Troooppo dolce!

Vivere (e mangiare) col diabete addosso

12 Maggio 2007

Verso Abadiania…

Il mio primo volo trans-oceanico!!! Che emozione!!! Ma la paura non era dell’aereo (non mi ha mai fatto paura). La mia vera paura era quella di essere in un luogo sconosciuto, con gente (fino ad allora) sconosciuta, a fare cose sconosciute. Poco, vero??? Tutte quelle incognite erano la vera montagna da scalare. E come faccio sempre, ho deciso, sono partita e l’ho affrontata. Ovviamente dall’inizio, un passo dopo l’altro (questo è l’unico modo che conosco per "scalare le montagne")!

A Milano (Malpensa) ci siamo incontrati tutti ed ho finalmente scoperto (perchè fino a prima non avevo neppure voluto indagare troppo sui "dettagli"….) che il mio gruppo era formato da 7 donne e da un unico uomo. Otto in tutto. Numero perfetto! Da lì abbiamo fatto primo scalo a Parigi (temperatura, +3 gradi) con Air France e poi nuova partenza verso Rio, con la Tam. Ho dormito molto poco durante il volo. Un po’ l’eccitazione di quanto stavo per vivere e un po’ per la posizione alquanto scomoda. Ogni tanto seguivo la nostra traiettoria sul monitor. Abbiamo ballato un po’ (e il comandante ci ha fatto allacciare le cinture di sicurezza) quando ci trovavamo circa all’altezza delle coste africane. Per il resto il volo è stata davvero perfetto. Da Rio, decollo verso Brasilia, ultimo volo, dove sono atterrata verso le 10:00 ora locale (in Italia c’erano 4 ore in più).

Temperatura esterna era sui 30 gradi. Praticamente ESTATE, mentre in realtà là sta per cominciare piuttosto l’inverno! La pousada in cui ho alloggiato ha anche un servizio di "prelievo all’ereoporto" e dopo un’oretta di macchina, finalmente sono arrivata ad Abadiania (si legge Abagiania), giusto  per l’ora di pranzo! Ecco alcune visuali della Pousada Caterinense… quella in alto è l’entrata (foto tratta diretamente dal loro sito), mentre quella sotto, fatta da me, è l’entrata (no, no, quella non sono io… io sto fotografando con il cellulare!!!… si può notare la mia "splendida ombra" sul vialetto nel lato destro… la vedete, vero???)

… e sull’estrema destra, invece, potete amirare la struttura dove mangiavamo.
Frutta e verdura avevano un gusto strepitoso. Tutto ciò che vedevo attorno a me rimandava colori accesi e vivaci: la terra rossa della strada, il cielo blu intenso, i prati verdi tra le case basse, le pousadas stesse, tutte dipinte di milla colori… e il cibo non era sicuramente da meno! Un tripudio di gioia vera, come avrebbe poi spesso ricordato anche Fabio… uno dei miei compagni d’avventura!

Nella pousada, oltre ai tanti altri ospiti simili a me, ovviamente, c’erano anche questi due carinissimi pappagalli (non sono simpatici???) che ogni mattina mi salutavano con il loro allegro: "òla!" pur di riceverne in cambio un biscottino!!! Cosa che inevitabilmente avveniva…. come resistere??

Il colore (artificiale) predominante in quest’ambiente di puro relax (sia fisico sia mentale) era il violetto, come si può notare nelle poche immagini pubblicate. Io amo molto questa tonalità e ritrovala a fare da sfondo a questo mio "ritiro" spiritual-meditativo mi ha riempita di gioia… e poi è così riposante anche solo da guardare!!!

