Col diabete “nello zaino”!
Tempo di viaggi e di partenze!!! Siccome molti (moltissimi) di voi mi stanno chiedendo più o meno la stessa cosa, ossia come comportarsi (essendo affetti da diabete) prima di partire per un bellissimo (e meritato) viaggio, ho deciso di dare una risposta sul blog, facendone un post d’interesse pubblico!
I problemi da affrontare durante una vacanza possono essere ovviamente mille e più, ma questo vale anche per i NON diabetici. Per noi, comunque, le partenze andranno sempre programmate con un certo anticipo, questo per poter predisporre tutto il necessario, indispensabile, prima di affrontare un certo tempo (qualunque esso sia) lontani da casa nostra, dal nostro medico e dal “caro diabetologo”!
Il primo problema sorge ovviamene sulle scorte di medicinali da portare con sè. Vi ricordo innanzitutto che il diabete è una malattia MOLTO diffusa e questo permette, in ogni caso, di viaggiare sempre con una certa tranquillità e certezza di poter trovare, quasi ovunque, l’insulina che adoperate e tutto il necessario per potervela somministrare. Detto questo, che fare? Io solitamente porto sempre con me (dall’Italia) tutto il necessario per il periodo che passerò all’estero. Calcolo le dosi d’insulina (con un certo margine in eccesso, ovviamente) e lo stesso faccio per tutti i presidi utili e necessari al monitoraggio e alla somministrazione (sempre in eccesso… “n’sisammai”). Non ho mai portato più di un reflettometro (ma conosco diabetici che lo fanno sempre di prassi… su questo punto vedete voi).
Per alcuni di voi però questo potrebbe rappresentare un problema, perchè la somministrazione dei vari presidi nella vostra regione avviene solo in farmacia ospedaliera, nonchè in modo programmato. Parlatene sempre con il diabetologo e spiegate la situazione. Nella mia regione è il medico di base a prescrivermi, quando mi presento da lui (normalmente una volta al mese) tutto quello che mi serve, e io vado in una qualsiasi farmacia a ritirare il tutto!
Se poi il nostro viaggio comporta anche delle tratte in aereo, come ben sapete dopo l’ormai fin troppo famoso 11 settembre, i dispositivi anti-terrorismo sono diventati molto rigidi e avere con sè materiali liquido e appuntito (insulina…. aghetti… pungidito…) sembra impossibile. Così ovviamente non è, per noi ID. Il diabetologo vi DEVE rilasciare un documento (possibilmente tradotto in più lingue, ma quantomeno in italiano e inglese) dove si attesta il vostro stato di diabetici insulino-dipendenti e la necessità di avere SEMPRE CON VOI tutto il necessario a poter fare quanto utile a mantenervi in vita (durante il mio ultimo viaggetto, in Brasile, alla partenza da Malpensa verso Parigi, la signorina della Air France mi ha chiesto “A cosa le servono tutti questi preparati?” ed io ho risposto con estrema tranquillità “Per VIVERE?”… anche perchè non avevo ben capito cosa volesse sapere… ma la realtà è davvero quella, poi, non credete??!!)! Questo significa che TUTTA l’insulina che porterete con voi, comprese le striscette per il reflettometro e le scorte di aghi ecc. ecc. DEVONO salire a bordo con voi sull’aereo, e MAI venire rinchiusi in bagaglio (ricordate che volerete molto in alto con temperature esterne assai basse, le stive bagagli possono anche andare a temperature troppo basse per l’insulina, rendendola poi, così, inutilizzabile!!!). Anche perchè se un paio di mutande e delle magliette si possono comprare velocemente ovunque in caso di smarrimento bagaglio, lo stesso non può dirsi per tutto quello che vi serve per mantenere le glicemie a valori normali… o quanto più possibili