabetica, le notizie “bomba” sulla cura per il diabete insulino dipendente sono state infinite, e purtroppo per me, tutte rivelatesi un bluff nella risposta reale alla cura per questa subdola malattia.

Il 4 ottobre scorso (io festeggiavo San Francesco d’Assisi) in Perù si effettuava, per la seconda volta al mondo (il primo era quello svoltosi in Agentina su un paziente NON insulino dipendente, notizia di gennaio 2005), un trapianto di cellule staminali direttamente nel pancreas su un diabetico ID tipo 1. L’intervento cui è stato sottoposto il sottotenente Marton Oliviera, 26 anni, è stato realizzata all’Ospedale Militare insieme con l’Istituto per i trapianti di organi e tessuti delle Forze Armate e della Polizia (ITOT). La procedura si è svolta in anestesia locale ed il paziente è sempre rimasto cosciente, confermando la totale assenza di dolore o altre sensazioni sgradevoli. Dal suo midollo sono stati estratti circa 300 centimetri cubici di sangue, dal quale poi hanno isolato le cellule staminali da impiantare. Così ha spiegato l’evento il dottor Manuel Gonzales Guanilo, vicedirettore dell’ITOT.

Il proff. Camillo Ricordi, considerato il massimo esperto mondiale per la cura del diabete, attuale presidente dell’ISMETT di Palermo, interpellato da una paziente per conoscere il suo pensiero riguardo a “trapianti” analoghi praticati a Kiev, così risponde: “…Io starei alla larga dal gruppo da lei nominato perchè non c’è alcuna indicazione che tali cellule possano recare alcun beneficio a pazienti con Diabete di Tipo 1. Si tratta di gruppi che sfruttano situazioni di disperazione o speranza per “vendere” cure inesistenti, infondate o non confermate da altri. Ciò non toglie nulla all’importanza della ricerca sulle cellule staminali embrionali che deve continuare assolutamente. Putroppo siamo ancora lontani da una terapia, anche sperimentale, che possa essere consigliata a qualsiasi paziente in questo momento…”.

Ecco che quindi, ancora una volta apprendo con gioia questa nuova “vittoria”, ma resto scettica - purtroppo - sulla sua applicazione su larga scala. Quantomeno per il momento. Spero sempre, però, di essere smentita!
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