Tutte le mie giornata sono state ricche di mille e più cose da fare. Grazie alla guida che ci accompagnava oltre a poter incontrare il mondo della Casa de Dom Inàcio, e quindi Joao de Deus, ho anche avuto l’opportunità di fare un profondo lavoro su me stessa e su vari  aspetti della mia vita. Non sempre è stato facile… e non sempre avrei voluto affrontare tutto questo, ma sicuramente, le ore spese a scrivere, a pensare, ad agire e a condividere sono state fondamentali nel mio processo di guarigione, come credo in quello di tutti gli altri partecipanti.
Ho sempre avuto la netta sensazione di trovarmi nel posto giusto al momento giusto. Avete presente quando si ritorna dopo un viaggio di moltissimi chilometri e riaprendo la porta si ha quella bella, bellissima sensazione di *CASA*, capite cosa intendo, vero? Ecco, così mi sono sentita fin dal primo momento in cui ho messo piede in questo paesino brasiliano. Ecco perchè è già in programma, nel mio prossimo futuro, di tornare e di starci un periodo più lungo… ma ne parleremo!

Ad Abadiania, tre volte a settimana, nelle giornate in cui Joao è presente (negli altri giorni gira lui per il Brasile andando ad aiutare le persone che non possono affrontare il viaggio fino alla Casa di Dom Inàcio), ho anche avuto modo di entrare nella corrente energetica delle tante (e sono state davvero moltissime) persone che, come me, credono nelle possibilità che Joao da a tutti noi, "comuni mortali". Nella foto che posto qui, potete vedere la prima stanza in cuisi entra prima di arrivare davanti a joao e dove sono entrata molte volte. E’ indispensabile passare attraverso questa specie di "canale di purificazione" prima di arrivare dinnanzi alle entità, mentre le tante figure che stanno sedute e che vedete sulla destra, sono persone come me (l’ho fatto anche io) che stanno meditatando e che si adoperano per creare il flusso energetico utile e necessario ad aiutare chi entra a migliorare la propria salute fisica, emotiva e spirituale.

Non posso (purtroppo) farvi percepire quest’energia, ovviamente, ma mi piacerebbe davvero provaste a sperimentarla: immaginate di trovarvi in un luogo bellissimo, immerso nella natura e di percepire tutte le sensazioni che un simile posto potrebbe trasmettervi. Odori, colori, sapori.. tutti i sensi devono venire coinvolti in questo processo… e ci siamo solo appena appena avvicinati!
Una delle mie prime meditazioni in questo luogo è stata così toccante (per me) che mi sono ritrovata a piangere, ma dalla gioia e per l’immenso amore di cui mi sono sentita circondata e che è presente ovunque, in quel di Abadiania! (per andare ad Abadiania con una guida)

Chiudo qui questo mio breve racconto con un grande abbraccio virtuale ed un saluto che vi lancio assieme al mio amichetto qui a fianco, nell’immagine. Nessun racconto e nessun insieme di parole potrà mai davvero rendere visibile ai vostri occhi quello che mi ha dato quest’esprienza, viaggio nell’anima. Neppure io credo si saper come manifestare su carta le mille sensazioni che ho provato e vissuto…
Ma statene certi, il prossimo anno (quando tornerò là per restarci più tempo di quello che mi sono concessa questa volta), sarà un nuovo capitolo di quella che ho scelto essere come la mia vita!

Ora mi sto preparando alla prossima partenza. Domenica 20 partirò verso Rieti, per fare il Cammino di San Francesco (circa 80 km a piedi)… ma anche di questo vi racconterò poi!  BOM GIA!
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9 Maggio 2007

E se ci “facessimo” con una cremina?

Girovagando in rete ho fatto questa strana scoperta. La ditta Phosphagenics Limited sta studiando e sviluppando… un gel da applicare sulla pelle che rilascia insulina!!!

La ricerca ha dimostrato che una singola applicazione del gel ha trasportato velocemente l’ormone nella circolazione sanguigna senza produrre reazioni avverse, portando ad un abbassamento significativo dei livelli di glucosio!

Serviranno ovviamente ulteriori studi per migliorarne l’efficacia e soprattutto per ridurne il costo, ma intanto si è già visto che il suo utilizzo non causa irritazione alla pelle. Se fosse possibile ridurre ancora e significativamente i livelli del c-peptide, questo gel potrebbe essere molto adatto a diabetici di tipo 2 (la stragrande maggioranza!!!), ai quali darebbe la possibilità di avere una sorta di base provvisoria.