tali! [Piccola indicazione su come ho fatto io per tutti i voli verso il Brasile?!!? Dopo i primi tentativi mal riusciti sull’avvertire della presenza del diabete nella mia vita, ho deciso di mettere la carta del diabetologo dentro al passaporto e l’ho sempre consegnata al controllo biglietti & C in questo modo, senza dire nulla. Spesso non me l’hanno neppure “calcolata”, ma alcuni la leggono e la rimettono a posto… Nessuno mi ha mai chiesto di vedere cosa sto trasportando nel bagaglio a mano relativamente alla patologia. In caso qualcuno avesse protestato sul fatto che non li avessi avvertiti, avrei sempre potuto dire: “Ma se l’indicazione era nel passaporto in bella vista?”…
]
C’è poi l’inghippo dell’assicurazione sanitaria… Se viaggerete in Europa portate semplicemente con voi la nuova tesserina sanitaria (quella rigida, tipo bancomat) [qui l’elenco dei paesi - in basso - dov’è valida] che sostituisce il vecchio modello E 111 e che vi basterà presentare nella struttura sanitaria, in caso di necessità. Diverso è il caso di viaggi fuori dalla CEE. Per mia esperienza personale posso dirvi che sono pochissime le compagnie assicurative che ci tutelano, essendo noi soggetti ad alto rischio. Se le vostre vacanze sono organizzate da un Tour Operator, solitamente l’assicurazione è compresa ed è per tutto il vostro gruppo. Se invece vi organizzate da soli, dovrete stipulare di vostro conto un’assicurazione che vi copra almeno per eventuali infortuni, che non sono legati alla patologia diabete. Qui la cerchia si restringe. Fatevi aiutare dalla vostra agenzia viaggi di fiducia, sicuramente troveranno la soluzione per voi!
E per il trasporto dell’insulina fuori dal frigo? Esistono borsette termiche (tipo le classiche borse frigo da spiaggia, in tessuto morbido) dalle dimensioni più ridotte e con la possibilità di inserirvi anche un
“ghiaccetto” (… non so come si chiamano ma li vedete nella foto qui a fianco, avete capito, vero, di cosa parlo?!) che vi possono essere molto utili (attenzione solo a non posizionare l’insulina a contatto diretto con il “ghiaccetto”… potrebbe alterarne l’effetto per sempre, rendendola inutilizzabile). Molto, ovviamente, dipende da dove stante andando e dal tipo di vacanza che farete. Io per le “vacanze brevi” (2-3 settimane) ho sempre tenuto l’insulina con me, a temperatura ambiente (ma non sotto il sole cocente, ovviamente!!!). Anche per l’ultimo viaggio (Brasile) ho fatto così! Una mia cara amica che due anni fa ha attraversato non ricordo più quale deserto africano con la jeep, si era procurata un “frighetto portatile” da tenere attaccato con l’attacco dell’accendi-sigari e la cosa le è andata benissimo. Serve sempre fare una precisa valutazione della possibile temperatura nel luogo che si intende visitare, prima di scegliere come comportarsi!
Appena ho un altro po’ di tempo, aggiorno con altri suggerimenti… intanto ditemi cos’altro volete sapere!
Sono rientrata a casa dal
Non è stato facile, tutt’altro! Lunedì scorso ho affrontato il primo dei vari percorsi, quello che era indicato come il più lungo! Ho pensato fosse meglio affrontare subito il peggio, e lasciare per poi la parte "meno" impegnativa (… si fa per dire, visto che "il tutto è assai relativo"!!!). Dal Santuario di Greccio (qui a fianco ne vedete un piccolissimo scorcio), luogo in cui sono arrivata in corriera, sono scesa fino al Santuario di Fonte Colombo, e poi ancora avanti fino a Rieti, ad arrivare al B&B cui facevo base! All’incirca 21 km, forse anche qualcuno in più visto che alcuni pezzi li abbiamo sbagliati, allungando così un pochino il percorso!