Se vi interessano maggiori info in merito (è in inglese) andate qui!
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30 Aprile 2007

Nuova micro-pompa per il rilascio d’insulina.

Il 19 aprile STMicroelectronics e Debiotech hanno reso pubblica una cooperazione che servirà a produrre una "micro pompa" dalle dimensioni nanometriche (nella foto qui a fianco vedete il "cuore", in quella più sotto le reali dimensioni dell’aghetto da applicare sulla cute con capacità di erogare 3 ml d’insulina; la foto ancora più in basso mostra il "telecomando" che aziona il tutto) e che assicurano essere una vera innovazione!

Si tratta infatti di un sistema d’infusione davvero ridotto che addirittura potrà essere inserito in un certotto "usa e getta" e che quindi permetterà progressi sostanziali nella cura del diabete insulino dipendente, soprattutto nella sua gestione. Oggi come oggi la terapia con microinfusore è sicuramente una delle migliori e soprattutto quella che meglio si avvicina al lavoro naturale del nostro pancreas. Una simile miniaturizzazione (se pensate che un micro di oggi è grande come un cercapersone) e la tecnologia su cui si basa questo "aggeggino" è stata quindi premiata, nel 2006, con lo Swiss Technology Award!
Si presume che questo prodotto sarà disponibile su alcuni mercati selezionati, già dal 2008!

Per leggere tutte le informazioni, andate qui.

Altro aggeggino molto interessante, anche se non proprio dell’ultima ora, è invece una specie di I-Pood (si chiama infatti OmniPod) che fa la funzione di microinfusore e che si può tenere in tasca oppure in borsetta… tanto non esiste catetere che lo unisce all’ago. Infatti, quella specie di "bolla plasticata" che vedete qui sulla destra è proprio l’ago, che è appunto anche dotato di una sorta di serbatoio (il rigonfiamento che si nota, per l’appunto) nel quale è conservata l’insulina, mentre la parte sulla sinistra dello schermo, invia tutti i comandi che indicano all’ago quanta insulina lasciar fuoriuscire sottocute!

Anche questo giocattolino ha enormi vantaggi, come potete facilmete intuire dalle immagini o anche dalla mia scarna descrizione! Per leggerne di più, andate qui!

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27 Aprile 2007

Colori di primavera…

Alcuni giorni or sono ho fatto un giretto in un giardino non troppo distante da dove vivo. Un giardino che ogni anno il suo proprietario apre al pubblico per poterne ammirare lo splendore… cosa ve ne pare? Quelle qua sotto sono "tappeti di azalee" … purtroppo i colori che si vedono NON rendono l’idea di quello che le retine possono percepire LIVE….

e di questa "cascata" meravigliosa di glicine bianca, cosa ne dite? Io l’adoro!!!


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19 Aprile 2007

Il Diabete. Istruzioni per l’Uso.

Non so se questo libro lo conoscete?!

Io l’ho ricevuto in regalo anni fa (credo che al tempo fosse stato appena stampato) dall’allora mio diabetologo "Zio Mario" (che come sempre ringrazio infinitamente) e del quale ho fatto gran tesoro. Ora ho "scoperto" (!!!) che lo stesso libro, che mi è stato assai utile, è anche scaricabile direttamente dalla rete, dal sito www.diabete.it, che ovviamente ringrazio (e ringraziamo tutti quanti) e alla cortesia degli autori (Aldo Maldonato, Donatella Bloise, Emanuele Fraticelli) e dell’editore (Renato Saggiorato).

Andate qui e in formato .PDF (se non avete Acrobat lo potete scaricare gratuitamente da internet, cercatelo con <google>) e suddiviso in cinque parti distinte, potrete avere direttamente a casa vostra questo libro favoloso, scritto  con linguaggio chiaro e semplice (non viene usato il "medichese" tanto per capirsi) in modo completamente gratuito. E’  vero che il libro è del 1995 e forse servirebbe un piccolo aggiornamento con le nuovissime insuline e gli altrettanto nuovi microinfusori+sensori, ma questo non gli toglie il merito di essere uno dei migliori testi a tutt’oggi disponibili, quindi non perdete questa fantastica occasione!
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17 Aprile 2007

La Miracolina addolcisce la vita!?

Io ho un mio pensiero su questa cosa, ma non voglio influenzarvi e quindi non lo faccio e vi riporto semplicemente i fatti!

Giorni fa mi sono ritrovata nella casella di posta una mail dove si faceva riferimento a qualcosa che, come diabetica, ha davvero solleticato il mio interesse.

Vi si parlava di Miracolina, una pianta dell’Africa (Synsepalum Dolcificum) così denominata per il suo particolare "potere d’ingannare" le papille gustative, facendo percepire il gusto acido e quello amaro, come gusto dolce!
Questo "trucchetto" ha permesso ad un imprenditore giapponese di aprire un locale, il "Miracle Fruit" di Tokio, dove tutte le tantissime leccornie prodotte sono ASSOLUTAMENTE senza zucchero e senza alcun dolcificante aggiunto. Insomma, il PARADISO DEL DIABETICO (!!!) e di chi, perchè in sovrappeso, deve costantemente fare attenzione alle calorie! Però guai a voi se assaggiate qualcosa senza prima aver messo in bocca la "bacca magica", perchè allora tutte le cose vi sembreranno immangiabili, tanto sono amare e aspre!

Negli anni ‘70 la FDA ne ha vietato il commercio, ma nessuno ha mai ben capito il motivo, visto che questa bacca non ha assolutamente controindicazioni… che si sia trattato di una scelta "economica di favore" verso l’industria dello zucchero? O forse si voleva lasciare campo aperto al nuovo dolcificante, l’aspartame, che stava per essere immesso sul mercato? Io non ho la risposta, ma è certo che i quesiti che sorgono sono parecchi… non vi pare?

Tratto da Effedieffe, dove vi consiglio di leggere l’intero articolo.
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16 Aprile 2007

Forse nel 2010 l’insulina sarà vegetale!?

I diabetici stanno aumentando a velocità sconvolgente, sia il tipo 2 ma anche il tipo 1. Questo sta ovviamente facendo preoccupare molto tutti i paesi "industrializzati" dove quest’aumento è previsto con picchi spaventosi!
La  conseguenza di tutto ciò sarà un aumento inevitabile dei consumi d’insulina, facendo già peroccupare per il suo futuro approvvigionamento sia in quantità sia per i suoi costi.

Secondo quanto affermato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si presume che nel 2012 la richiesta mondiale sarà di circa 16.000 CHILI (!!!) contro gli attuali 6.000!!!

Ecco allora che dopo vari studi si è arrivati a pensare e a produrre insulina dai semi di una pianta, il cartamo, conosciuto anche come "falso zafferano" (lo vedete nella foto), geneticamente modificata. Entro i prossimi anni l’azienda canadese Sembyosis conta di immetterla sul mercato. Al momento attuale è in attesa di superare i trial clinici, previsti per fine anno.

Altro "scalino" sarà quello di superare la diffidenza dei possibili consumatori, soprattutto di quelli che non hanno grande fiducia nelle biotecnologie, oltre che il pensiero delle associazioni ambientalistiche che prevedono una contaminazione della sicurezza su tutta la catena alimentare. Vedremo in futuro!

Tratto dal sito di Molecularlab.
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14 Aprile 2007

Buone nuove dal Brasile.

Magari l’avete già letta e ovviamente ne siete entusiasti. Però a qualcuno può essere sfuggita, ed allora ecco qui l’ultima notizia interessante che ho appreso e che sicuramente piacerà a noi diabetici insulino-dipendenti.

Tratta dal sito della ADUC (dove, cliccando, potete leggere il testo completo):

Sono arrivati i primi risultati preliminari, pubblicati sul "Jama", dello studio condotto da Julia C.Voltarelli assieme ai suoi colleghi dell’Università di San Paolo a Riberiao Preto, Brasile.