Il giovedì, anche se i dolorini vari erano ancora presenti, ho deciso, nonostante le premesse, di affrontare la tappa dal Santuario di Poggio Bustone (lo vedete nell’immagine qui sotto) fino a quello de La Foresta, per poi proseguire fino in quel di Rieti. I km assegnati dovevano essere all’incirca 17, ma per l’ennesimo errore di percorso (in effetti i cartelli [ve ne ho fotografato uno… sono carini, vero?] non erano ovunque ben posizionati… se devo essere del tutto sincera) al compimento del 15 km mi sono ritrovata in una zona che distava circa altri 5 km dal Santuario La Foresta. Mi veniva da piangere! Davvero!
Lì ho mollato! Ho deciso che sarei rientrata a Rieti con una corriera e che il giorno dopo, sarei ripassata dal Santuario. La mia amica, molto brava, invece è proseguita ed è arrivata fino a Rieti, come programmato in teoria.
la prima foto qui a lato è ripresa dalla postazione in cui ci trovavamo e dalla quale era possibile vedere molto bene il primo salto dell’intera cascata. Riuscite a percepire come la portata dell’acqua sia praticamente nulla??? …
mentre nell’altra foto, più sotto, la portata è massima e la cascata mostra il suo splendore totale!!! Uno spettacolo stupendo!!! 
A Milano (Malpensa) ci siamo incontrati tutti ed ho finalmente scoperto (perchè fino a prima non avevo neppure voluto indagare troppo sui "dettagli"….) che il mio gruppo era formato da 7 donne e da un unico uomo. Otto in tutto. Numero perfetto! Da lì abbiamo fatto primo scalo a Parigi (temperatura, +3 gradi) con Air France e poi nuova partenza verso Rio, con la Tam. Ho dormito molto poco durante il volo. Un po’ l’eccitazione di quanto stavo per vivere e un po’ per la posizione alquanto scomoda. Ogni tanto seguivo la nostra traiettoria sul monitor. Abbiamo ballato un po’ (e il comandante ci ha fatto allacciare le cinture di sicurezza) quando ci trovavamo circa all’altezza delle coste africane. Per il resto il volo è stata davvero perfetto. Da Rio, decollo verso Brasilia, ultimo volo, dove sono atterrata verso le 10:00 ora locale (in Italia c’erano 4 ore in più). 
che ogni mattina mi salutavano con il loro allegro: "òla!" pur di riceverne in cambio un biscottino!!! Cosa che inevitabilmente avveniva…. come resistere??
Ad Abadiania, tre volte a settimana, nelle giornate in cui Joao è presente (negli altri giorni gira lui per il Brasile andando ad aiutare le persone che non possono affrontare il viaggio fino alla Casa di Dom Inàcio), ho anche avuto modo di entrare nella corrente energetica delle tante (e sono state davvero moltissime) persone che, come me, credono nelle possibilità che Joao da a tutti noi, "comuni mortali". Nella foto che posto qui, potete vedere la prima stanza in cuisi entra prima di arrivare davanti a joao e dove sono entrata molte volte. E’ indispensabile passare attraverso questa specie di "canale di purificazione" prima di arrivare dinnanzi alle entità, mentre le tante figure che stanno sedute e che vedete sulla destra, sono persone come me (l’ho fatto anche io) che stanno meditatando e che si adoperano per creare il flusso energetico utile e necessario ad aiutare chi entra a migliorare la propria salute fisica, emotiva e spirituale.
Chiudo qui questo mio breve racconto con un grande abbraccio virtuale ed un saluto che vi lancio assieme al mio amichetto qui a fianco, nell’immagine. Nessun racconto e nessun insieme di parole potrà mai davvero rendere visibile ai vostri occhi quello che mi ha dato quest’esprienza, viaggio nell’anima. Neppure io credo si saper come manifestare su carta le mille sensazioni che ho provato e vissuto…
A ottobre 2006 sono "incappata" in un libro che ha attirato la mia attenzione e come al solito ho ceduto alla mia intuitiva curiosità. L’ho letto tutto d’un fiato, come sempre mi accade quando m’imbatto in qualcosa che colpisce la mia mente.