Sembra che il trapianto di cellule staminali emotapoietiche, prelevate dagli stessi pazienti diabetici di tipo 1, sia in grado di preservare la funzionalità delle beta-cellule (quelle appunto addette a produrre l’insulina e che nel tipo 1 vengono distrutte dal corpo stesso). 15 pazienti appena diagnosticati di diabete tipo 1, sono stati sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, ottenute dal loro stesso sangue e dopo opportuno trattamento. I risultati ottenuti a 36 mesi sono stati buoni: "Grazie all’effetto immunosoppressivo del trapianto autologo di staminali ematopoietiche -spiegano gli scienziati- il 93% dei diabetici di tipo 1 trattati è rimasto in una condizione di  insulino - indipendenza per un certo periodo di tempo".

Ovviamente si tratta di un "piccolo trial" e serviranno nuove sperimentazioni su un numero più alto di pazienti, precisano i ricercatori, però si tratta di un nuovo importante passo avanti.
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13 Aprile 2007

Com’è che sono partita per il Brasile?

Da dove mi è arrivata l’ispirazione?

Ma… da un libro, ovviamente!!! ;D

A ottobre 2006 sono "incappata" in un libro che ha attirato la mia attenzione e come al solito ho ceduto alla mia intuitiva curiosità. L’ho letto tutto d’un fiato, come sempre mi accade quando m’imbatto in qualcosa che colpisce la mia mente.
Sicuramente quanto vi è scritto non è facile da accettare nè da "digerire" per certi concetti che vi vengono esposti. Io non ve lo consiglio affatto, ma se vorrete leggerlo (e questa sarà solo una vostra libera scelta), fatelo con cuore aperto e soprattutto con lo stesso atteggiamento che ci ho messo io e che in qualche modo viene "riassunto" in quella stupenda poesia che scrisse Pablo Neruda…

Lentamente…

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Da QUI è quindi iniziata l’avventura che mi ha portata addirittura in Brasile. Un viaggio che mi ha fatta giungere molto lontano in termini di chilometri, ma che mi ha fatto approdare al punto più vicino che ho da sempre avuto, ossia il mio cuore.
Questa piccola premessa era indispensabile per cerca di capire davvero il racconto che seguirà della mia storia ad Abadiania.

Namastè.
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12 Aprile 2007

Bambini diabetici a scuola…

Dopo l’autorizzazione che mi è stata data direttamente dall’autrice di questa lettera (grazie Mariangela!!!), vi riporto quanto sta accadendo ora come ora in una delle tante "isole" - e non mi riferisco solo al termine in sè e per sè, guardate qui - italiane, la Sardegna, che per di più ha il triste primato di avere, assieme alla Finaldia, un tasso medio di diabetici insulino-dipendenti MOLTOOOO al di là della media classica di tutti gli altri luoghi!

La scuola delle belle parole ma dei brutti fatti, almeno per i bambini diabetici (da PORTALE DIABETE).
Le nostre scuole, a partire da quelle dell’infanzia, sono piene di programmazioni, programmi e progetti. I registri sono stracolmi di belle parole: la “centralità” del bambino anzitutto, soggetto di diritti, quelli inalienabili della Costituzione, delle dichiarazioni e convenzioni internazionali.” Il suo sviluppo deve essere integrale e armonico implicando, pertanto, il riconoscimento di esigenze anche di ordine materiale ( art. 4 della Costituzione) alle quali rispondono (o meglio dovrebbero rispondere) la costante attenzione e disponibilità dell’adulto, la stabilità e la positività delle relazioni umane, la flessibilità e l’adattabilità a nuove situazioni Queste le direttive ministeriali ma la realtà evidentemente è ben diversa.

Le cronache mettono in risalto molte situazioni di disagio ma molte di più rimangono nell’ombra. Si cerca di mediare, si ha la paura di rendere il bambino, già vittima di una brutta situazione, ancora più bersaglio di soprusi ed ingiustizie.

Capita nella nostra Sardegna, la denuncia viene raccolta da Michele Calvisi, presidente regionale dell’ ADMS ONLUS che racconta il caso di una bambina diabetica a cui vengono negate le principali attenzioni senza le quali si mette a rischio la sua stessa vita.

Com’è noto bambini affetti da diabete tipo 1 necessitano, oltre alle iniezioni di insulina prima dei pasti ( a cui generalmente provvedono i genitori), di controlli per verificare il livello degli zuccheri nel sangue. Questi controlli avvengono tramite un apparecchietto detto glucometro, di facilità d’uso estrema al punto che gli stessi bambini intorno ai 5 – 6 anni imparano ad usare. Questo semplice controllo è indispensabile sia per regolare pasti e insuline, ma anche e soprattutto per evitare pericolose ipoglicemie. Nel caso in cui si notino nel bambino segni di stanchezza si fa un controllo ( occorrono 5 secondi) e se il valore che appare è al di sotto di una certa cifra, non si farà altro che far mangiare o bere al bambino qualcosa di dolce ( scusatemi per queste precisazioni inutili per la maggior parte dei lettori, ma penso a chi potrebbe leggere magari per curiosità, senza conoscere bene la malattia) Questo è quanto si chiede ad un’insegnante, oltre alla buona volontà e umanità che si presuppone abbia e a quella di non rendere una strada già accidentata ancora più tortuosa.

Nella scuola in questione, la mamma aveva segnalato già al momento dell’iscrizione la patologia del bambino ed aveva provveduto, in collaborazione al diabetologo a fornire ai docenti certificati medici e istruzioni ben dettagliate onde metterle in condizioni di affrontare eventuali emergenze.

Ma le insegnanti, su indicazione del dirigente ed in ottemperanza ad un decreto del novembre 2005 firmato dall’allora ministro e che conferma la legge 626 del 1994, si rifiutano di eseguire i necessari controlli alla bambina perché “la responsabilità è troppa, ci sono molti rischi, non siamo tutelate, non c’e a scuola un luogo adatto per eseguire il controllo e soprattutto le maestre non hanno la competenza per svolgere questo compito” vietando anche l’assunzione di zuccheri alla bambina in caso di presunta ipoglicemia. A nulla è valsa la circolare informativa diffusa in tutte le scuole, in questo mese di marzo, ad opera della Direzione generale dell’ufficio scolastico regionale per la Sardegna guidato da Armando Pietrella “al fine di predisporre i necessari interventi finalizzati a garantire il diritto alla regolare fruizione del servizio scolastico anche agli studenti in tale situazione di disagio”. La situazione a tutt’ oggi non è affatto cambiata .L’ADMS evidenzia anche la grande sensibilità che l’’assessore alla sanità della regione Sardegna Nerina Dirindin sta dimostrando nei confronti delle persone affette da tale patologia "una partecipazione che non ha precedenti. Stiamo cercando di risolvere la situazione interna agli istituti scolastici e stiamo lavorando perché l’applicazione della direttiva ministeriale sia più chiara e semplice possibile”.

E’ così che questa creatura, e non è la sola a vivere di queste situazioni, si ritrova ad affrontare crisi ipoglicemiche, nelle quali è capitato che arrivasse anche alla perdita dei sensi in attesa che arrivasse la mamma a farle semplicemente bere un po’ di acqua zuccherata.

Questa è la nostra scuola, con debiti distinguo, in cui nessuno si assume delle responsabilità, in cui non si sa di chi sarà la responsabilità di un bambino se la crisi ipoglicemica dovesse degenerare, dove i responsabili del pronto soccorso, presenti in tutte le scuole per legge, almeno sulla carta, dovrebbero saper fare un massaggio cardiaco, bloccare un’emorragia, far fronte a incidenti di soffocamento e chissà cos’altro ( eventualità peraltro fortunatamente abbastanza rare) ma non è previsto debbano aiutare un bambino diabetico in difficoltà, situazione molto frequente purtroppo nella nostra isola che detiene, il primato mondiale su questa patologia.

 Un cordiale saluto Mariangela Cadau

ADMS ONLUS
Via Elio de Cupis 24 - 07100 Sassari
TEL 0039 079 395800
CELL 0039 335 7167777
E-MAIL: ADMS.ONLUS@TISCALI.IT
SITO: 
WWW.ADMSONLUS.ORG
C/C postale 13603071
C.F. 92057570902                 

Cos’altro dovrei aggiungere? :(

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